E pensate voi che poche concessioni addormentino i popoli, o non piuttosto ch'esse svelino la debolezza dei dominatori? Pensate che rimovano per lungo tempo quell'occasione o non piuttosto l'affrettino? Siete cinto da tutte parti di paesi italiani, che anelano al momento di ritentare le vie fallite una volta per inesperienza di cose, per tradimento straniero; e sperate che manchino occasioni? Ponete che essi afferrino il tempo; e, o le armi tedesche non verranno a combatterli e il contatto di terre libere sommoverà i vostri sudditi, o verranno, e chi vi assicura che i fratelli contempleranno inerti due volte la ruina de' loro fratelli?
Sire! le vostre forze si logoreranno in una lunga e penosa guerra contro la vostra situazione, ma non farete retrocedere il secolo, non ispegnerete un partito, che niuna cosa al mondo può spegnere. Trascinandovi tra l'odio e l'entusiasmo, procederete in mezzo all'universale freddezza, nojoso agli uni come riformatore imprudente, sospetto agli altri come perfidamente politico; e gli uni e gli altri vi accuseranno di debolezza; accusa mortale ai re, che non posson vivere se non di potenza o d'amore. Ogni concessione dà campo all'opre, speranza di meglio, coscienza delle proprie forze e del proprio diritto. Il popolo si avvezza a vedersi esaudito, e le espressioni dei bisogni e dei desiderî si fa più imperiosa ogni giorno. Intanto gli uomini della libertà spiano le circostanze, profittano d'ogni errore, di ogni incertezza a screditarvi nelle moltitudini e trarvi a partiti estremi. Lasciateli fare, voi siete perduto. Opponetevi, siete tiranno, e tiranno tanto più increscioso ed esoso, quanto più le prime concessioni presagivano ai cittadini moderazione. A qualunque via vi atteniate vi concitate addosso l'ira o il disprezzo, perchè non potete concedere più che non vorreste senza debolezza, nè retrocedere senza delitto; perchè o vi abbandonate al torrente, o smarrite lo scopo senza neppur raccogliere il merito dell'iniziativa; o tentate arrestarlo, e Dio ha dato il moto alle cose, ma nè Dio stesso potrebbe forse sospenderlo. Davanti alle esigenze e ai pericoli, nella impossibilità di adottare determinazioni energiche e decisive, voi siete forzato a ordinare una lotta coperta contro l'opere vostre, contro le speranze suscitate da voi; ritorre coll'arte ciò che avete dato con vigore di volontà; contendere le conseguenze dei principî sanciti tacitamente ne' primi giorni del regno vostro. Ed è sistema in cui ricaddero necessariamente i re ogni qual volta non seppero esser tiranni, nè liberatori; ma fruttò sciagure irreparabili a tutti, esilio ad alcuni;—a due il patibolo.
E allora, quando minacciato da ogni parte e spaventato dall'isolamento, in cui v'ha messo una politica incerta, vorrete salvarvi e null'altro, cercherete voi un rifugio nell'ajuto straniero? Invocherete le baionette tedesche a puntellarvi il trono vacillante? Fatelo: giurate sommessione ad un nemico che avete sul principio sprezzato; fatevi schiavo dell'estero; ma badate, Sire! non tutte le provincie italiane son prive di mezzi per difendersi dalle aggressioni, come le popolazioni della Romagna; non tutte le occasioni troveranno il popolo inerte, e sviato da' preparativi di guerra per fede cieca in un principio che i governi han mille volte violato; badate che i popoli imparano più da una sconfitta, che non i re dal trionfo; badate che quando la lotta è da nazioni ad eserciti, due vittorie non bastano al assicurare la terza.
