[83] Accenno appena come spazio e tempo or concedono: ma questa dell'Educazione Nazionale è questione vitale, frantesa finora dai più, e merita un lavoro speciale ch'io tenterò in seguito. La teorica invalsa nelle nostre file della libertà d'insegnamento e non altro, fu grido di guerra giusto e utile contro un monopolio d'educazione fidato ad Autorità rappresentanti il principio feudale e cattolico avverso da lungo al Progresso e incapace di dirigere le manifestazioni della vita nell'individuo e nell'Umanità. E anch'oggi dovunque importa rovesciare quella falsa autorità e riconquistare alla società il diritto di fondarne un'altra che sia espressione dell'Epoca nuova, noi ci appiglieremo a quel grido. Ma ordinata la Nazione a libera vita sotto l'ispirazione d'una fede che abbia a propria insegna la parola Progresso, il problema è mutato. La Nazione è un insieme di principî, di credenze e d'aspirazioni verso un fine comune accettato come base di fratellanza dalla immensa maggioranza dei cittadini. Concedere a ogni cittadino il diritto di comunicare agli altri il proprio programma e contendere alla Nazione il dovere di trasmettere il suo è contradizione inintelligibile in chi vuole l'Unità Nazionale, ridicola in chi sancisce unità di monete, pesi e misure per tutti. L'unità morale è ben altramente importante che non l'unità materiale; e senza Educazione Nazionale quell'Unità morale è impossibile: l'anarchia inevitabile. L'Educazione Nazionale è inoltre l'unica base di giustizia che possa darsi al Diritto Penale. Gli uomini che avversano il principio dell'Educazione Nazionale in nome dell'indipendenza dell'individuo non s'avvedono ch'essi sottraggono il fanciullo all'insegnamento de' suoi fratelli per darne l'anima e l'indipendenza all'arbitrio tirannico d'un solo individuo, il padre. La libertà e l'associazione sono, come dissi, ambo sacre, e ambo devono rappresentarsi: il Dovere sociale dalla trasmessione del Programma Nazionale: la libertà di progresso da quella di tutti gli altri programmi, la cui libera espressione deve essere protetta e confortata dallo Stato. All'individuo appartiene la scelta.

[84] Anche questo vorrebbe sviluppo, e farò di darlo in altro volume. Ricordo or soltanto che fin dalla fine dello scorso secolo, Vincenzo Coco avvertiva come una popolazione che non ha prodotto principale se non l'olio debba aspettarne il ricolto in novembre, un'altra vivente sulla pastorizia e sull'agricoltura raccolga i frutti del lavoro in luglio e, se in paese di fredde montagne, nel settembre, e mentre l'agricoltore ha in un solo giorno il prodotto delle fatiche dell'anno, gli incassi del manifatturiere sieno continui, e quei del commerciante si concentrino spesso ai pericoli delle fiere. E conchiudeva perchè fosse lasciato alle popolazioni il modo di soddisfare al tributo imposto.

[85] Oggi non so quanti più, mercè l'infausta annessione di Nizza e Savoja.

[86] Quest'articolo è stato in gran parte tradotto dall'Autore stesso, come indicano le virgolette che segnano quella parte.

(Nota della Trad.)

[87] Dall'Apostolato Popolare, aprile 1842.

[88] I fondatori dell'Atelier, della Ruche e del Travail, tre giornali che in Francia rappresentano i voti ragionevoli degli operai, hanno deciso, tanto sentivano la necessità che noi predichiamo, che i soli operai sarebbero ammessi a esprimere i bisogni degli operai nelle loro colonne.

[89] Frammenti, dico, poi che la necessità di non trarre a pericolo uomini buoni o di non tradire segreti da' quali può, quando che sia, escir benefizio al paese, mi costringerà sovente a mutilar quelle lettere. Ma dove non militano quelle cagioni, io non ho stimato diritto mio di cancellare una sola sillaba, anche dove quel senso di pudore ch'è ingenito in ogni uomo mi suggeriva di farlo. Le lodi che a me si profondono nelle lettere dei due fratelli sono troppo apertamente immeritate da una vita composta d'una serie d'aspirazioni senza potenza di tradurle in atti, perch'io, esecutore testamentario, potessi, senza peccato, crearmi, sopprimendole, un merito di modestia. Ma in essi la riverenza a un esule e all'espressione costante di certe credenze, non menomata pur dall'idea che la costanza in esilio non frutta pericoli gravi, era indizio d'indole, ch'io non potrei cancellare, per motivi individuali, senza rimorso.

[90] Gœthe.

[91] Era figlio di Côrso, ma nato in Cefalonia, da madre cefalèna.