[92] Sento tutta la gravità dell'accusa ch'io pubblico; ma questa mi sgorga da relazioni d'uomini informatissimi, non sospetti, e a' quali l'accusato, prima ch'essi raccogliessero dati positivi, era ignoto persin di nome. E nondimeno, io m'assumo fin d'ora l'obbligo, se potesse mai un giorno scolparsi, di fargli ammenda onorevole, ritrattandomi pubblicamente com'oggi accuso.

[93] Operajo. Era zoppo.

[94] Avrei vivamente desiderato trasmettere ai giovani il ritratto dei due fratelli, e ne ho fatto ricerca, ma invano. Attilio era di statura piuttosto alta; magro nella persona; calvo. Serio nell'aspetto, grave nei modi, pieno d'entusiasmo nel discorso, aveva del sacerdote nell'insieme: del sacerdote intendo come un giorno sarà. Emilio era piccolo e tendente al pingue: di modi semplici e volgenti a lietezza noncurante in ogni cosa che non toccasse che lui: d'indole indipendente, ma non col fratello ch'ei venerava.—Inserisco in calce allo scritto i loro proclami.

[95] Uomo inoltrato negli anni, avvocato, e figlio del Nardi che fu per pochi giorni dittatore in Modena nei moti del 1831.

[96] Rocca e Venerucci erano, come Miller, uomini del popolo, operai: rari per acutezza naturale d'ingegno: d'aspetto gradevole: di condotta esemplare. Rocca era stato cameriere del poeta greco Solomos, che lo trattava come un amico. Venerucci era fabbro espertissimo. S'erano ambedue negli ultimi tempi adoperati con zelo, in una corsa che fecero nel Levante, per disbrigarsi d'alcuni debiti anteriormente contratti, onde potersi cacciar nell'azione senz'alcun peso sull'anima e senza che alcuno potesse lagnarsi di loro.

[97] Uomo d'armi incanutito nelle battaglie di Napoleone.

[98] Forse da questa circostanza, dall'avere i martiri venerato più Cristo che non il prete, venne il rifiuto dato dai preti cattolici di Parigi ai nostri esuli, quando andarono a richiederli di celebrare un'esequie il 2 novembre ai nove sagrificati.

[99] «Pio nono, angelo deputato dal cielo... novello e dell'antico più sapiente e glorioso fondatore di Roma; restauratore immortale della civiltà cristiana, cui i popoli diffidenti volgono maravigliando lo sguardo vedendo che per lui il pontificato riassume, con non più saputa potenza, la tutela degli oppressi, e l'idea cattolica si svolge fautrice di ben ordinato civile consorzio, di equità, di giudizio, di nazionalità, di emancipazione e di riconoscimento dell'umana dignità ecc.»—Dragonetti.

«Egli s'è fatto profeta del popol suo non solo, ma dell'intera civiltà cristiana: egli ci dice quali saranno le sue sorti future: non son io degno d'unire l'umile mia voce alla potente parola del gran pontefice... che si sparge per l'intero mondo nunzia di giustizia... questa parola che ha in sè maggior potenza che non si ebber tutte insieme le antiche legioni, ha compito in brevi giorni la grand'impresa che costò tanti secoli all'armi romane, la conquista del mondo.»—Azeglio.

E basti per saggio. L'Azeglio è lo stesso che un anno innanzi scriveva: «Se anche salisse al pontificato un uomo dotato d'alta sapienza nell'arte dello Stato e d'ugual virtù per usarla ad utile pubblico e senza pensiero di sè stesso, se questo pontefice volesse risolutamente riformare gli abusi, che sono il profitto di tanti. . . . . costoro non glielo consentirebbero. . . . ed il minor danno a cotal pontefice sarebbe il non poter far frutto nessuno.»