Abbiamo francamente parlato ai nostri: era un dovere e, a rischio di spiacere a molti che militano sotto la bandiera da noi venerata, l'abbiamo compito. Ma se a questo punto tacessimo, se non accennassimo ai colpevoli errori della classe d'uomini rappresentata in Francia dall'Assemblea, ma esistente per ogni dove, avremmo rimorso. Non riparliamo dell'animo di vendetta feroce spiegato da quella classe: vendetta e ferocia tanto più ree quanto più sono adoprate da chi è più forte e finora vinse, mentre furono negli altri inspirate da una riazione non giustificabile, ma intelligibile. La questione vive più in alto del triste presente. Cerchiamo rimedî al futuro. Tentiamo via d'accertare come si possa provvedere a che i turpi fatti di jeri non si rinnovino domani. Pensiamo all'Italia, dov'oggi i buoni istinti e l'apostolato dei nostri allontanano il pericolo, ma dove le cagioni esistono e, se durasse, la noncuranza o l'ostinata resistenza a bisogni reali e a sacre aspirazioni lo produrranno.
D'onde scese al popolo, alle classi artigiane, il materialismo? D'onde vanne ad esso l'esempio del culto esclusivo dei beni terrestri, l'idolatria degli interessi sostituita all'adorazione dei principî, delle sante idee?
Dall'incredulità e dai vizî delle corti, dalla corruzione e dalla condotta dell'alto clero, dalle abitudini dei doviziosi, dal fine che s'è visibilmente proposto quell'ordine d'uomini che hanno scelto per sè stessi il nome collettivo di borghesia e che chiameremo classe media. Questa classe, formata non solamente dei detentori di capitali e di ogni altro elemento di produzione, ma di quanti per condizioni propizie hanno potuto educar l'intelletto a una o ad altra funzione e conquistare predominio negli ufficî, nell'insegnamento, nella stampa, nelle imprese industriali, in tutto ciò che rappresenta officialmente o quasi il paese, aveva innanzi la più bella, la più grande, la più santa missione che potesse idearsi; stendere una mano fraterna alla classe immediatamente inferiore e sollevarla al proprio livello; giovarsi dei vasti mezzi posseduti da essa per educare gli ineducati, per aprire a quei che trascinano l'esistenza nella povertà e nell'incertezza le vie del libero lavoro e di vita più umana: schiudere insomma sulla terra ai milioni di figli del popolo, ciò che il Cristianesimo schiuse ad essi nel cielo, la Patria degli eguali e dei liberi. Non aveva la Religione abolito, da diciotto secoli, la perpetuità delle classi anatemizzando il dogma delle due nature e insegnando che tutti gli uomini sono figli di Dio? Non vaticinava la Storia ai discendenti degli emancipati di sette secoli addietro che, come anteriormente al tramutamento dei servi in uomini dei Comuni gli schiavi s'erano mutati in servi, verrebbe tempo nel quale gli assalariati si convertirebbero in lavoranti associati? E non esciva da ogni tradizione politica severa e perenne lezione che i gradi di Progresso assegnati all'Umanità si compiono lentamente, pacificamente, per iniziativa di chi sta in alto o colla violenza del turbine dalla ribellione di chi sta in basso?
