Gli uomini liberi, Sire, in Italia son molti; hanno pur potenza, confessatelo, di farvi tremare sul trono; hanno potenza di rovesciare tutti quei troni che non s'appoggiano sulle bajonette straniere. Caddero, Sire, ma voi sapete il perchè: caddero traditi, venduti, perchè lottavano coi governi, e combattevano coll'armi de' generosi, e colla innocenza della virtù, mentre i governi pugnavano coll'oro, colle seduzioni, colla perfidia, coll'arti inique del delitto nascosto. Caddero perchè mancanti di capi che reggessero coll'influenza d'un nome l'impresa, e la facessero legittima agli occhi del volgo. Or che sarebbe quando tutti gli ostacoli si mostrassero calcolati ed aperti, quando essi non avessero a contrastar col potere, bensì a riunirsi con esso? Che sarebbe quando tutti vi si annodassero intorno, quando tutti usassero la loro influenza a pro vostro, quando tutti vi cacciassero ai piedi le loro vite per pagarvi del beneficio d'aver creata un'idea sublime, d'aver somministrato all'universo un nuovo tipo di grandezza, la virtù sul trono? Sire! a quel patto noi ci annoderemo d'intorno a voi: noi vi profferiremo le nostre vite: noi condurremo sotto le vostre bandiere i piccoli Stati d'Italia. Dipingeremo ai nostri fratelli i vantaggi che nascono dall'unione: provocheremo le sottoscrizioni nazionali, i doni patriotici: predicheremo la parola che crea gli eserciti, e, dissotterrate le ossa de' padri scannati dallo straniero, condurremo le masse alla guerra contro i barbari come a una santa crociata. Uniteci, Sire, e noi vinceremo, perocchè noi siam di quel popolo, che Bonaparte ricusava di unire perchè lo temeva conquistatore di Francia e d'Europa.

Questo faremo; ma voi, Sire, non ci mancate all'impresa: nel sapere scegliere il momento è riposta la somma delle cose; ed ora è il momento: ora che la Russia spossata da una lotta sanguinosa, travagliata negli eserciti dalle opinioni e da' morbi, screditata in faccia all'Europa, ha d'uopo rifarsi col riposo e riordinarsi:—ora che la Prussia è agitata da terrori di sommosse all'interno, e costretta a serbar le sue forze per una guerra che un colpo di fucile belgico può rompere da un momento all'altro:—ora che l'Inghilterra è condannata all'inerzia, finchè non sia consumata la gran lite della potenza popolana e della feudale aristocrazia. E la nazione francese è per voi. Or che temete? Il Tedesco? gridategli guerra: ardite guardar da vicino questo colosso, composto di parti eterogenee, minato in Galizia, nella Ungheria, nella Boemia, nel Tirolo, nella Germania; e che non è forte se non dell'inerzia, e perchè altri è debole. Gridategli guerra e assalite: l'assalitore ha immenso vantaggio sul suo nemico. Una voce ai vostri, una voce alla Lombardia, e avanzatevi rapidamente. Là nella terra lombarda hanno a decidersi i fati dell'Italia, ed i vostri: nella terra lombarda, che non aspetta se non un reggimento ed una bandiera per levarsi in massa: nella terra lombarda che divorerà i suoi nemici come a' tempi di Federigo e triplicherà il vostro esercito! Ma siate forte e deciso: rinnegate i calcoli diplomatici, gl'intrighi de' gabinetti, le frodi dei patti. La salute per voi sta sulla punta della vostra spada. Snudatela e cacciatene la guaina. Fate un patto colla morte e l'avrete fatto colla vittoria.

Sire! e' m'è forza il ripeterlo: Se voi non fate, altri faranno e senza voi, e contro voi. Non vi lasciate illudere dal plauso popolare che ha salutato il primo giorno del vostro regno: risalite alle sorgenti di questo plauso, interrogate il pensiero delle moltitudini: quel plauso è sorto, perchè, salutandovi, salutavano la speranza, perchè il vostro nome ricordava l'uomo del 1821: deludete l'aspettazione; il fremito del furore sottentrerà ad una gioja che non guarda se non al futuro. Oggimai la causa del dispotismo è perduta in Europa. La civiltà è troppo oltre, perchè l'insania di pochi individui possa farla retrocedere. I re della lega lo intendono, ma son troppo in fondo per poter risalire. Essi lottano disperatamente col secolo e il secolo li affogherà. Han detto: chi nacque tiranno, morrà tiranno: e sia: vissero paurosi e colpevoli, morranno esecrati e rejetti. Ma voi, Sire, siete vergine di delitto regale: siete degno ancora d'interpretare il voto del secolo. Davanti al voto del secolo che la grand'anima sua intravedeva, impallidiva Napoleone quando il diciotto brumajo lo costituiva in contrasto colla libertà nella sala de' Cinquecento. Fu l'unica volta che Napoleone impallidì: ma pochi anni dopo, egli commentava dolorosamente nell'isola di Sant'Elena quel pallore, proferendo le memorande parole: j'ai heurté les idées du siècle, et j'ai tout perdu.

Sire! per quanto v'è di più sacro, fate senno di quelle parole. Volete voi morir tutto e vilmente? La fama ha narrato che nel 1821 uno schiavo tedesco insultò al principe Carlo Alberto fuggiasco, salutandolo re d'Italia. Quell'onta, Sire, vuol sangue. Spargetelo in nome di Dio, e lo scherno amaro ripiombi sulla testa de' nostri oppressori. Prendete quella corona: essa è vostra, purchè vogliate.

Attendete le solenni promesse.—Conquistate l'amore de' milioni. Tra l'inno de' forti e dei liberi, e il gemito degli schiavi, scegliete il primo. Liberate l'Italia dai barbari e vivete eterno!

Afferrate il momento.

Un altro momento, e non sarete più in tempo. Rammentate la lettera di Flores-Estrada a re Ferdinando; rammentate quella di Potter a Guglielmo di Nassau!

Sire! io v'ho detto la verità. Gli uomini liberi aspettano la vostra risposta nei fatti. Qualunque essa sia, tenete fermo che la posterità proclamerà in voi—il Primo tra gli uomini, o l'Ultimo de' Tiranni Italiani.—Scegliete! (1831).

Un Italiano.