[DELLA GIOVINE ITALIA]

Les jeunes gens de vingt à trente-cinq ans ont grandi dans la révolution..... Eux seuls sont notre espérance[28].

Victor Cousin.

Le parole di Cousin, poste in fronte all'articolo, racchiudevano, parmi, un alto senso politico, e compendiavano in certo modo la scienza del moto sociale nel secolo XIX. Egli le proferiva parlando allo Zschokke, e Zschokke, canuto, ma d'anima giovine e repubblicana, le raccoglieva con amore, e le registrava in fronte a un suo libro, intravvedendovi una profezia di vittoria e di civiltà.

Quando Cousin parlava quelle parole, la Francia era schiava a un dipresso, com'oggi noi siamo. I miracoli repubblicani tornati in nulla, le corruttele [pg!4] de' governi nulli, intermedi fra la Convenzione e Bonaparte, le servilità dell'Impero, che trasparivano attraverso il manto di gloria steso dal genio dell'uomo del destino, poi la tirannide del ristoramento, le brighe sacerdotali e gesuitiche, le delusioni e la cortigianeria prevalente avevano diffuso un sonno sulle menti degli uomini dell'89, una pace stanca, un silenzio di rovina, che vietava ogni speranza di meglio. Le forze della generazione nata fra i due secoli XVIII e XIX, s'erano consumate nei quaranta anni di guerra ostinata e di sagrifici, spesi a ricadere nel fango d'onde avea voluto levarsi. Gli uomini che aveano veduto il primo e l'ultimo giorno d'una rivoluzione destinata a mutare le sorti europee, disperavano del progresso. Tante credenze s'erano accumulate in quello spazio di tempo, e tante volte la prepotenza de' fatti le avea soffocate, che gli animi erano giunti a rinnegare ogni fede, e gl'intelletti giacevano sconfortati, avviliti, sfiduciati dell'avvenire. Le teoriche filosofiche, perduta ogni attività d'esame, ogni eccitamento di contrasto, dormivano nel materialismo del secolo XVIII, e confinavano l'uomo nell'esercizio delle facoltà individuali. Letteratura non v'era, tranne nelle accademie, vendute al potere, qualunque si fosse, e inerti per natura d'ogni collegio privilegiato. Era quel momento di riposo, che segna l'ultimo moto d'una razza la cui missione è compiuta, e il primo d'un'altra che raccoglie le proprie forze a incominciare lo sviluppo di quella, che ogni nuovo secolo affida a' suoi figli.

