E quando la parola: tutti gli uomini d'una nazione sono fratelli avrà fatto dell'anima un santuario di virtù e d'amore—quando il grande pensiero della Nazionalità non sarà più ringrettito a proporzioni meschine e non si limiterà più ad appoggiare il proprio diritto sopra un interesse materiale contrastato sempre da un altro, ma si verserà, puro e santo, dalla madre al fanciullo nella preghiera del mattino, in quella della sera, in quell'ore nelle quali la donna trasformata in angelo insegna le verità del cielo alla propria creatura, siccome assiomi e principî immutabili—avrete allora soltanto una Nazione quale non può esservi data dai sofisti che pretendono fondare nazionalità senza Dio; perocchè una Nazionalità è una credenza in una origine e in un fine comuni, e costituita oggi da un interesse può essere rovesciata domani da un interesse più audace e più potente.

E così via via. Per natura loro, i principî, che taluni relegano tra le cose astratte, sono sì poco separati dagli interessi materiali e da ciò che chiamano fatto economico, che ne trascinano il trionfo pratico siccome conseguenza inevitabile. La loro sfera li comprende, li abbraccia tutti. Ma ogni progresso materiale è risultato infallibile d'ogni progresso morale. Invece di logorare le forze in una guerra minuta, cercando conquistare gli interessi ad uno ad uno e sempre senza certezza di stabilità, noi tentiamo di risalire alla sorgente comune e stabilirci trionfatori nel centro della contesa. Gli effetti di questo lavoro possono parere più lenti; ma sono più certi e soli durevoli. L'opera di fede, l'opera morale, si compie, come il moto dell'ago sull'orologio, insensibilmente; ma spetta ad essa soltanto d'indicare le ore solenni delle Nazioni.

Un Giornale non è un lavoro di legislazione: non opera se non a gradi. Un Giornale non ricopre i poveri seminudi, non dà pane agli affamati: predica, insiste perchè si faccia. Or come operare sull'anima di chi legge? Come convincere non solamente dell'esistenza del male ma della necessità di porvi rimedio? Come comunicare al lettore lo spirito d'attività, la forza di sagrificio necessaria per superare gli ostacoli? Un Giornale è, generalmente parlando, scritto per le classi agiate; e queste classi, confortate di prosperità, non hanno l'esperienza dei patimenti, delle privazioni: esse vedono talora i mali del povero, ma s'avvezzano facilmente a considerarli come una triste necessità sociale, o lasciano la cura di rimediarvi alle generazioni future. L'indifferenza e l'obblìo sono sì dolci per chi siede nel sacrario della famiglia, circondato da volti sorridenti, mentre il vento d'inverno soffia al di fuori e la neve batte, minuta e rapida, l'invetriata d'una doppia finestra! Sperate voi di strappare quei felici del mondo all'inerzia colla semplice espressione del fatto economico e di ciò che dovrebbe sostituirglisi in una società ben ordinata? Sperate di scotere il loro riposo d'egoismo colla sola fredda analisi di ciò che accade in una sfera nella quale essi non penetrarono mai? Approveranno forse, come mera teorica, le vostre dottrine d'utilità; ma non chiedete loro d'operare a seconda. Perchè lo farebbero? voi parlate in nome degli interessi. Non è primo fra tutti il godere? or essi godono.

Tra l'approvazione e il sacrificio perciò che s'approva, giace un abisso che voi, col metodo vostro, non potete varcare. E nondimeno è quello il problema. L'uomo è pensiero e azione. Le vostre teoriche possono modificare il primo, non creare l'azione.

È dunque necessario modificare, riformare, trasformare l'uomo tutto quant'è nell'unità della vita. Bisogna insegnargli non il diritto, ma il dovere: ridestare al meglio l'indole imbastardita, l'anima semispenta, l'entusiasmo appassito: risollevare una potenza d'agire oggi schiacciata sotto l'indifferenza, colla coscienza della dignità umana e d'una missione da compirsi quaggiù. Ed è opera questa che spetta ai principî, alle credenze, al pensiero religioso, alla fede.

E fu l'opera di Gesù. Ei non cercò salvare coll'analisi il mondo morente. Non parlò d'interessi a uomini sui quali il culto degli interessi avea versato il veleno dell'egoismo. Affermò, nel nome santo di Dio, alcuni assiomi fino allora ignoti; e quei pochi assiomi che noi, dopo diciotto secoli, cerchiamo tradurre in fatti, mutarono aspetto al mondo. Una sola scintilla di fede compì quello che tutti i sofismi delle scuole filosofiche non avevano saputo intravvedere: un passo nell'Educazione del genere umano.

Il problema attuale—non ci stancheremo di ripeterlo mai—è, come ai tempi di Cristo, un problema d'educazione. Or cos'è mai una educazione che non posa su principî, che non è desunta da una fede comune, che non mira a conquistarle vittoria?


AGLI OPERAI ITALIANI.

DEL DOVERE D'ASSOCIARSI NAZIONALMENTE