O forse cercherete una condizione di vita ne' trattati che avrete stretti colla Francia? Sire, un'ora crea i patti, un'ora li rompe, dacchè fra i calcoli diplomatici e le risultanze, fra i trattati e la loro durata si è frapposto gigante l'arbitrio d'un terzo elemento sociale, che giacque inerte per molti secoli, contro il quale le alleanze, le convenzioni hanno perduta ogni realità di vigore. Stringetevi a lega cogli uomini che governano oggi la Francia; chi vi assicura che l'intervento popolare non rovescierà quegli uomini, e la vostra sicurezza con essi? Credete voi che i cadaveri di diecimila martiri non abbiano a servire che a sorreggere lo sgabello di sette ministri? Il ministro Perier, Sire, ha stretto un patto coll'infamia, non coll'eternità. Ma la nazione francese non ha segnato quel patto; la nazione francese ha suggellato col proprio sangue l'alleanza de' popoli. Iddio creò in sei giorni l'universo fisico; la Francia in tre ha creato l'universo morale. Come Dio, essa si è riposata e riposa, perchè l'immensa azione esaurisce per un tempo le forze; ma credete voi che il leone sia spento perchè non n'udite il ruggito? Attendete un mese e l'udrete: attendete un anno, e le associazioni che or passano inosservate avranno generata la grande federazione nazionale; le società popolari che or procedono mute, formeranno la montagna del secolo decimonono; la Francia avrà avuto il suo 10 agosto. La rivoluzione francese, Sire, non è che incominciata. Dal terrore, e da Napoleone in fuori, la rivoluzione del 1830 è destinata a riprodurre, su basi più larghe, tutti i periodi di quella del 1789.
Sire! a voler vivere una vita potente e sicura, voi dovete edificare, anzichè sul presente, sull'avvenire; e l'avvenire è prima d'ogni altra cosa la guerra. Or sapete voi che cos'è per la Francia la guerra? È guerra di propaganda, guerra altamente rivoluzionaria, guerra europea, lunga, feroce; guerra dei due principî che da secoli si contendono l'universo; non v'è guerra possibile per la Francia ove non sia nazionale, ove non s'appoggi alle passioni delle moltitudini, ove non si alimenti d'uno slancio comunicato ai trentadue milioni che la compongono. Non v'è slancio possibile per la Francia se non si rinnovellano gli uomini, i sistemi e le cose; se non si commuove la gioventù con la gloria, e il popolo con una vasta idea d'incremento e d'utile gigantesco. Ma la gloria de' giovani sta nel grido che i loro padri bandirono al mondo: guerra ai re! libertà e pace ai popoli! E l'incremento che può sommuovere la nazione è riposto nella fratellanza colle nazioni confinanti, nell'unità d'interessi collocata su basi perpetue, nel predominio politico consecrato dalla vittoria e dalla riconoscenza dei beneficî prestati. Quindi la necessità di chiamare il popolo e la gioventù ad una parte più attiva nella somma delle cose; quindi inevitabilmente un ritorno, se non alle forme, almeno allo spirito repubblicano. E quando, spinti dall'impulso di diffusione inerente allo spirito repubblicano, costretti dal prepotente interesse di guerra, gli eserciti francesi varcheranno l'Alpi ed il Reno; quando lo stendardo tricolore s'affaccierà alle vostre contrade promettendo rapida e intera quella libertà che voi avrete lasciato intravvedere soltanto da lungi, che farete voi, Sire? Darete voi allora come dono regale ciò che i popoli insorti potranno ritorvi coll'armi? O condurrete gli schiavi a combatter co' popoli, colla Francia, col secolo? Sire, guardate al 1798; e la libertà era allora in Italia opinione d'individui; ora è passione di moltitudini; la libertà sorgeva nuova a tutti, incognita a molti, sospetta a quanti, nati, educati sotto condizioni contrarie, aborrivano da un mutamento, a cui non potevano nè sapevano partecipare: ora è sospiro di mezzo secolo, idea famigliare, cresciuta, radicata negli animi per studî, per educazione paterna, e memorie dei primi anni, pensiero rinfiammato dalla vendetta, santificato dal martirio di mille forti, dal gemito di mille madri.