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Il secolo XIX sentiva la propria missione. I fatti accumulati dal secolo passato erano troppi, perché le conseguenze potessero cancellarsi con un trattato. L'elemento giovane fermentava tacitamente. Troppo debole ancora per combattere a visiera levata la tirannide politica, ne' suoi dominii, s'agitava intorno al vecchio edificio sociale novamente puntellato, avvezzandosi a guardarlo, a misurarlo senza paura e venerazione, studiandone il lato piú fragile, logorandolo, poiché al centro non poteva, per ogni dove all'intorno. Mancava la unione, mancava la concordia in alcuni principii fondamentali allo sviluppo dei quali si concentrassero gli sforzi individuali; mancava un simbolo alla religione che cominciava a farsi via tra le rovine d'un culto perduto, che i re tentavano rinvigorire col terrore delle baionette; ma lo studio, non foss'altro, che gl'ingegni nati col secolo ponevano nelle diverse molle sociali, la tendenza che spingeva le menti alle scienze storico-filosofiche, l'affetto che viveva nelle grandi memorie, protestavano contro agli inetti, che negavano il progresso o s'attentavano d'arrestarlo. Allora sorsero alcuni uomini, potenti d'intelletto e di dottrina, che avevano desunta dalle pagine di Vico e d'altri la teorica d'un perfezionamento progressivo indefinito, e si consecrarono apostoli del rinnovamento morale. Rinnegarono l'autorità, rinnegarono quanto d'esclusivo si racchiudeva nei mille sistemi, creazione e pascolo dello spirito umano. Guardarono con occhio d'aquila le linee storiche del passato, risuscitarono la idea spirituale, [pg!6] eressero un altare alla civiltà nel santuario della coscienza, e chiamarono la giovine Francia a sagrificare su quell'altare salutandola speranza della patria, potente, rigeneratrice. La giovine Francia rispose a quel grido: La giovine Francia ardita, impaziente, fiduciosa, e spronata dall'entusiasmo, non aveva raccolto del passato che i sommi principii, risultati de' fatti, senza aver subíta l'iniziazione spesso funesta dei fatti stessi, e si slanciò dietro a quella bandiera. Tentò quante vie s'affacciavano: assunse a tempo quante forme si offrivano interpreti del pensiero generoso. Fu romantica, ecclettica, protestante. Si arrestò, appassionandosi, intorno al medio evo, sulle teoriche trascendentali, nelle incertezze del misticismo. Ma sempre, attraverso tutte le fasi, sotto le varie gradazioni che avviavano l'intelletto alla verità, nelle lettere, nell'arti, nella filosofia, traspariva la coscienza d'una forza indipendente da' vincoli materiali, traspariva lo spirito di libertà, solo eterno, solo onnipotente a mutare in meglio le condizioni civili; ma dietro a quella gioventú desiosa, insisteva una voce che gridava: innanzi! innanzi! — Protestantismo, Romanticismo, Ecclettismo erano tendenze di transizione: preludi nei quali l'intelletto sviluppava, esercitava le proprie forze prima d'intraprendere dirittamente la via del rinnovamento. Bensí, quei primi, che il caso avea cacciati a condottieri di tanta impresa[29], avevano forze ineguali all'ufficio. [pg!7] Piú eloquenti che logici, piú vasti che profondi nelle loro osservazioni, piú ambiziosi forse che caldi veramente della fiamma santa che crea il genio protettore delle razze umane, avevano intravveduto un istante la missione del secolo, e s'erano smarriti davanti alla sua grandezza. Come Pietro Eremita, avevano sollevato lo stendardo d'una Crociata senza ammetterne, senza intenderne le inevitabili conseguenze. Tentennavano fra diversi sistemi, malcontenti di tutti, non rifiutandone alcuno, senz'ardire per distruggerli, senza fede o potenza per crearne un nuovo. Rivelati alcuni principii, procedevano paurosi nelle applicazioni, titubavano nello sviluppo delle proposizioni che avevano prefisso a' loro libri, a' loro insegnamenti, a' loro giornali. Volevano insomma rovinare il passato, ma senza creare l'avvenire, senza accettare l'eredità de' padri, senza sacrificarsi per essa.

