Voi dovete intendere ciò che io non poteva pubblicar prima. Dato il moto lombardo, la zona d'occupazione, che si stende da Bologna in su, è perduta per gli austriaci coll'insurrezione della città, che è primo punto di concentramento alla linea. I distaccamenti avventurati nelle Romagne sono perduti. E il concentramento delle forze, che sono in Toscana e più in su, è impossibile pure. Noi non abbiamo che ad essere padroni della Lunigiana; e lo eravamo e lo saremo qualunque volta l'insurrezione lombarda sarà un fatto accertato. Rimangono le forze attualmente in Lombardia, rotte dall'insurrezione minate dagli ungheresi, ai quali terrebbero dietro altri elementi. Date moto all'insurrezione al nord: in Como, Lecco, Bergamo, Brescia, Valtellina: abbiate una sorpresa che tronchi le comunicazioni del quadrilatero col lago, col Tirolo; accentrate queste forze dell'insurrezione delle parti che ho nominate nel Tirolo italiano: date la mano con quest'operazione al Friuli e al Cadore, fremente d'agire, e ditemi dov'è la guerra dell'Austria. L'Austria in Italia dev'essere girata, tagliata dalla sua base nei primi dieci giorni dell'insurrezione.
E mentre il governo dell'insurrezione farebbe questo—e verificherebbe facilmente pensieri che io maturo da anni: mentre l'insurrezione della parte superiore dello stato romano si rovescerebbe, non curando altro, su Napoli, gli ungaresi rivoltati, disertati, ordinati sotto Kossuth e Klapka—il povero Klapka era meco febbricitante di speranza tutta la giornata del 6—darebbero il segnale al loro paese e con un'operazione ardita, ma verificabile, svierebbero la guerra da noi.
Emilio, io concedo a voi tutti di discutere l'insurrezione. E perchè quella è impresa seria e base d'ogni altra, io ho voluto provarvi che il popolo, se chiamato da voi, è pronto a fare. Ho voluto suggerirvi il come si possa, per sorpresa, scemare i sacrificî e impossessarsi di materiale. Voi sapete che queste sorprese sono possibili e possono, occorrendo, prepararsene altre diverse. Ma non concedo a voi, non concedo ai vostri amici, parecchi dei quali sono militari, di dirmi: «Noi non potremo vincere la guerra.»—Non v'è—lasciate che ve lo dica—che un'assoluta inferiorità di intelletto che possa ispirare negazione siffatta—o la paura dell'egoismo.—
Perchè la Lombardia e non un'altra parte d'Italia? E debbo sentire questa parola da voi; da lombardi? Ho accennato le ragioni nell'opuscolo che avete. Ma se io fossi lombardo non vorrei averle richieste. Per dio! avete il nemico d'Italia in casa, e vorreste che Napoli agisse? Potete annientare il nemico d'Italia in un subito e chiedete perchè lo fareste? Roma andrà altera di dovere per benefizio del mondo rovesciare la rappresentanza dell'autorità spirituale usurpata; non dovrebbe la Lombardia andare altera di poter vibrare un colpo mortale all'autorità temporale? Siete diventati proudhoniani di tanto che una pagina storica—non parlo del dovere—non possa più scuotervi a meritarla?
L'insurrezione di qualunque altra parte d'Italia che precedesse quella di Lombardia, la renderebbe, o impossibile, o assai meno decisiva: ma se anche ciò non fosse, io vi direi sempre:—«l'Austria è tra voi, a voi tocca l'onore dell'iniziativa.»—
Oh sventura a voi, che intendete, ma non sentite più le cose ch'io vi dico! Sventura a noi tutti che dobbiamo trovare negli uomini del marzo la freddezza, il piccolo machiavellismo dei corrotti di Francia! Oh, i miei sogni perduti, Emilio! E mi sentiva così santamente orgoglioso in quei giorni, quand'io poteva ripetere a me e agli stranieri:—«Hanno imparato la loro forza; l'Italia è rinata!»—
D'allora in poi io non v'intendo più: cadrei scettico e disperato pensando alla pazienza sovrumana da voi sostituita alla fiamma di patria che avevate comune con me. E credo oramai che non amiate più, che fosse in voi tutti bollore di sangue giovanile, di riazione, di ambizione, di gloria, non adorazione dell'idea, non culto d'Italia. Avete veduto scannare gli amici vostri più cari: avete veduto impiccare, fucilare a dozzine: avete veduto bastonare uomini e donne in Milano; avete esuli vostri a migliaja, avete veduto cose che solleverebbero iloti e negri. E tuttavia non avete smarrito il sangue freddo un istante; non vi siete, se credevate alla vostra impotenza, travolti nella demenza o nel suicidio! No, voi leggete, discutete—mentre i croati bastonano—punti di sistemi stranieri; passeggiate tranquillamente. Amate! sì ma badate a istillare prudenza e tiepidezza d'affetto patrio nel cuore della donna che amate: il croato punisce col bastone le imprudenze femminili!
Io ho la morte nel cuore, Emilio, scrivendovi. Le codardie, le bassezze, il gelo che m'è toccato vedere e palpare in questi ultimi mesi hanno superato quello ch'io, nei momenti più neri, poteva idearmi. Uomini, come... disdirmi l'amicizia, perchè io diceva—«verifichiamo se il popolo vuole agire,»—uomini come... farsi denunziatore dei miei amici: uomini, come Maestri, scrivermi che bisognava far libri: uomini come Manin e Montanelli, rallegrarsi della disfatta perchè ucciderebbe la mia influenza: uomini, come voi, rimanervi freddi, assiderati, immobili di mezzo al fremito del popolo vostro, e vagheggiare l'iniziativa francese! E, devo pur dirlo, gelosiucce meschine, vanità meschinissime, diffidenze colpevoli, a rodere, di mezzo a voi, il mio nome, che non è se non una bandiera caduta, domani, la mia influenza che, prima della lotta, avreste dovuto usare come un mezzo di forza, le mie idee che non sono se non quelle predicate un tempo da tutti voi. E che temevate da me? Io non ho che la febbre d'Italia, l'amore d'Italia, l'ingegno d'Italia. Io vi portava un vincolo di simpatie straniere, un vincolo con importanti elementi, un po' di fascino esercitato sui giovani d'azione. Non potevate giovarvene, e spegnermi, annientarmi il dì dopo? Non avreste avuto un rimprovero da me, com'è vero ch'io esisto! Ho il tarlo nel cuore; non posso più gioire, e la vita mi pesa dacchè io non stimo più i meglio educati fra gli uomini del mio paese. E in Italia io non ho più che sepolture. E all'estero non ho più core di parlare dei nostri patimenti: le ciglia s'inarcano e mi sento dire: «Come fate a sopportar tanto? il popolo è visibilmente con voi: ajutatevi dunque, o soffrite muti.»
Voi avete la salute del paese in pugno: se un giorno mai v'accorgeste della triste parte che fate in Europa, e volete far opera degna, pensate a me; a quel tanto d'ajuto ch'io posso portarvi; ditemi:—«Siate con noi il tal giorno»—io vi sarò. Se persistete nella vergognosa apatia, Dio vi perdoni, io non lo posso. Ma non v'irriterò più con lettere, dirò il vero agli ignoti. Addio.
G. Mazzini.