E come alla Roma dei Cesari, che unificò coll'Azione gran parte d'Europa, sottentrò la Roma dei Papi che unificò col Pensiero l'Europa e l'America, così la Roma del Popolo, che sottentrerà all'altre due, unificherà nella fede del Pensiero e dell'Azione congiunti l'Europa, l'America e l'altre parti del mondo terrestre.

E col patto della Nuova Fede raggiante un dì sulle genti dal Panteon dell'Umanità, che s'inalzerà, dominatore sull'uno e sull'altro, tra il Campidoglio ed il Vaticano, sparirà nell'armonia della vita il lungo dissidio fra terra e cielo, corpo ed anima, materia e spirito, ragione e fede.

E queste cose avverranno quando voi intenderete che la Vita d'un popolo è religione—quando, interrogando unicamente la vostra coscienza e la tradizione, non dei sofisti, ma della vostra Nazione e delle altre, vi costituirete sacerdoti, non del solo Diritto, ma del Dovere, e senza transazioni codarde moverete guerra, non solamente alla potenza civile della Menzogna, ma alla Menzogna stessa che usurpa oggi in Roma il nome d'Autorità—quando raccoglierete il grido profetico che Roma ridesta mandava, or son dieci anni, all'Italia, e scriverete nel vostro core e sulla vostra bandiera: noi non abbiamo che un solo padrone nel cielo, ch'è Dio, e un solo interprete della sua legge in terra, ch'è il Popolo.

Intanto Roma è la vostra Metropoli. Voi non potete aver Patria se non in essa e con essa. Senza Roma non v'è Italia possibile. Là sta il Santuario della Nazione. Come i Crociati movevano al grido di Gerusalemme! voi dovete movere innanzi al grido di Roma, Roma! nè aver pace o tregua, se non quando la bandiera d'Italia sventoli nell'orgoglio della vittoria da ciascuno dei Sette Colli.

E qualunque s'attentasse parlarvi d'una Italia senza Roma a centro, o dettarvi leggi d'altrove, sarebbe simile a chi volesse ideare vita senza core; e leggi e potenza sparirebbero, al primo soffio di tempesta, dalle sue mani, come spariscono, cacciati non si sa dove dall'alito più leggiero, quei filamenti ch'errano talvolta, senza base e centro, per alcuni istanti nell'aria.

XII.

La Patria è la Vita del Popolo: io dico vita del popolo e non d'altrui. È necessario che quella vita si svolga liberamente e in tutte le sue facoltà, senza vincoli che la incatenino, senza ostacoli di condizioni che la isteriliscano e la condannino all'impotenza.

Adorate dunque la Libertà. A che gioverebbe aver Patria se l'individuo non dovesse trovare in essa e nella sua forza collettiva la tutela della propria libera vita? Come potreste servire la Patria e giovarle, se doveste vivere a beneplacito d'altri? È forse la prigione Patria del prigioniero?

Adorate la Libertà. Rivendicatela fin dal primo sorgere, e serbatela gelosamente intatta, siccome pegno della vittoria, nelle battaglie che dovete combattere per la Patria. Non vi fate mai d'altri. Abbiate capi i migliori tra voi, padroni non mai. Però che voi non potete darvi padroni, senza sagrificio del fine a cui tendete sorgendo. E quando voi direte: la patria dell'Italiano è tra l'Alpi e il Mare, i padroni vi diranno: no; la Patria è tra il Mincio e il Conca; quando griderete: a Roma! a Roma! i padroni vi grideranno: a Milano! o a Torino! E quando l'anima vostra fremerà guerra per tutti, i padroni e i servi dei padroni, che sempre abbondano e sono gli adoratori dell'Idolo Lucro, raccoglieranno Congressi di re stranieri per decidere, a seconda dei loro fini, sulle cose vostre; e v'impediranno la guerra.