Le truppe napoletane hanno invaso il vostro terreno, e marciano su Roma.
Cominci la guerra del popolo.
Roma farà il suo dovere. Le provincie facciano il loro.
Il momento è giunto per uno sforzo supremo. Per quanti credono nella dignità dell'anima loro immortale, nell'inviolabilità dei loro diritti, nella santità dei giuramenti, nella giustizia della repubblica, nell'indipendenza dei popoli, nell'onore italiano, è debito in oggi l'agire. Per quanti hanno a cuore la propria libertà, le proprie case, la famiglia, la donna dell'amor suo, la terra nativa, la vita, l'agire è necessità. Vita, libertà, averi, diritti, ogni cosa, cittadini, v'è minacciata, ogni cosa vi sarà tolta.
Il re di Napoli inalza per noi la bandiera del dispotismo, della tirannide illimitata. I primi suoi passi sono segnati di sangue.
A caratteri di sangue sono scritte le liste di proscrizione.
Voi avete per troppo lungo tempo parlato, mentre gli altri spiavano e registravano. Non v'illudete. Oggi la scelta sia per voi tra il patibolo, la miseria, l'esilio o il combattere e vincere. Popoli della repubblica, ogni incertezza, ogni esitazione sarebbe viltà, e viltà senza frutto.
Sorgete dunque e operate; l'ora che decide è suonata. Schiavitù, quale non l'aveste giammai, o libertà degna delle antiche glorie, lunga securità, ammirazione di tutta l'Europa. Sorgete ed armatevi. Sia guerra universale, inesorabile, rabbiosa, poich'essi la vogliono. E sarà breve.
Mentre Roma assalirà il nemico di fronte, recingetelo, molestatelo ai fianchi, alle spalle.
Roma sia il nucleo dell'esercito nazionale del quale voi formerete le squadre.