V'hanno detto che voi siete servi dell'Austria e che prima di provvedere alle vostre sorti d'uomini e di cittadini, v'è d'uopo attendere a liberarvene. Ma io vi dico, ed altri vi ha detto, che voi siete servi dei vostri servi; servi del re che tiene le belle e forti regioni del Mezzogiorno: servi del Vicario del Genio del Male: servi di meschine trepide ambizioni dinastiche: servi di prelati, di cortigiani, faccendieri e sofisti, che immiseriscono le vostro guerre, incatenano colle vecchie tradizioni e colle gerarchie d'anticamera il genio dei vostri militi, intorpidiscono le vostre facoltà e ammorzano il vostro entusiasmo con polvere e fango di protocolli: servi di governucci diseredati egualmente di pensiero e di azione, i quali regolano il vostro moto nazionale colle forme d'una vecchia danza di corte, e, con un popolo fremente innanzi, dissertano sull'accogliere o sull'accettare, e sopra ogni sillaba venuta da Biarritz o da altro ricettacolo di Despota traditore, come i Greci del Basso-Impero dissertavano, morente la Patria, sulla luce che veniva o non veniva dall'ombelico.
Emancipatevi, in nome della Libertà, da tutti costoro—da quei che mandano deputazioni a regnanti stranieri per chieder loro permesso di vivere liberi—da quei che smembrano la Causa d'Italia, restringendo ad una o ad altra zona della vostra terra i diritti trepidamente enunziati—da quei che spendono la vostra polvere da cannone, non contro il nemico, ma per celebrare i benefizî e le glorie d'una annessione ch'è favola—da quei che vi dicono: sperate nell'uomo di Villafranca, nello Tsar, nel Convegno futuro dei Principi, invece di dirvi: sperate in voi stessi, nelle vostre bajonette, nel diritto Italiano e nel Dio di Giustizia—da quei che dicono a chi parla d'insorgere: sostate sino al finir delle Conferenze in Zurigo o sino al cominciare delle Conferenze in Bruxelles—da quei che v'hanno detto: durate immobili, mentre si vendeva a Venezia o si scannava in Perugia—da quei che vi vietano, mentre ogni giorno che corre frutta proscrizione ai nostri e ordinamento di forza al nemico, di varcar la Cattolica—da quei che si dicono chiamati a governare una impresa di libertà, e, perchè non s'impaurisca il dispotismo straniero, vi vietano libertà di parola, di pubblici convegni, di stampa. Ruggite e sperdeteli. Non avrete allora da temer l'Austria.
Voi sperdeste l'Austria dieci anni addietro colla campana a stormo e colle barricate d'una provincia, e non si rifece potente—lo diceste tutti in quel tempo—se non per le colpe degli stessi sofisti e faccendieri di corte che oggi rigovernano le cose vostre. Perchè non la sperderebbero la campana a stormo e le barricate di tutta Italia?
Non è la forza, prima nel Diritto e nei fermi propositi, poscia nel numero? Or come dunque osano i sofisti dirvi che siete troppo deboli per pensare ad altro che a cacciar l'Austria, e limitano intanto il vostro numero e le vostre forze, confinandovi per entro al recinto di poche provincie e contendendovi la vasta, la forte, l'onnipotente Italia?
Libertà! Libertà! Siate liberi come l'aria delle vostre Alpi: liberi come le brezze dei vostri mari: liberi per seguir capi i quali osino e sappian guidarvi: liberi per combattere: liberi per suscitare, coll'armi e con tutti i mezzi che Dio vi ha profusi, l'Italia tutta ad insorgere: liberi d'infervorarvi a vicenda coi convegni fraterni e di chiamare lo spirito di Dio sulle turbe raccolte: liberi di vivere e morir per la patria, non per un frammento di Regno o per una Italia a mosaico, col marchio di servitù su Napoli, Palermo, Venezia e Roma.
XIV.
D'onde vengono, ove vanno quegli uomini che hanno sembianza di prodi, e nondimeno portano come un segno di sconfitta sulla pallida fronte e movono verso il mar di Liguria, tristi come vittime consecrate? Perchè trasaliscono muti alle parole Eljen a' Magyar, mormorate sommessamente al loro orecchio, come da chi si sente involontariamente colpevole?
Sono figli della Drava e dei Carpati: Ungheresi ch'erano pochi mesi addietro nelle file nemiche.
Soldati e prodi, essi s'apprestavano al debito loro nella battaglia; ma quando si videro a fronte la bella bandiera dai tre colori, e udirono il grido all'armi! d'Italia, sentirono un brivido nell'ossa, come s'essi movessero a guerra fraterna, e calarono l'armi e s'arresero.
Ricordarono le libere pugne di dieci anni prima contro l'oppressore della loro terra, e che in quel tempo anche in Italia si combatteva quell'oppressore, ch'è oppressore di tutte le terre ove pone piede.