Ciò che le Classi Operaje in Italia vogliono—ciò che noi pure, credenti in Dio, nella santità della Famiglia, nella Proprietà individuale, nella Patria, e avversi alle stolte teoriche del Comune di Parigi e alle tendenze, come ci sono note, dell'Internazionale, vogliamo per esse—è questo:

In un Popolo che sorge a Unità di Nazione, Unità per la quale essi hanno largamente versato il proprio sangue, gli Operaî vogliono sorgere essi pure e aver parte di cittadini, d'uomini liberi su terra libera, in quell'Unità, migliorando le loro condizioni morali, intellettuali e—dacchè quel miglioramento esige tempo e mezzi ch'oggi mancano ad essi—economiche:

Vogliono una Educazione Nazionale, uno Stato che ad essi e a tutti comunichi, come pegno d'eguaglianza morale e di progresso futuro, il programma, la tradizione, i principî universalmente accettati e il fine del paese in cui sono chiamati a vivere e ad agire—e che agevoli l'insegnamento speciale necessario al genere di lavoro che scelgono:

Vogliono il voto, un ordinamento politico nel quale essi possano per mezzo dei loro rappresentanti esprimere bisogni, tendenze, desiderî oggi commessi a uomini d'altre classi e con interessi diversi:

Vogliono un ordinamento di Milizia Nazionale che li chiami, occorrendo, tutti a combattere per l'integrità, l'indipendenza, l'onore, la missione della propria terra e che li ammaestri a compire questo sacro dovere, ma senza pericoli per la libertà del paese e col menomo dispendio del tempo sottratto alla vita di famiglia e alla produzione:

Vogliono un ordinamento di libertà amministrativa che, senza nuocere menomamente all'Unità morale e politica della Nazione, affidi agli eletti dal voto universale del Comune la gestione degli interessi economici e degli Ufficî del Comune medesimo, la tutela della sicurezza pubblica locale, la scelta dei più tra gli ufficiali preposti all'esecuzione delle leggi nazionali:

Vogliono un sistema di tributi che, lasciando inviolabile da ogni diretta o indiretta sottrazione il puro necessario alla vita, graviti equamente su ciò che varca quel limite:

E vogliono pacificamente, gradatamente, sostituire all'ordinamento attuale del lavoro retribuito con salario dai detentori di capitali quello del lavoro associato: unire, in altri termini, nelle mani d'associazioni libere e volontarie, industriali e agricole, capitale e lavoro.

Questo vogliono e avranno le Classi Operaje: sono aspirazioni fondate sulla giustizia, additate dalla progressione storica della vita collettiva dell'Umanità, attuabili senza spogliazioni o brutali violazioni di diritti legittimamente acquistati, promettitrici d'incremento alla produzione e di meno anarchico assetto alla vita economica, giovevoli quindi a ogni classe di cittadini; e quando da quasi mezzo secolo queste aspirazioni sprezzate, neglette, combattute, invigoriscono tuttavia d'anno in anno e numerano oggi non migliaja, ma milioni d'uomini affratellati in esse, i tempi sono evidentemente maturi perchè, entro un tempo non remoto, trionfino.

Soltanto—e parliamo non ai professori, senatori e marchesi inaccessibili probabilmente ai nostri consigli, ma ai numerosi uomini delle classi medie che non sono vincolati a sistemi o interessi privilegiati, che possiedono perchè hanno lavorato e lavorano, che vorrebbero il bene; ma, soverchiamente diffidenti d'ogni mutamento, paventano per ogni dove guai che sta in essi d'evitare—soltanto, se quest'elemento popolare chiamato irrevocabilmente a salire non troverà nei già saliti fuorchè resistenze cieche, repressioni feroci e oltraggi dagli uni, noncuranza, scherno, diffidenza e disamore dagli altri, evocherete i pericoli che temete: quell'elemento inoltrerà non come fiume fecondatore, ma come torrente che straripa, inonda e affoga: quel popolo abbandonato, rejetto, accoglierà facilmente la parola d'ira e vendetta, le idee puramente negative e sovvertitrici che abbondano oggi in Europa: avrete imitazioni di Comuni parigini, Internazionale e flagello periodico di guerra civile.