«Dato in Marsiglia, dal supremo Tribunale, questa sera, alle ore 12 pomeridiane, 15 dicembre 1832.

«Mazzini, Presidente.
«Cecilia, l'Incaricato

[17] Sentenza del 30 novembre 1833. Gavioli fu condannato ai lavori forzosi. La Cecilia continuava a vivere liberamente in Francia, e non era mai stato interrogato.

[18] Tribunale Correzionale di Parigi: aprile 1841. La sentenza statuì che essendo io, a detta di tutti e dello stesso Gisquet, uomo onesto e incapace di misfatto, il documento del Monitore citato nelle Memorie alludeva evidentemente a un altro Mazzini!

[19] Risponda questo all'accusa avventatami periodicamente contro da tutti gli scrittori di parte moderata, ch'io tendeva alla Dittatura.

Più dopo, in un fascicolo della Giovine Italia del 1833, inserendo un articolo di Buonarroti—firmato Camillo—del Governo d'un Popolo in rivolta per conseguire la Libertà, io protestavo contro un § che invocava la Dittatura d'un solo, colla nota seguente: «Noi consentiamo in tutte le idee dell'articolo fuorchè in quest'una che ammette fra i modi della potestà rivoluzionaria la Dittatura d'un solo:

«Perchè, sebbene la potestà che deve governar la rivolta debba essenzialmente differire da quella che deve sottentrare dopo la vittoria, essa deve pure soddisfare a due condizioni: quella di rinegare assolutamente il carattere della potestà contro la quale il popolo insorge, e quella di racchiudere in sè il germe della potestà futura; e ambe le condizioni si risolvono nell'escludere la dominazione dell'uno e indicare la dominazione dei più:

«Perchè, sebbene la potestà rivoluzionaria debba comporsi di potenti d'anima, d'intelletto e di core, e non giovi il ricorrere ai parlamenti, alle numerose assemblee, quando gli atti e i decreti devono succedersi colla rapidità dei colpi nella battaglia, crediamo nondimeno doversi contenere in quella Potestà un rappresentante a ogni grande frazione d'Italia che insorga:

«Perchè, in un popolo guasto dalle abitudini della servitù, la Dittatura d'un solo riesce sommamente pericolosa:

«Perchè fino al giorno in cui il governo della Nazione escirà dalla libera e universale elezione, la diffidenza è condizione inevitabile a un popolo che tende ad emanciparsi; e il concentramento di tutte le forze della rivolta nelle mani d'un solo rende illusorie tutte le guarentigie che vorrebbero stabilirsi: