L'Assemblea romana, commossa dalla minaccia d'invasione del territorio della repubblica, conscia che questa invasione, non provocata dalla condotta della repubblica verso l'estero, non preceduta da comunicazione alcuna da parte del governo francese, eccitatrice di anarchia in un paese che tranquillo e ordinato riposa nella coscienza dei proprî diritti e nella concordia dei cittadini, viola a un tempo il diritto delle genti, gli obblighi assunti dalla nazione francese nella sua costituzione e i vincoli di fratellanza che dovrebbero naturalmente annodare le due repubbliche, protesta in nome di Dio e del Popolo contro l'inattesa invasione, dichiara il suo fermo proposito di resistere e rende mallevadrice la Francia di tutte le conseguenze.

VII.

Considerando che i voti religiosi non costituiscono se non una relazione morale tra la coscienza e Dio;

Considerando che la società civile non può, quanto a sè stessa, intervenire coi suoi mezzi d'azione estrinseci e materiali nella sfera dei doveri spirituali;

Considerando che la vita e le facoltà dell'uomo appartengono di diritto alla società e al paese in cui la provvidenza lo ha posto;

Considerando che la società non può riconoscere promesse irrevocabili che le involano e restringono in certi limiti la volontà e l'azione dell'uomo;

Il Triumvirato decreta:

La società non riconosce perpetuità di voti particolari ai differenti ordini religiosi così detti regolari.

È in facoltà d'ogni individuo, facente parte di un ordine religioso regolare qualunque, di sciogliersi da quelle regole all'osservanza delle quali s'era obbligato con voto entrando in religione.

Lo Stato protegge contro ogni opposizione o violenza le persone che intendessero profittare del presente decreto.