Ma la eredità de' padri era tale, e santa di tanta solennità di sventura, che i figli non potevano rinunziarvi per amor de' maestri. Per venti anni d'eroismo, e di sagrificio non v'è fiume d'oblio, e la gioventú ridestata una volta, trascorse altre ai confini che le segnavano. I padri avevano predicata una fede, i padri l'avevano suggellata col sangue; ma, come il secondo Gracco, avevano cacciata una stilla di quel sangue verso il Cielo, sclamando: frutti il vendicatore! — Quel sangue ardeva nelle vene dei figli, e la fede dei padri s'affacciava ad essi raggiante, pura, piú cara, perché incoronata della palma del martirio, [pg!8] bella di speranze, o d'un'eterna promessa. La rivoluzione dell'89 aveva mostrato in compendio tutta la carriera di riforma che dovea corrersi. Una generazione l'aveva divorata coll'ansia di chi scopre una nuova terra, a balzi, a slanci, senza arrestarsi. I primi intraprenditori delle rivoluzioni sono vittime consecrate, e si muoiono; ma i principii non muoiono, e le generazioni che tengono dietro s'assumono d'educarli, di svolgerli, di trarre da' primi contorni un quadro immortale, di ricorrere piú lentamente, ma piú stabilmente la via che i primi hanno segnata. La grande rivoluzione sociale, della quale la rivoluzione francese aveva dato il programma, incominciava appena, quand'altri s'illudeva d'averla spenta. E la gioventú, fatta accorta della propria potenza, accettò la missione: si strinse, si raggruppò, stette attenta, vegliando il momento che dovea sorgere nello spazio. Il momento sorse, la gioventú lo afferrò. Il cannone dell'Hôtel de Ville tuonò la chiamata. La gioventú si levò come un sol uomo: la gioventú vinse. Cortigiani, baionette, trono, tutto rovinò davanti all'impeto d'un principio. Il sole del 27 aveva diffusa la luce sopra ogni cosa: il sole del 29 non salutò che una bandiera: — la bandiera del secolo. Gli uomini, che alcuni anni addietro avevano comunicato l'impulso senz'antivederne gli effetti, s'erano ritratti atterriti; poi, quando la gioventú riposò dalla sua creazione, si cacciarono addosso al cadavere d'una monarchia, usurparono la gloria d'averla morta, e giudicarono l'ossa de' sette mila essere convenevole base al [pg!9] sistema ch'essi avevano predicato utilmente, viva e prepotente la tirannide. Ora, parlano tuttavia di progresso, — e vorrebbero che s'arrestasse dove essi s'arrestano: magnificano le glorie del Luglio, — e vorrebbero che una nazione non si fosse levata se non a mutare un nome nella sua storia: protestano del loro amore alla libertà, — e l'hanno rivestita d'un manto d'infamia, — l'hanno cacciata ludibrio a' re, sospetto mortale ai popoli. Due secoli, il XVIII, e XIX, li rinnegano: come que' codardi che Dante pone alle porte del suo Inferno, si stanno tra l'infamia e l'oblio: l'oblio per la loro eloquenza che prima eccitava i giovani, oggi s'è prostituita al potere: — per la loro letteratura, campo di prova agli ingegni, ove essi vorrebbero confinare per sempre l'anelito al moto perenne, che affatica lo spirito umano; — pel loro ecclettismo, sistema di transizione, che intendono perpetuare: la infamia per la gretta e fredda politica individuale, alla quale hanno sacrificate le grandi speranze sociali suscitate per essi — pel sangue de' popoli che hanno pattuito coi re a mendicare una pace che non otterranno — pel loro trovato del giusto medio, ecclettismo politico, senza passato, senz'avvenire, senza logica, senza sviluppo, sistema paralitico, che non s'attenta rifiutare i principii rigeneratori, ma s'industria a strozzarli in fasce. E sia cosí, poi che vogliono! — il secolo li aveva circondati dell'affetto giovenile e di plauso: poi tentarono sostituirsi al secolo, e il secolo li affogherà. — Chi può cacciare un principio, e voler che non frutti? — Chi [pg!10] può dar moto all'intelletto, e gridargli: arrestati dov'io m'arresto?

