Ricordarono le glorie dei padri combattenti la minaccia dell'invasore Ottomano, e Venezia che combatteva anch'essa le battaglie Cristiane quando le combattevano i padri. Ricordarono i vestigi dell'antica civiltà Italica diffusi per le loro terre, e i patti di fratellanza stretti nell'esilio fra uomini immedesimati nelle comuni sventure e nelle comuni speranze.

E ciascuno di loro disse all'altro: là, dove si combatte per l'emancipazione d'un Popolo, è sacra l'emancipazione di tutti: ogni uomo della libera Italia sarà un fratello per noi, e moveremo uniti in nome della loro e della nostra Nazione. E cessero l'armi per ripigliarle sotto più giusta bandiera il dì dopo.

Ed ora movono lentamente, tristamente, smarriti dell'anima, incerti nella fede, verso quelle terre d'Austria dove sognavano di non tornare che vincitori, a incontrarvi gli scherni e la persecuzione dell'oppressore.

Però che dov'essi credevano trovare un popolo di fratelli, e combattere uniti le battaglie della Patria, trovarono una gente aggirata da idolatri e sofisti, combattente senza saperlo, per un frammento di Regno, e reggitori di rivoluzioni tremanti davanti al cipiglio dello straniero e ministri commessi di corte che dissero loro: tornate; noi v'abbiamo ottenuto perdono dall'Austria.

Ed io mi sento il rossore su per le guancie, scrivendo; e voi tutti dovreste arrossire, leggendo.

Addio, poveri illusi figli della Drava e dei Carpati. Voi faceste atto solenne di fede; e veniste fra noi per insegnarci come l'Austria sia debole, e come quel fantasma di potenza, in nome del quale i traviatori del nostro moto ci chiedono di rinunziare alla libertà, all'unità, a tutto ch'è caro ad un popolo, sfumerà come neve tocca dal sole, quando tra noi una bandiera di popolo porterà scritto: per la nostra libertà e per la vostra. Ma gli uomini, ch'or reggono e traviano il nostro moto, non possono intendere la santità della vostra fede e non vogliono raccogliere l'insegnamento. Non ci maledite: gemete per voi e per noi. Il Popolo d'Italia è ora cieco, non vile.

Ma il Popolo d'Italia sorgerà, come Lazzaro, dal sepolcro d'inerzia ove giace, dopo brevi giorni di sonno. E fin dalla prima ora del risorgere, esso ricorderà il patto d'alleanza che voi gli offriste e i suoi forti si trasmetteranno di fila in fila la parola della battaglia: Roma—Pesth.

E a quel grido, da Pesth a Praga, da Praga a Zagreb, da Zagreb a Lemberg, da Lemberg a Cattaro, sorgeranno nemici all'Austria e diranno: noi pure, noi pure! E il nome del vecchio Impero sparirà nella tempesta d'un giorno.

XV.

Voi siete ventisei milioni d'uomini, circondati da una Europa di Popoli oppressi, che, come voi, cercano la Patria e come voi provarono d'esser potenti, desti una volta che siano, a rovesciare i loro padroni. Non entrerà mai dunque in voi coscienza dalla vostra forza? Non intenderete voi mai che il giorno in cui, invece di gemere e supplicare, in nome dei vostri patimenti e di non so quali diritti locali, una dramma di libertà, delibererete di sorgere e dire: in nome della natura umana e del Diritto Italiano, vogliamo Libertà e Patria per noi e per quanti s'affratelleranno in armi con noi, voi sarete iniziatori della Guerra delle Nazioni, e tanto forti da far tremare sulle loro sedi tutti i Potenti d'Europa?