La verità di quest'affermazione, scritta nel 1862 e confermata da tutto lo sviluppo successivo del movimento sociale europeo, non avrebbe bisogno di commento se non occorresse rammentare come negli ultimi anni della travagliata vita fu per il Mazzini causa di amaro dolore ed altresì occasione di prestare alla patria, così ingrata verso l'esule, un grande e segnalato servigio.

Sorse poco dopo l'Internazionale a bandire che tutti i lavoratori dovessero unirsi nel solo intento di provvedere al loro avvenire economico, che dalla politica dovessero fare divorzio come da sterile lotta fra borghesi che li distoglieva dalla cura dei loro interessi materiali, i soli veri, i soli legittimi, i soli necessarî. E da tutte le nazioni, artigiani, scrittori ed uomini d'azione, attratti dalla lusinga di facili promesse, s'erano fatti intorno animosi alla novella bandiera—duci Carlo Marx e Bakunin—militando sotto la quale speravano di rinnovare ab imis la moderna società civile.

Era invero una critica poderosa delle ineguaglianze e delle ingiustizie che dilaniano il consorzio civile, era una potente affermazione delle sofferenze a cui è condannata una parte dell'Umanità per l'egoismo dell'altra, era un monito dei servi agli emancipati, come lo sciopero è monito agl'industriali che le leggi le quali governano la produzione e la distribuzione nelle industrie, non sono più in relazione con la civiltà odierna, e vanno uniformate a criterî più equi e più umani. Ma questo verbo di nuovo progresso peccava alla base: credeva poter raccogliere sotto la bandiera degl'interessi individuali i lavoratori di tutto il mondo senza por mente al cozzo dei singoli interessi nella lotta per l'esistenza; credeva di sopprimere le barriere fra le nazioni, le favelle, le tradizioni, quanto si racchiude nella parola patria, per sostituirvi la solidarietà nel guadagno; il contrasto fra proprietà e lavoro, senza considerare che faceva appello a sentimenti e passioni radicate nell'egoismo, incapaci di suscitare quello spirito di fratellanza e di sacrificio, che solo un alto e nobile ideale può svegliare nell'anima delle moltitudini.

E dall'Inghilterra e dalla Francia ove prima sorse l'Internazionale, varcò la frontiera, e pose, per un momento, le sue tende in Italia; nè è a dirsi quale e quanta parte della gioventù si sarebbe lasciata attrarre dalle lusinghe di un movimento mondiale fra i proletarî, se Giuseppe Mazzini non avesse con la potenza de' suoi insegnamenti dimostrata la fallacia delle promesse di cui facevansi banditori i nuovi apostoli.

Fra questi non pochi spiriti generosi ma superficiali, sedotti dalla visione di una smagliante uguaglianza universale, si staccarono da lui per passare nell'altro campo, e col fervore di neofiti non risparmiarono amare accuse, violente apostrofi, senza per un istante deviarlo di una linea dalla via che si era tracciata, ma aggiungendo al tramonto d'un'esistenza, votata al sacrificio, altre spine a quelle che già lo avevano dilaniato.

Soffrì e vinse.

Dell'Internazionale più non si parla, come non si parla di altre scuole socialistiche, esotiche e nostrali, e da venticinque anni i sistemi più diversi e più estremi, sortiti dalle loro ceneri, dal collettivista all'anarchico, provarono e provano ogni giorno col fatto la verità dell'affermazione mazziniana—che tanto condannarono una volta—collegandosi, agitandosi, socialisti e anarchici, per conquistare i pubblici poteri; gli uni per rinnovarli, gli altri, in teoria, per distruggerli.

I capi del socialismo germanico, i quali per lungo tempo furono citati per oppugnare col loro esempio l'opinione del Mazzini, prima col fatto—accettando il mandato di rappresentanti del popolo—poi con esplicite dichiarazioni, le quali vennero, e non è molto, provocate, affermarono essere la politica indispensabile a risolvere la questione sociale.

E se non bastasse la prova di coloro i quali aspirano alla comunità, non manca la riprova in quei pochi individualisti, i quali non rifuggono dai più selvaggi attentati per dimostrare con esempî di una barbarie medioevale la necessità del rinnovamento politico per preparare il terreno al rinnovamento sociale.

Così negli scritti del Maestro le due questioni sono—come erano nel suo pensiero—sì fattamente congiunte, che riesce impossibile, come abbiamo detto, separarle, se pure non ci si contenta di prendere qua e là brani, sentenze, formule, senza ordine e senza nesso.