Eravamo nella condizione di chi, posto innanzi ad una collezione d'opere d'arte tutte ugualmente belle, con facoltà di sceglierne alcune, prima comincia a prendere questa e quella, poi un'altra ed un'altra ancora, finchè, accortosi d'aver oltrepassato il numero consentito, si trova costretto ad un nuovo doloroso lavoro d'eliminazione, e spesso rimane incerto, indeciso con l'oggetto nella mano, il quale non può ritenere senza cederne un altro, e che non vorrebbe abbandonare.

Così a noi accadde, nella prima scelta, di mettere insieme molto più materiale di quello necessario, e costretti quindi a ridurlo nelle proporzioni volute dalla presente edizione, sovente restammo dubbiosi intorno all'esclusione di qualche scritto, finchè non si convenne di tenerci a questa regola: raccogliere dalle Opere complete del Mazzini specialmente gli ultimi scritti indirizzati ai giovani, ad associazioni popolari, a comitati, perchè i consigli, gli ammonimenti in essi contenuti sono anch'oggi opportuni come quando furono la prima volta dettati.

Ma scegliendo di preferenza gli ultimi lavori del gran Genovese, non potevamo escludere quelli che si riferiscono ai primi tempi del suo apostolato, perchè in quelli si pare nel pieno vigore l'altezza del suo intelletto, che ebbe spesso lume di vaticinio, l'indomito animo sol confortato da una fede che parve a molti follìa, e quindi tutta la grandezza dell'opera sua a beneficio della Patria per l'Umanità.

Non potevamo escludere i più importanti fra i primi suoi scritti anche perchè—e proviamo dolore e rossore nel confessarlo—non molti in Italia sanno anch'oggi—dopo ventidue anni da che egli è morto—la suprema importanza che ebbe il grande Agitatore nell'opera emancipatrice della Patria; perchè anch'oggi la storia o timida od aulica non sa o non può o non vuole indagare e svelare tutta la verità di quel primo glorioso periodo di predicazione, di lotte e di martirio. Ricordiamo d'aver veduto per molto tempo, appesi in locali pubblici, dei quadri raffiguranti, più o meno rozzamente, i fondatori dell'Unità d'Italia: Vittorio Emanuele in gran dimensione, poi Cavour, Garibaldi, Cialdini, Rattazzi, ecc. Giuseppe Mazzini non c'era, oppure si scorgeva lontano lontano, nello sfondo del quadro, quasi messo lì a fare corteggio agli altri.

Ricordiamo che da quattro o cinque anni appena, scrittori scolastici di storie d'Italia o di libri di lettura educativa ardiscono inserirvi una monca e timida biografia di quell'uomo del quale la storia veridica dirà che fu il primo e il massimo tra i fondatori dell'unità d'Italia e che per altezza d'ingegno, per efficacia d'azione supera di tanto i sovraccennati, di quanto l'Alighieri supera gli altri tre poeti che, per lungo tempo, professori idolatri della forma anche senza pensiero, glorificarono pari a lui.

Era, da prima, nostra intenzione dividere la presente raccolta in quattro volumi: Politica, Economia, Filosofia, Letteratura; e ci fu subito agevol cosa fornire la materia per il volume letterario. Maggiore difficoltà incontrammo invece nel mettere insieme il III volume, perchè sovente negli scritti del Mazzini l'esame d'un avvenimento politico dà luogo a considerazioni d'ordine filosofico, come sovente dall'enunciazione d'un concetto filosofico escono ammaestramenti d'ordine politico.

Pure, dopo un lavoro paziente, riuscimmo a mettere insieme anche quel volume, scegliendo quelli scritti nei quali la parte filosofica predomina; ma per quanto si tentasse, ci fu impossibile fare una scelta conveniente di scritti che trattino esclusivamente d'economia; e le ragioni di tale difficoltà si fanno subito manifeste anche a chi, senza avere piena conoscenza delle opere del Mazzini, ricorda che per lui la questione economica è così congiunta alla questione politica, che afferma sempre essere vano ed assurdo occuparsi dell'una senza occuparsi dell'altra. Tutta l'azione mazziniana infatti è compresa in questo concetto: L'organismo politico è il mezzo necessario: il miglioramento economico e morale, il fine.

Ovvero nelle sue parole:

«Per noi non esiste rivoluzione, che sia puramente politica. Ogni rivoluzione dev'essere sociale, nel senso che sia suo scopo la realizzazione di un progresso decisivo nelle condizioni morali, intellettuali ed economiche della Società. E la necessità di questo triplice progresso, essendo più urgente per le classi operaje, ad esse anzitutto devono essere rivolti i beneficî della rivoluzione.

«E neppure può esservi una rivoluzione puramente sociale. La questione politica, cioè a dire, l'organizzazione del potere, in un senso favorevole al progresso morale, intellettuale ed economico del popolo, e tale che renda impossibile l'antagonismo alla Causa del progresso, è una condizione necessaria alla rivoluzione sociale»[1].