Il primo atto cacciava l'Italia a' piedi d'un uomo straniero: il secondo cancella il Diritto Italiano a pro d'un principio straniero. E l'uomo e il principio sono ambi incarnazioni del Dispotismo.
Sire, troppi adulatori fanno a gara per isterilire i germi del bene che possono essere in Voi, perch'io non vi dica la verità. L'accettazione della pace di Villafranca sarebbe atto di codardo, se non fosse vostro.
La lode al padre, Sire, non può giungervi grave, quand'anche racchiuda un rimprovero per Voi: avete tempo per darle solenne e gloriosa risposta. Sire, vostro padre non avrebbe apposto il suo nome a quel Patto. Il padre vostro mancò egli pure, nella sua combattuta ed incerta vita, d'energia di proposito e di fede nel Popolo d'Italia. Ma quando, dopo la battaglia di Novara, ei vide ch'altro non gli rimaneva se non regnare vinto e sommosso, e segnar del suo nome patti umilianti, gettò sdegnoso la corona da sè e s'incamminò volonteroso sulle vie dell'esilio. Voi segnaste il patto umiliante, uscendo da tre, da quattro vittorie. Segnaste un patto che tradiva Venezia, l'Italia, le vostre promesse e gli uomini che, sulla fede di quelle, s'erano da ogni parte d'Italia affrettati a combattere intorno a Voi: un patto che v'era imposto dallo straniero; imposto da chi era sceso come vostro alleato e si faceva a un tratto insolente padrone; imposto, senza pur chiamarvi a discuterlo; imposto col tratto villano di chi vi tiene per nullo e incapace di ribellarvi. E perchè l'Europa potesse fraintendervi avido, più che d'onore, di preda, accettaste—offesa mortale all'Italia ed a Voi—che la Lombardia vi fosse trasmessa come feudo di seconda mano dal Signore straniero. Sire, un privato a' tempi nostri non soffrirebbe l'oltraggio. Io non so di qual tempra s'informino l'anime dei re; ma so che s'io fossi Voi non potrei dormire una notte, senza che l'imagine della povera, santa, eroica, tradita Venezia, mi apparisse, rimprovero tremendo, fra i sonni; nè potrei scorrere, il giorno, coll'occhio le file de' miei e vedervi i volontarî di Perugia e di Roma, senza che il rossore mi salisse su per le guancie.
Dell'accettazione condizionale, data al voto delle provincie del Centro, non parlo: è tristissima conseguenza del primo fatto. Voi non siete più vostro. Fatto, a Villafranca, vassallo della Francia imperiale, v'è forza chiedere, per le vostre risposte all'Italia, inspirazioni a Parigi.
Sire, Sire! In nome dell'onore, in nome dell'orgoglio Italiano, rompete l'esoso patto! Non temete che la Storia dica di Voi:—ei fece traffico del credulo entusiasmo degli Italiani per impinguare i proprî dominî?—
Sire! io nol credo. Io vi credo—e lo scrissi anni addietro, quando i vostri mi condannavano a morte, per aver tentato di promovere con armi liguri il tentativo d'un prode amico nel Sud—migliore dei vostri ministri e dei faccendieri politici che vi circondano. Credo che viva in Voi una scintilla d'amore e d'orgoglio Italiano. Ma s'è vero—se ciò ch'io sentii, leggendo alcune vostre recenti, semplici, spontanee parole di risposta a non so quale adulatrice deputazione, non è illusione di chi desidera—non avete energia che basti per vivere di vita vostra? Sperdete, perdio, lungi da Voi quel brulichio di pigmei consiglieri di codardia, come il leone sperde, scotendo i velli, gl'insetti che gli si affollano intorno. Perchè assumeste, sul cominciar della guerra, la Dittatura? Per accarezzare le voglie dispotiche dell'Alleato? Per imporre silenzio, con abbiette persecuzioncelle, ad uomini che, come me, osano dirvi la verità? I padri nostri assumevano la Dittatura per salvar la Patria dalla minaccia dello straniero. Abbiatela, purchè siate Liberatore. Ma cominciate dal liberar Voi medesimo dagli uomini che tradirono il concetto Italiano nelle mani del carnefice di Roma, e dalla turba impotente che incatena negli artificî diplomatici il pensiero dell'anima vostra.
Sire! La guerra Italiana non è finita; non è se non cominciata. Per Voi, le vittorie di Lombardia non debbono costituirne che la prima campagna.
A Voi spetta, per le date promesse, il far che riarda; all'Italia, il sostenerla e compirla.