Riassumete, Sire! voi siete a tale, che il sistema del terrore vi uccide, dichiarandovi infame; ed il sistema delle concessioni v'uccide, svelandovi debole; siete a tale, che non potete durare esecrato, nè cader grande.
Sire! sono queste le sole vie che vi avanzano? Siete voi tale da non poter mietere che l'odio o il disprezzo?
E' v'ha una terza via, Sire, che conduce alla vera potenza e alla immortalità della gloria. V'ha un terzo alleato più sicuro e più forte per voi che non sono l'Austria e la Francia. E v'ha una corona più brillante e sublime che non è quella del Piemonte, una corona che non aspetta se non l'uomo abbastanza ardito per concepire il pensiero di cingerla, abbastanza fermo per consecrarsi tutto alla esecuzione di siffatto pensiero, abbastanza virtuoso per non insozzarne lo splendore con intenzioni di bassa tirannide.
Sire! non avete mai cacciato uno sguardo, uno di quegli sguardi d'aquila che rivelano un mondo, su questa Italia, bella del sorriso della natura, incoronata da venti secoli di memorie sublimi, patria del genio, potente per mezzi infiniti, ai quali non manca che unione, ricinta di tali difese che un forte volere e pochi petti animosi basterebbero a proteggerla dall'insulto straniero? E non avete mai detto: la è creata a grandi destini? non avete contemplato mai quel popolo che la ricopre, splendido tuttavia malgrado l'ombra che il servaggio stende sulla sua testa, grande per istinto di vita, per luce d'intelletto, per energia di passioni, feroci o stolte, poichè i tempi contendono l'altre, ma che sono pur elementi dai quali si creano le nazioni; grande davvero, poichè la sciagura non ha potuto abbatterlo e togliergli la speranza? Non v'è sorto dentro un pensiero: traggi, come Dio dal caos, un mondo da questi elementi dispersi; riunisci le membra sparte e pronuncia: È mia tutta e felice; tu sarai grande siccome è Dio creatore e venti milioni d'uomini esclameranno: Dio è nel cielo e Carlo Alberto sulla terra?
Sire! voi la nutriste cotesta idea; il sangue vi fermentò nelle vene quando essa vi si affacciò raggiante di vaste speranze e di gloria; voi divoraste i sonni di molte notti dietro a quell'unica idea; voi vi faceste cospiratore per essa. E badate a non arrossirne, Sire! Non v'è carriera più santa al mondo di quella del cospiratore che si costituisce vindice dell'umanità, interprete delle leggi eterne della natura. I tempi allora furono avversi; ma perchè dieci anni e una corona precaria avrebbero distrutto il pensiero della vostra gioventù, il sogno delle vostre notti? Dieci anni e una corona avrebbero ricacciata nel fango l'anima che passeggiava sui re dell'Europa? Onta a voi! La posterità perdona ogni cosa a un re fuorchè la viltà; e che cosa è l'uomo che può esser grande e non è? Quel concetto, Sire, è pur sempre il maggior titolo, l'unico forse che voi abbiate alla stima degli uomini italiani; e voi rinneghereste la parte che aveste in esso? Tutta l'Italia non sarebbe che illusa? E mentre ognuno crede che Carlo Alberto ambisce d'essere da più degli altri uomini, non avrebbe egli ambito che pochi anni di trono prima del tempo? Per Dio, Sire, che i dominatori de' popoli abbiano ad esser diseredati dalla natura di tutte quante le generose passioni? Che un cuore di re non abbia a battere mai per quanto fa battere i cuori delle migliaja? Che il sole d'Italia non abbia a fecondare di affetti magnanimi che petti di cittadini! Che i tiranni stranieri abbiano soli accarezzata per secoli quest'idea e l'accarezzino tuttavia, un principe italiano non mai!