Le classi medie dimenticarono il loro Dovere e dimenticarono le norme elementari d'ogni prudenza. Traviata da una falsa filosofia e da una politica derivata da quella e che non potea varcare al di là dei diritti dell'io, obliarono che ogni loro conquista s'era compiuta coll'ajuto delle moltitudini chiamate, infiammate da promesse di miglioramenti e di libertà. I loro diritti, diritti di stampa, di associazione, d'ammessione agli ufficî, d'elettorato e d'eleggibilità, pei quali il popolo, ineducato e costretto a un lavoro di tutte le ore per vivere, non potea giovarsi, erano oggimai securi: a che combattere per gli altrui? Senza concetto di Dovere, che non può derivare se non da una Legge suprema, nè di fine comune, che non può derivare se non da un disegno intelligente preordinato, nè di vita oltre questa, che il freddo sterile Deismo adottato non racchiudeva, rimaneva il culto degli agi, dei conforti, degli interessi, della materia; e vi si travolsero. E allora si svolsero tutte le tristissime conseguenze dell'Egoismo, gelosia di qualunque accennasse a intenzione di salire ov'esse erano, sospetto d'ogni progresso di libertà nelle moltitudini come di mezzo a tradurre in fatto quella intenzione, adesione non sentita, ma calcolata, alla monarchia come a dottrina di privilegio che afforzerebbe il loro, immobilizzazione della vita elettorale nel censo, favore dato agli eserciti permanenti e riluttanza all'armamento della Nazione, monopolio di legislazione e quindi i proprî interessi curati; traditi o negletti quelli del popolo; concentramento amministrativo come barriera contro il temuto futuro, stolto anti-scientifico terrore d'ogni disegno di miglioramento economico nelle condizioni del popolo come se non potesse compiersi che a danno loro e non dovesse invece accrescere la produzione e la ricchezza comune; cento altri errori e mali ch'or non giova numerare, ma sopra ogni cosa il problema vitale, indispensabile, unico potremmo dire, dell'Educazione Nazionale, falsato, immiserito a proporzioni d'una istruzione che, scompagnata dall'educazione morale e patria, è un'arme a due tagli; e questa istruzione ineguale, anarchica, poca e inaccessibile a quanti poveri combattenti per l'esistenza fisica non possono sottrarre il fanciullo al lavoro o soggiacere a quelle, comunque menome, spose di vestiario o d'altro che l'intervento alla scuola richiede. Da quel contegno delle classi medie scende il contegno delle classi artigiane: dalla gelosia e dal sospetto hanno imparato a sospettare e ad essere gelose dell'altrui condizione, dal culto degli interessi materiali l'avidità, dalla ingratitudine l'ira, dalla guerra la guerra.
Oggi ancora e di fronte al pericolo ch'essa dichiara minaccioso, imminente, la stampa monarchica, la stampa che si millanta dell'ordine e parla in nome delle classi medie, versa in Italia su questo popolo accusato, rimproverato, il più esoso materialismo da ogni suo foglio. Per essa, il problema Italiano si risolve in una cifra di produzione, se bene o male ripartita non monta: un lieve progresso nell'esportazione, un arrivo di qualche nave di più in uno o in altro dei nostri porti, un incerto aumento di ricavato da un tributo a danno probabilmente della classe più misera, la suscitano ad inni d'entusiasmo per le condizioni dell'oggi; diresti che l'Italia, convertita in bottega, non dovesse più vivere se non di ciò che si misura e si pesa, e che l'onore, la dignità, le idee, il progresso morale, la missione da compirsi al di fuori pel bene altrui, fossero elementi estranei alla costituzione e allo sviluppo della Nazione. Materialismo d'interessi momentanei, senza norma alcuna di principio morale che guidi, nella politica internazionale—materialismo d'interessi governativi di un giorno, senza concetto che immedesimi popolo e capi in un fine comune—materialismo nella questione del vincolo religioso, invocato fin dove può giovare a sorreggere l'autorità politica, sprezzato e violato ove accenna a limitarla o dirigerla, e tradotto nella vertenza col Papa, in ipocrisia che cospira genuflettendosi—diffidenza del Pensiero considerato pericoloso, d'ogni proposta innovatrice dichiarata utopia, d'ogni incremento di libertà, d'ogni associazione che miri a procacciarlo, d'ogni idea che schiuda o annunzii un nuovo orizzonte allo spirito—è questo l'insegnamento che sgorga ogni giorno dalle manifestazioni officiali o semi-officiali degli organi di ciò che è. La pratica, che convalida pur troppo l'insegnamento, è nota all'Italia, e noi non vogliamo insozzarne le nostre pagine.
