Resistete dovunque potete. Dovunque la difesa locale non è concessa, i buoni escano in armi: ogni cinquanta uomini formino una banda; ogni dieci una squadra nazionale; ogni uomo di non dubbia fede, che raccoglie i dieci, i cinquanta, sia capo. La repubblica darà premio e riconoscenza. Ogni preside diriga i centri d'insurrezione, inciti, ordini, rilasci brevetti di capibanda o di capisquadra. La repubblica terrà conto dei nomi, e retribuirà in danari, terreni ed onori. Il brevetto serva come foglio di via, che i comuni, soccorrendo, vidimeranno.
E tutte le bande, tutte le squadre, tormentino, fuggendone l'urto, il nemico; gli rapiscano i sonni, i viveri, gli sbandati, la fiducia; gli stendano intorno una rete di ferro che si restringa, lo comprima ne' suoi moti e lo spenga.
L'insurrezione diventi per poco la vita normale, il palpito, il respiro d'ogni patriota. I tiepidi siano puniti d'infamia, i traditori di morte.
Come fu grande in pace, sorga la repubblica terribile in guerra. Impari l'Europa che vogliamo e possiamo vivere. Dio e il Popolo benedicano l'armi nostre.
3 maggio 1849.
XII.
Romani!
Disordini rari ma gravi, cominciamenti di devastazione, atti offensivi alla proprietà, minacciano la calma maestosa, colla quale Roma ha santificato la sua vittoria. Per l'onore di Roma, pel trionfo del santo principio che noi difendiamo, bisogna che questi disordini cessino.
Ogni cosa dev'essere grande in Roma: l'energia del combattimento, e il contegno del popolo dopo la vittoria.
Le armi degli uomini che vivono, ricordevoli dei padri, fra queste eterne memorie, non possono appuntarsi a petti inermi o proteggere atti arbitrarî. Il riposo di Roma dev'essere come quello del leone: riposo solenne com'è terribile il suo ruggito.