In Italia, siccome in Francia, la tirannide, tanto piú esosa quanto piú impudente, produsse il suo effetto di reazione, e l'anime inferocirono nell'odio, crebbero smaniose d'indipendenza. — In Italia, prima che in Francia, gl'ingegni intolleranti di freno versarono nella scienza la idea di progresso che non potevano applicare agli ordini civili, e levarono il grido di libertà del pensiero nel campo delle lettere[30]. — In Italia, siccome in Francia, gli uomini che cacciarono i primi semi di libertà furono oltrepassati da chi venne dopo, però che la sventura è maestra piú potente d'ogni teorica, e ogni anno, ogni evento, ogni tentativo fecondò la Italia di nuova rabbia, di sangue e di insegnamenti. Ed oggi, gli uni contendono per la eccellenza dei metodi che predominarono soli, e fruttarono negli anni addietro: gli altri, cresciuti col secolo, predicano la parola del secolo, e si assumono di esserne interpreti. Bensí la differenza sta in questo, che in Francia, gli uomini ch'or vorrebbero arrestare il moto, addotrinarono la crescente generazione, e i loro sforzi furono talvolta coronati dalla vittoria: in Italia, le circostanze, avverse sempre e prepotentemente fin'ora, [pg!11] vietarono a ogni uomo di convalidare il proprio sistema coll'autorità del trionfo, e gl'Italiani non raccolsero ammaestramento a fare che dai rovesci, e da quel tanto di sviluppo che i fatti continui impongono all'intelletto. — Però, ogni questione s'agita fra due opinioni, nessuna delle quali ha generato finora risultati positivi. Noi siamo schiavi: per quali mezzi si riacquista da schiavi la libertà? — e stabile? — ed efficace? Quali principii hanno a reggere i tentativi? — Gli antichi, recentemente praticati, fallirono. Fu legge di cose, necessità di tempi, o vizio inerente al sistema, che, mutati gli elementi, dovea mutarsi? Forse fu la prima cagione; non pare a ogni modo che a favorir quei sistemi giovi il mal esito. La tendenza del secolo ne predica altri; e le tendenze non nascono a caso, non prevalgono per capriccio di pochi: emergono da' bisogni, trionfano col voto dei piú.

A noi, dovendo spesso nelle pagine della Giovine Italia, occorrere di combattere il sistema che i casi — e non le nostre parole, — dimostrano ogni dí piú sistema vecchio e impotente a rigenerare una nazione caduta in fondo, corre obbligo, corre necessità di spiegarci una volta per tutte sulle nostre intenzioni a riguardo d'un partito politico, che rappresenta cotesto sistema, e che pur numera — forse a torto — ne' suoi ranghi molti uomini puri, incorrotti e deliberati nemici d'ogni tirannide, a' quali la Italia, comunque spinta dalla forza delle cose per altre vie, serberà gran tempo venerazione e affetto di gratitudine. Le denominazioni [pg!12] di Giovine Italia e d'uomini del passato increscono a primo tratto a que' molti che non s'addentrano nelle cose. La mediocrità è sospettosa, e intravvede offese per ogni dove. Gli uomini che invecchiarono in un sistema d'idee, che hanno combattuto e sofferto per esso, mutano difficilmente. La educazione politica non si rifà, se non ne' pochissimi creati a camminare fino alle esequie cogli anni, immedesimati col moto progressivo della civiltà; e l'affetto che si genera dall'abitudine è potente quant'altro mai. D'altra parte la gioventú, fervida, impaziente s'affaccia briosa alla vita dell'avvenire, si sente fremere dentro potente il concetto d'emancipazione, e rompe guerra al passato: nol guarda, o se il fa, guarda dispettosa, o sprezzando. Quindi l'ire aspreggiate dalla sventura: quindi le accuse reciproche, e ciò che spesso è colpa di fati, attribuito all'una o all'altra opinione. Da siffatte guerre non esce che danno alla patria. E però vogliamo interpretare que' termini, che potrebbero prestare alimento a gare funeste: vogliamo snudare tutta intera l'anima nostra, perch'altri non vi sospetti un pensiero che ogni Italiano rifiuta. È duro dover discendere a spiegazione di ciò che tutti dovrebbero intendere: è duro l'esser tratto a scolparsi di tacce che tra noi nessuno avrebbe sognato. Bensí, la unione[31] anzi tutto — e v'hanno tali materie, nelle quali giova rimovere anche il nudo sospetto.

Noi lo dichiariamo solennemente: — Per Giovine Italia [pg!13] noi non intendiamo che un sistema, voluto dal secolo: quando noi combattiamo, la vecchia, noi non intendiamo combattere che un sistema, rifiutato dal secolo.