Logorata dal tempo e dal materialismo l'antica fede che prometteva almeno le benedizioni del cielo ai condannati a patir sulla terra—senza Educazione che guidi a fede più alta e più unificatrice dei doveri e delle speranze—senza alcuna di quelle grandi idee che han nome Patria, Onore, Gloria, Libertà, Indipendenza, Missione, e hanno potere di creare la virtù del Sacrificio nel core delle moltitudini—come mai le aspirazioni delle classi temute non si sarebbero concentrate intorno alla conquista dei beni materiali negati? Perchè non avrebbero dai godimenti delle classi socialmente superiori imparato il desiderio di godere alla volta loro? E perchè, respinte nei loro più temperati disegni e condannate—in un mondo pel quale il dito di Dio ha stampato per ogni dove la parola progresso—all'immobilità delle loro attuali condizioni, non travierebbero dietro ai primi che, rivelando ad esse la loro forza, le chiamano a conquistare colla violenza e a danno altrui ciò che dovrebbero ottenere per altra via e senza rovina di chi ha già, per lavoro compito nel passato, ottenuto? Gli errori abbondano nelle loro file; ma dov'è il Potere, dov'è la classe fornita di mezzi intellettuali o materiali che abbia educato quei milioni d'uomini al Vero e li abbia poi condotti di grado in grado alla pratica di quel Vero? Una colpevole tendenza all'ira contro gli abbienti, alla vendetta contro chi li offese e rise delle loro richieste, affatica, irrita le anime loro; ma se noi possiamo biasimarli e li biasimiamo, in nome di qual dritto le classi non curanti prima, feroci contr'essi poi, esigerebbero da essi quelle virtù ch'esse non hanno? Da oltre a quarant'anni, la questione della quale Parigi s'è fatta in questi ultimi mesi tristissima interprete, s'agita esplicita, più e più sempre minacciosa in Francia, in Inghilterra e in Germania, nelle classi artigiane; e chi pensò seriamente a risolverla? Chi provvede a schiuderle le vie del progresso pacifico? Le classi governative, i posseditori, nei Parlamenti o fuori, degli ufficî e dei capitali, schernirono la parola di quelle classi e ne soffocarono gli atti nel sangue. Hanno convertito ciò che avrebbe dovuto essere opera concordemente tentata in duello: hanno detto: v'impediremo la via colla Forza: le conseguenze dovevano escire inevitabili. Non giova maledire: bisogna mutar le premesse. E affrettarsi: per quanto è più sacro, affrettarsi.
Professori, senatori, marchesi, gazzettieri e voi tutti che, atteggiandovi a sussiego d'economisti, degnate annunziarci per via d'epistole laudatorie reciproche che v'occupate di salvare la società minacciata, perchè, invece di consigliare amorevolmente il malato e lenirne l'irritazione, cominciate per oltraggiarlo? E perchè, usurpando la definizione materialista e puramente negativa data da Bichat[164] alla Vita, non trovate dall'alto della vostra scienza altri rimedî da quelli infuori che sommano nella parola resistere? Religione, voi dite; e lo diciamo noi pure; ma quale? Noi la cerchiamo nel futuro e tale che dall'alto dell'eterna rivelazione di Dio attraverso le nostre facoltà e le tendenze della vita collettiva, stringa in armonia Terra e Cielo, santifichi coll'adempimento del Dovere i diritti, e insegni all'uomo che deve non distruggere, ma sviluppare e perfezionare gli elementi dei quali si compone la Tradizione dell'Umanità: voi retrocedete a brancolare tra le rovine del lontano passato e vi riannettete per tardo calcolo di paura a una religione che insegnava rassegnazione al Male quaggiù, diceva: al cielo, al cielo! perchè