MAZZINI E VITTORIO EMANUELE


A PROPOSITO DI UNA FRASE DI FRANCESCO CRISPI [149]

Al Direttore del «Dovere.»

In una lettera del deputato Crispi, inserita nel Diritto del 6 giugno, trovo le parole: «Mazzini, il quale ha solo l'arte di restare repubblicano offrendo i suoi servigi ai principi.»

Quelle parole sono indegne, ma non mi sorprendono. La caduta dell'anime segue, come quella dei gravi, le leggi del moto accelerato. Smarrita la fede che le guidava, precipitano, in balìa di subiti impulsi e dell'ira, d'abisso in abisso.

Nè mi curerei di rispondere a un oltraggio smentito da tutta una leale impavida vita. Se non che il dubbio sul quale speculano quelle parole, affacciato già da altri, può serpeggiar facilmente tra giovani buoni ma proni a uno scetticismo che le fraintese dottrine di Machiavelli hanno impiantato nell'anime. Scrivo dunque per essi quel tanto ch'è necessario a provar loro come qualcuno almeno possa, in un contatto regio, serbare inviolata, non dirò la fede, ma la dignità della fede repubblicana.

Nel novembre del 1863—mentr'io lavorava come meglio poteva per l'unica impresa possibile allora, e di necessità suprema oggi come allora—l'impresa Veneta—mi venne da persona che praticava col re un messaggio la cui sostanza era questa: «il re non intendere questo cospirare continuo e impiantare un dualismo tra il Governo e il Partito d'Azione in cose nelle quali si era, in sostanza, d'accordo: volere egli Venezia quanto me: aver egli fede nell'onesta lealtà del mio procedere: perchè non si verrebbe a un patto per l'intento comune?»

Io sono repubblicano; ma ho sempre creduto e credo che sarebbe colpa e follìa introdurre la questione repubblicana nell'impresa Veneta. La questione Veneta è Nazionale, non politica: questione di terra nostra da conquistarsi sullo straniero, sotto qualunque bandiera rappresenti l'Italia nel momento in cui l'impresa si tenterà. La guerra all'Austria ha bisogno di tutti gli elementi di forza esistenti nella Nazione: dell'esercito, come dell'insurrezione e dei volontarî. Ajutare rapidamente, potentemente, universalmente, senza suscitare questioni generatrici di discordia, una iniziativa Veneta, perchè il Veneto emancipato s'unisca all'Italia: è questo tutto il programma. Solamente, è necessario vincere, e vincere in modo che dia all'Italia coscienza di sè. Quindi, indispensabili alcune condizioni all'impresa; non ajuti stranieri che c'imporrebbero soggezione e patti funesti: iniziativa di Popolo, per determinare il disegno pratico della guerra, e non lasciare alla pedanteria dei generali governativi facoltà di concentrarla, come nel 1848, per entro al Quadrilatero, dove saremmo forse battuti: l'elemento importantissimo dei volontarî schierato intorno a Garibaldi. Queste mie convinzioni erano tali da potersi esporre a popoli e principi; e le esposi.