La forza brutale ha sottomesso la vostra città; ma non mutato o scemato i vostri diritti. La repubblica romana vive eterna, inviolabile, nel suffragio dei liberi che la proclamarono, nell'adesione spontanea di tutti gli elementi dello Stato, nella fede dei popoli che hanno ammirato la lunga nostra difesa, nel sangue dei martiri che caddero sotto le nostra mura per essa. Tradiscano a posta loro gl'invasori le loro solenni promesse. Dio non tradisce le sue. Durate costanti e fedeli al voto dell'anima vostra nella prova alla quale Ei vuole che per poco voi soggiaciate; e non diffidate dell'avvenire. Brevi sono i sogni della violenza, e infallibile il trionfo d'un popolo che spera, combatte e soffre per la Giustizia o per la santissima Libertà.

Voi daste luminosa testimonianza di coraggio militare; sappiate darla di coraggio civile.

Per quanto avete di sacro, cittadini, serbatevi incontaminati di stolte paure e di basso egoismo. Duri visibile agli occhî del mondo la separazione tra voi e gl'invasori. Sia Roma il loro campo, non la loro città. E segnate del nome di traditore di Roma chi trapassa, transigendo colla propria coscienza, nel campo nemico. Le necessità europee non consentono che Roma sia conquista di Francesi o d'altri. Mantenete all'occupazione il suo carattere di conquista; isolate il nemico; l'Europa leverà una voce potente per voi. E intanto nessuno può contendervi la pacifica espressione del vostro voto. Organizzate pubblicamente espressione siffatta. Dai municipî esca ripetuta con fermezza tranquilla d'accento la dichiarazione ch'essi aderiscono volontarî alla forma repubblicana e all'abolizione del governo temporale del Papa; e che riterranno illegale qualunque governo s'impianti senza l'approvazione liberamente data dal popolo; poi, occorrendo, si sciolgano. Da ogni rione, da ogni città di provincia escano liste segnate da migliaja di nomi che attestino la stessa fede e invochino lo stesso diritto. Per le vie, nei teatri, in ogni luogo di convegno, sorga un grido: Fuori il governo dei preti! Libero voto! e dopo quell'unico grido, ritraetevi. All'inalzare dello stemma pontificio governativo, quanti giurarono alla repubblica s'allontanino dai loro ufficî. Non si imprigionano le migliaja; non si costringono gli uomini ad avvilirsi. E voi v'avvilireste, o Romani, v'avvilireste per sempre, se dopo aver gridato una volta all'Europa che volevate esser liberi e combattuto e perduto i migliori fra i vostri per esser tali, assumeste condizione di schiavi e pattuiste fin dal primo giorno colla disfatta.

I vostri padri, o Romani, furon grandi, non tanto perchè sapevano vincere, quanto perchè non disperavano nei rovesci.

In nome di Dio e del Popolo, siate grandi come i vostri padri. Oggi, come allora, e più che allora, avete un mondo, il mondo italiano, in custodia.

La vostra Assemblea non è spenta, è dispersa. I vostri Triumviri, sospesa per forza di cose la loro pubblica azione, vegliano a scegliere, a norma della vostra condotta, il momento opportuno per riconvocarla.

5 luglio 1849.

Giuseppe Mazzini.


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