Non v'è che un sole in cielo per tutta la terra: non v'è che uno scopo, una legge, una sola credenza, associazione, progresso, per tutti quei che la popolano. Come voi, noi combattiamo pel mondo intero, noi siamo tutti fratelli, noi rimarremo tali checchè si faccia.

Fidate in noi: noi fidiamo in voi. Se mai nella crisi che stiamo per attraversare, le forze ci mancassero, noi ricorderemo le vostre promesse; vi grideremo: Fratelli, l'ora è giunta, sorgete, e vedremo i vostri volontarî ad accorrere. Insieme combattemmo sotto l'Impero: insieme combatteremo un'altra volta a pro di quanto v'ha di più sacro per gli uomini: Dio, Patria, Libertà, Repubblica, Santa Alleanza dei Popoli.

II.

(Il 29 marzo ebbe luogo l'elezione del Triumvirato, del quale io feci parte e che pubblicò il seguente programma.)

Cittadini!

Da cinque giorni noi siamo rivestiti d'un sacro mandato dall'Assemblea. Abbiamo maturamente interrogato le condizioni del paese, quelle della patria comune, l'Italia, i desiderî dei buoni, e la nostra coscienza; ed è tempo che il popolo oda una voce da noi; è tempo che per noi si dica con quali norme generali noi intendiamo soddisfare al mandato.

Provvedere alla salute della repubblica; tutelarla dai pericoli interni ed esterni; rappresentarla degnamente nella guerra dell'indipendenza: questo è il mandato affidatoci.

E questo mandato significa per noi non solamente venerazione a una forma, a un nome, ma al principio rappresentato da quel nome, da quella forma governativa; e quel principio è per noi un principio d'amore, di maggiore incivilimento, di progresso fraterno con tutti e per tutti, di miglioramento morale, intellettuale, economico per la universalità dei cittadini. La bandiera repubblicana inalzata in Roma dai rappresentanti del popolo non esprime il trionfo d'una frazione di cittadini sopra un'altra; esprime un trionfo comune, una vittoria riportata da molti, consentita dalla immensa maggiorità, del principio del bene su quello del male, del diritto comune sull'arbitrio dei pochi, della santa eguaglianza che Dio decretava a tutte le anime, sul privilegio e sul dispotismo. Noi non possiamo essere repubblicani senza essere e dimostrarci migliori dei poteri rovesciati per sempre.

Libertà e Virtù, Repubblica e Fratellanza devono essere inseparabilmente congiunte. E noi dobbiamo darne l'esempio all'Europa. La repubblica in Roma è un programma italiano: una speranza, un avvenire pei ventisei milioni d'uomini fratelli nostri. Si tratta di provare all'Italia e all'Europa che il nostro grido Dio e il Popolo non è una menzogna—che l'opera nostra è in sommo grado religiosa, educatrice, morale—che false sono le accuse d'intolleranza, d'anarchia, di sommovimento avventate alla santa bandiera, e che noi procediamo, mercè il principio repubblicano, concordi come una famiglia di buoni, sotto il guardo di Dio e dietro alle inspirazioni dei migliori per Genio e Virtù, alla conquista dell'ordine vero, Legge e Forza associate.