Ci vien detto: Voi siete sognatori: a che montano per noi tutte le vostre discussioni di principî, che non possono se non maturare lentamente e che non potete rivolgere se non ad una piccola minoranza d'intelletti? A noi bisognano fatti, e fatti soltanto, in questo momento. Scendete dall'alta sfera nella quale non siamo disposti a seguirvi, e venite sul terreno delle applicazioni; lasciate le generalità; venite ai particolari. Parlate di ciò che si vede, che colpisce i sensi; affrontate la questione degli interessi materiali: pretendereste forse di far progredire le moltitudini con mere astrazioni? Vi è là una gente che muore per mancanza di alimenti; uomini che hanno fame e sete; uomini che non hanno di che coprirsi nell'inverno. Tutte le vostre teorie di politica sociale, di Umanità, di credenza unitaria e religiosa, non li rifocilleranno, non daranno loro di che coprirsi. Palesate apertamente quei bisogni; insegnate al proletario quali sieno i suoi diritti; svelate una ad una le colpe, le ingiustizie, le turpitudini di coloro che li governano; condannate ogni atto del Potere che nuoca ad un qualche interesse, che leda un solo diritto. Lottate, lottate: gridate libertà nell'orecchio del Popolo. La reazione è l'elemento del secolo. Dirigetela. Nel mezzo l'atmosfera tempestosa che ne avvolge, nel mezzo alla procella politica che c'incalza e preme da ogni lato, non v'illudete a credere che la vostra parola di pace, la vostra debole voce d'uomini religiosi e compresi d'amore, possa essere intesa. Lasciate stare l'avvenire e la sua fede: il presente richiede ogni nostro pensiero. Consecratevi ad esso, e non venite a tediarci col vostro misticismo e colle vostre credenze spiritualiste.
Quelli che così parlano sono convinti di annientare colle loro apostrofi i sognatori.
E, nondimeno, quegli stessi uomini sono in preda allo sconforto; tacciono o maledicono. Cento volte hanno creduto adempiere il compito loro; e cento volte hanno dovuto rifarsi da capo. Tutto ciò ch'essi dicono, è stato detto: tutto ciò che fanno, è stato fatto; ma sempre inutilmente. Tutta la guerra d'analisi, tutta l'opposizione di dettaglio e d'applicazioni, che oggi ci viene consigliata, ha raggiunto in Francia il suo più alto grado di possibile svolgimento. E a qual punto si trova ora la Francia? È stata travolta di rovina in rovina; dalla Rivoluzione all'Impero; dall'Impero alla monarchia dei Borboni; da Carlo X a Luigi Filippo. Quale profitto seppe trarre da quei cambiamenti? Quale differenza vedete voi fra la censura della prima Restaurazione e le Leggi del settembre che riguardano la stampa?—Le sanguinose piaghe del proletariato sono state snudate. Mille volte si sono contate le vittime della profonda ineguaglianza sociale che è un insulto alla Croce di Cristo. Si sa oggimai quanto sudore e quante lagrime costi al povero il pane del ricco. Il povero stesso, l'operajo è venuto a perorare la propria causa davanti al tribunale dell'Europa atterrita, col suo Atto d'accusa in mano, compendiato in due parole, terribili nella loro energia: Morte o Lavoro. Un popolo di operai ha protestato contro l'attuale ripartizione del lavoro; contro l'avidità delle classi privilegiate. Che n'è venuto? Che cosa è stato fatto? Quali rimedî furono tentati? Quali grandi miglioramenti ottenuti?—Al grido di Morte o Lavoro del produttore, la classe speculatrice e improduttiva ha risposto: Morte. Il cannone ha tuonato. Tutta quanta l'opposizione, così intrepida, così instancabile nelle meschine guerricciuole d'interessi e di diritti, ha assistito immobile, coll'arme al braccio, alla carnificina. La Francia intera non ha proferito un solo grido che rispondesse al grido d'angoscia degli operai Lionesi.—D'onde ciò?
