Abbiamo quindi pensato di raccogliere quel maggior numero di scritti economico-politici consentito dalle proporzioni di questa edizione, distribuendoli in due volumi e disponendoli per ordine cronologico.

L'ordine cronologico è sempre necessario che venga adottato nella pubblicazione delle opere dei grandi scrittori, come quello che dalla genesi del pensiero ne fa notare via via, d'epoca in epoca, l'esplicazione, l'evoluzione, e spesso la trasformazione, offrendo così al lettore il destro di giudicare quanta parte ebbero in quelle manifestazioni gli anni, gli affetti, le pubbliche vicende.

Quest'ordine invece è richiesto dagli scritti del Mazzini soltanto per seguire lo svolgimento storico; chè, del resto, nessun uomo forse, che sia stato meritevole d'immortalità per virtù di pensiero o d'azione, serba come il Mazzini immutato il cuore, l'intelletto, la fede nei diversi stadî d'una vita lunga e agitatissima.

Si direbbe che egli nacque colla fede già impressa nell'anima, che il genio si manifestò in lui d'un tratto in tutta la sua potenza, fino da quando si affacciò la prima volta alla vita politica. Ed è tanto vero e mirabile ciò, che i suoi scritti svolgono una medesima sintesi, spirano tutti una perpetua giovinezza, dai primi della Giovine Italia agli ultimi su Foscolo e Rossel.

E questo avvenne perchè egli, a differenza degli altri scrittori od uomini d'azione, non subì ma dominò, con la potenza del genio, l'epoca in cui visse; agitò, trasformò tutta una generazione per spingerla a conseguire quell'unità ch'egli solo, fra tanti consacrati sapienti, previde e volle con tenacia di propositi, con suprema virtù di sacrificio; egli d'un altro avvenire, tuttora lontano ma inevitabile, strenuo banditore fino alla morte.

Nè l'inflessibile attaccamento ad un reggimento popolare, fu nel Mazzini idea fissa, preconcetto dogmatico; fu invece un riflesso di quel meraviglioso intuito col quale, leggendo nel libro dell'avvenire, antiveggeva nella sovranità popolare la fatale decadenza dei troni, in Italia non solo, ma ovunque i nuovi bisogni e le nuove conquiste del popolo non potevano più confinarsi entro i limiti consentiti dalle regie prerogative.

Aboliti i maggioraschi che consacravano sotto la veste di proprietà le ultime vestigia dei diritti feudali, non potevasi più erigere a feudo un paese a beneficio dei maggiorenti di una famiglia; rivendicato al popolo il diritto di scegliersi i proprî reggitori, diveniva una contradizione mostruosa il far eccezione del maggiore e più geloso degli uffici, per trasmettere le redini della suprema direzione dello Stato, da padre a figlio, quasi che la cresima usurpata dai pontefici in nome del diritto divino non fosse passata nelle mani del popolo.

A brandelli a brandelli i lembi del manto regio, fra rivoluzioni ed evoluzioni, passano in mano ai cittadini per lasciare a nudo una parvenza della forte tradizione monarchica: l'assurda finzione costituzionale del re che regna e non governa. E l'anima dell'apostolo, intenta all'opera educatrice d'insegnare il vero, il buono, il giusto, si ribellava a questa menzogna, e la mente dello statista calcolava tutte le conseguenze politiche e sociali che dovevano derivare da quell'innesto di un paese giovane su di un vecchio e cadente tronco; e numerava le schiere di adoratori curve dinanzi a quel feticcio, le abitudini ed i vizî delle corti insinuandosi e diffondendosi dalla vetta fino alla base della piramide sociale; e preconizzava le sorti del paese ammanettate a quelle di una dinastia, le libere espansioni di fratellanza, le simpatie popolari, gli affetti, le tradizioni incanalate e dirette a rinvigorire altre prerogative, a ribadire altri ceppi, a portare tributo di adorazione ad altri feticci; e vedeva ingaggiarsi una lotta continua fra la prerogativa sovrana e le libertà popolari, e in quella lotta e nei puntelli eretti intorno al trono sfibrarsi le migliori energie, esaurirsi le forze morali ed economiche del paese; e però nella sua opera educativa egli fu repubblicano: repubblicano visse e repubblicano morì.

E gli avvenimenti odierni, la decadenza morale ed economica, una fatale inerzia che stende un velo grigio su tutto il paese e rende ognuno indifferente, apata, passivo, mentre pericoli e vergogne frusterebbero il sangue a febbrile calore: tutto il ciclo triste dell'ultimo quarto di secolo mostra quant'egli era nel vero!

L'importanza storica degli scritti del Mazzini è tale e tanta, che scrivere non si può la storia d'una gran parte del secolo XIX senza consultare sovente, con onesto intendimento, quegli scritti e nel loro concetto e nella loro potenza educativa; osiamo anzi asserire che nelle opere del Mazzini già pubblicate, e nell'Epistolario che verrà in seguito alla luce, è condensato una gran parte del materiale indispensabile a chi voglia scrivere con verità la storia d'Italia dal '21 fino ai giorni nostri; perchè il pensiero mazziniano non cessò con la morte del maestro, ma continuò nei suoi discepoli rimasti custodi e difensori e propagatori delle sue dottrine, bersaglio alle invettive e, quel ch'è più amaro, alle derisioni dei soddisfatti o dei sognanti vagheggiatori d'una nuova Città del sole.