I Piemontesi hanno l'obbligo di provare all'Italia e all'Europa che essi sono Italiani e non servi d'una famiglia di re, ch'essi mossero alle battaglie nei piani lombardi, non come cieco stromento di voglie ambiziose d'un uomo o di pochi raggiratori, ma come apostoli armati del più bel concetto che Dio possa spirare nei petti umani: la creazione d'un popolo, la libertà della patria. Hanno l'obbligo di provare ch'essi non furono nè codardi nè ingannatori, ma ingannati essi pure e vinti per colpe altrui. Hanno l'obbligo di lacerar quel trattato che li accusa impotenti, di restituire all'esercito l'antica fama immeritamente perduta, di cancellare nel sangue nemico la vergogna della disfatta, e dire ai loro fratelli dubbiosi: noi siam la spada d'Italia. Sia la loro bandiera quella di ventisei milioni di liberi: sia la loro parola di riscossa: Roma e Milano, unità e indipendenza; sia il loro esercito la prima legione dell'esercito nazionale. Ben altra gloria è codesta che non quella d'essere frammento regio senza base e senza avvenire, continuamente oscillante mercè regnatori deboli o tristi, fra la minaccia dell'Austria e il giogo de' gesuiti.

Compiano la Lombardia e il Piemonte il debito loro. Roma e l'Italia non falliranno all'impresa.


ATTI
DELLA REPUBBLICA ROMANA

I.

(La repubblica romana fu proclamata dall'Assemblea eletta dal suffragio universale il 9 febbrajo 1849. Il 24, i membri detti della Montagna nella Costituente Francese scrissero un indirizzo di congratulazione fraterna e promessa d'ajuto alla Costituente romana. A quell'indirizzo io, per mandato dell'Assemblea, risposi col seguente.)

Cittadini!

Il vostro indirizzo ci è giunto in un momento solenne, alla vigilia della battaglia[95]. E noi v'attingeremo nuove forze, nuovi incoraggiamenti per la santa lotta che sta per aprirsi. La Francia ha fatto grandi cose nel mondo: voi avete patito, sperato, combattuto per la umanità, e ogni voce che venga da voi ci impone doveri che, coll'ajuto di Dio, noi sapremo compiere.

Voi intendeste, cittadini, quanto ha di nobile, di grande, di provvidenziale questa bandiera di rinnovamento ondeggiante sulla città che racchiude il Campidoglio e il Vaticano: il Diritto eterno fatto forte d'una nuova consecrazione: un terzo mondo sorgente, nel nome di Dio e del Popolo, sulle rovine di due mondi spenti: un'Italia, che sarà sorella alla Francia, rompente il coperchio della sua sepoltura per chiedere, in nome d'una missione da compirsi, il diritto di cittadinanza nella federazione dei popoli. Voi intendeste che i nostri cuori sono puri d'odio e d'intolleranza, che noi stiamo compiendo un'opera d'amore e di miglioramento umano; e che, rivendicando i nostri diritti senza violar la credenza, separando, come noi lo abbiam fatto, il papa dal principe, abbiamo assunto l'obbligo di non contaminare quest'opera col contatto delle basse passioni e delle codarde vendette che una stampa corrotta o ingannata s'ostina a rimproverarci. Quest'obbligo, noi lo atterremo: parole come le vostre ci compensano di molte calunnie, ci rassicurano contro molte insidie coperte. Noi sappiamo che voi illuminerete i vostri concittadini sul carattere della nostra rivoluzione, e che manterrete per noi quel diritto alla vita nazionale che voi primi avete proclamato e conquistato.