Grazie agli scrittori di tutto un secolo—grazie ai martiri di più secoli—la Libertà e l'Eguaglianza, come principî, sono ammesse oggi nella serie degli assiomi sociali. L'Indipendenza è universalmente riconosciuta come la più bella gemma della corona d'un Popolo. Il diritto di non essere oppresso, stremato, torturato dalla tirannide dei pochi o dall'invasione straniera è, nel cuore di tutti, un diritto sacro, imprescrittibile. Progrediamo noi per questo?—In Italia, in Polonia, in Germania, per tutto, gl'interessi materiali sono evidentemente lesi e non pertanto la coscienza del proprio diritto è in tutte le anime. Interrogate uno ad uno gli abitanti di quelle infelici contrade: incontrerete per ogni dove l'odio verso il Russo e verso l'Austriaco, e il desiderio manifesto d'emancipazione; la coscienza del diritto che sancirebbe l'insurrezione; il convincimento dei vantaggi reali che ne risulterebbero per le generazioni future. E nondimeno soffrono in silenzio; si curvano al giogo; non si adoperano a spezzarlo.—D'onde ciò?
Perchè, fra la tirannide e l'insurrezione, è forza passare a traverso gendarmi, prigioni e patiboli. Perchè, per affrontare tutto ciò, non basta la conoscenza del fatto; è d'uopo sentire che è dovere il distruggerlo. Perchè il mero convincimento non basta a iniziare la lotta: conviene che questa sorga come manifestazione d'una fede.
Vi furono uomini che predicarono la reazione a quei Popoli; che hanno detto loro: Voi avete interessi materiali; questi interessi sono calpestati; spetta a voi il provvedere al rimedio. Voi avete diritti: que' diritti sono violati: spetta a voi il rivendicarne il libero esercizio.—A tale intento si è cospirato. Ma la tirannide vegliava; ha fatto scorrere sangue in mezzo alla cospirazione; rotolar qualche testa ai piedi dei cospiratori. Si è quindi indietreggiato; una sola probabilità di morte ha avuto maggior peso che non mille probabilità di successo. S'è detto: I nostri diritti sono una buona cosa, e ci sarebbe caro il conseguirli: ma il primo di tutti è il diritto di vivere. L'interesse della vita è superiore a tutti gli altri interessi materiali possibili; li racchiude tutti; li vince tutti. Senza vita, non possono esservi nè diritti, nè benessere, nè ricchezza, nè miglioramento materiale. Perchè dovremmo arrischiare la vita per cosa incerta? Dove ne sarebbe il compenso?—Questo fu detto; e non volendo uscire dalla cerchia del calcolo materiale, noi diciamo che ciò è logico. Due terzi almeno delle rivoluzioni dei Popoli riescono a vantaggio della generazione che deve succedere a quella che le compie. Quest'ultima è quasi sempre condannata a segnare alla seguente coi suoi cadaveri la via del progresso. Essa stessa non può goderne.—Ora, per quale teoria d'interessi materiali, per quale dimostrazione di diritti individuali, potremmo noi dedurre una legge di sacrificio, una legge di martirio, se il martirio è la meta che ci attende?—Analizzate confrontate frase per frase tutte le dottrine degli utilitarî; non riuscirete mai a fare armonizzare con esse il sacrificio che uccide. Per qualunque Popolo, che non abbia altro stimolo che quello degl'interessi materiali, il martirio è atto di follia; Cristo non ha più alcun significato nella vita dell'intelletto.
In quanto a noi, affermiamo non esservi stata una sola grande Rivoluzione che non abbia avuto ben altra sorgente da quella degl'interessi materiali; sappiamo di sommosse, di insurrezioni popolari, ma non d'alcuna fra queste che sia stata coronata dal successo, non d'una che si sia mutata in Rivoluzione.