Giuseppe Mazzini.
AI ROMANI [151]
Romani,
Non so a che, nelle nuove circostanze, voi vi apprestiate; ma so a che dovreste apprestarvi; e m'assumo di dirvelo: prima, per coscienza d'Italiano e di cittadino di Roma, dacchè a voi piacque, in tempi gloriosi alla vostra città, farmi tale: poi, perchè gli uomini di parte monarchica imposturarono come mia una stolta lettera nella quale v'è predicata pazienza e sono tacciati d'imprudenti i vostri bei fatti del 1849. Taluni fra voi possono aver creduto nella verità di quell'impostura, e m'importa sappiate che io, triumviro un giorno in Roma, incanutito oggi nella chioma ma non nell'anima, serbo incontaminata la Fede che noi annunziavamo allora uniti e volenti all'Italia dal Campidoglio.
Ignoro quale situazione impreveduta possano creare per voi le tattiche oblique del Governo del Regno e le trame degli agenti francesi con esso e col Papa; e spero che voi vi governerete in ogni modo da forti, a seconda dei casi. Ma io vi parlo come se la Convenzione Franco-Italiana dovesse essere unica norma alle vostre condizioni. E di fronte a quella Convenzione, che comanda al Governo Italiano di non promovere azione contro la potestà temporale del Papa, di non tollerare ch'altri la promova dalle terre Italiane, e di serbare capitale d'Italia Firenze, voi avete due solenni doveri da compiere: il primo verso Roma e voi tutti, che portate sulla fronte quel santo nome: il secondo verso l'Italia e l'Europa.
Voi dovete agire: levarvi contro la ciurmaglia accozzata dal rifiuto dei paesi stranieri e sperderla. Una accusa serpeggia—perchè celarvelo?—a vostro danno in Europa, e ha trovato sovente espressione nelle gazzette inglesi e francesi. La singolare pazienza colla quale voi avete, per diciassette lunghi anni, tollerato, senza una virile protesta, gli invasori stranieri nelle vostre mura, fu guardata come sommessione di Popolo che s'arretra davanti ai pericoli, e avvalorò la menzogna che Roma fosse, nel 1849, difesa da uomini appartenenti ad altre terre d'Italia. Io vi vidi in quel tempo, e però la dichiarai sempre, e la dichiaro menzogna. Le influenze che v'inspirarono quell'attitudine mi son note tutte, e non dimentico la singolare e difficile posizione in cui vi mantenne, chiamando ad alleata la Francia, la Monarchia Italiana. Ma se oggi, liberi da quell'equivoco, voi persisteste in soggiacere a quelle influenze addormentatrici—se non v'affrettaste a provare che, non la forza nemica, ma l'essere quella forza della Nazione che l'Italia chiamava alleata, e che combatteva in Solferino e Magenta, fu ostacolo al vostro sorgere—voi confermate la pazza accusa. Or voi non dovete—non dirò mostrarvi codardi—ma poter essere sospettati di codardìa.
Ma sorgendo, quale deve essere il vostro grido? Quale programma dovete scegliere?
La risposta fu già data, diciassette anni addietro, da voi: non dovete scegliere; avete scelto.