si sentiva incapace di trasformare la terra, e scaglia oggi col Sillabo anatema al Moto. Altri fra voi fantastica di un Partito Conservativo da fondarsi con tutte le reliquie delle fazioni spente o morenti. Il Partito Conservativo esiste: esiste da secoli: esiste nella coesione naturale di tutti gli interessi nati dal tempo e dalla possessione: esiste forte d'ordini, di vasta rete d'ufficî, di tesoro, d'esercito; e non ha potuto impedire alla marea di salire. Sarà più forte se riuscirete a ingrossarlo d'alcuni retrogradi che non seppero difendere, quando occorreva, i loro padroni? E quanto a reprimere, sì, lo potete; lo potete per un po' di tempo ancora; ma lo dovete? Vi basta l'animo di combattere senza rimorso battaglie periodiche, di mantenere ordinata con sagrificî continui, crescenti, la guerra civile nella vostra terra, d'insanguinarvi a ogni tanto le mani nel sangue d'uomini che illusi, traviati, son pure vostri fratelli? E a qual pro? Non riescirete lungamente, e dovete saperlo. O siete ciechi di tanto da non vedere l'inesorabile progressione seguìta in questa guerra tra chi chiede e chi nega? Paragonate le eroiche sommosse del chiostro di Saint-Mery col moto del 1848 e le ribellioni di Lione ai giorni di Luigi Filippo coll'ultima insurrezione del Comune in Parigi. Le vostre sono vittorie di Pirro. Voi potete spegner nemici; ma il Nemico è immortale. Il Nemico è un'idea.
Voi sollevate imprudentemente il grido selvaggio: i barbari sono alle porte della nostra città. Quel grido non è vostro: non esce, la Dio mercè, da concetto italiano. Voi lo usurpaste a Guizot. Ma ricordatevi almeno che l'averlo proferito non salvò Guizot, nè la dinastia ch'egli proteggeva, nè quell'ordinamento della borghesia ch'ei sognava e che rovinò sotto la brutale violenza del Bonaparte. E ricordatevi che i Barbari del V secolo vinsero. A respingerli, bisognava rifare i decaduti, immemori, scettici, corrotti Romani.
Questi che voi oggi chiamate Barbari rappresentano sviata, guasta, sformata per colpa vostra in gran parte, una Idea: il salire inevitabile, provvidenziale, degli uomini del Lavoro. Perchè lo dimenticate? Voi balbettate a ogni ora la sacra parola Progresso; ma cos'è questa Legge divina che noi scrivemmo d'antico sulla nostra bandiera se non l'avvicinarsi di passo in passo all'unità della famiglia di Dio? Non è questo moto ascendente degli Operaî, nelle sue radici, una fase, indicata dai tempi, di quel Progresso? Non dovreste benedirlo come adempimento del disegno divino nel mondo? Voi siete studiosi e forse dotti di Storia; ma non v'insegna la Storia che un'Epoca dell'Umanità o una Nazione non sorge se non coll'affacciarsi d'un nuovo elemento alla vita sociale? Perchè non sentite il bisogno e il dovere d'ajutare a sorgere questo elemento? Perchè volete conservare l'inferiorità di milioni d'uomini, figli come voi di Dio, nati con voi nella stessa terra e chiamati allo stesso fine? Noi abbiamo, scriveva dì sono, meravigliando dell'ingratitudine popolare, un gazzettiere dei vostri, fondato le Casse di Risparmio pei malcontenti. È derisione? È follìa? Casse di risparmio per chi si lagna di non poter risparmiare? Casse di risparmio per risolvere un problema d'eguaglianza, di libertà non mentita, d'associazione, d'unità morale da ordinarsi nello Stato? E voi, professori, senatori e marchesi, che dichiarate, esagerando, urgente il problema e gigantesco il pericolo, date e chiedete lodi e patenti di salvatori al gazzettiere che intende a risolvere l'uno e scongiurar l'altro con rimedî siffatti?