L'Assemblea costituente, numerosa di 150 membri e se non per intelletto, per core almeno, parte eletta della nazione, sedeva permanente, fino al giorno in cui la forza brutale, violando doveri e promesse di Francia, veniva a discioglierla. Essa dettava o approvava quanto fu fatto dal 9 febbrajo sino al 2 luglio.
E chi governava in suo nome? furono elementi indigeni o forestieri?
Prima un Comitato esecutivo: due romani, Armellini e Montecchi; un napoletano, Saliceti; poi, il Triumvirato: proporzione identica di elementi. Ma inferiormente al potere, quanti applicano e vivificano il concetto primo, quanti amministrando, sciogliendo le questioni individuali, operando ad ogni ora, esprimono e modificano il paese, furono romani. Il presidente del Consiglio sotto il comitato esecutivo, Muzzarelli;—il ministro di grazia e giustizia, Lazzarini;—quello degli esteri, Rusconi;—i ministri dell'interno, Saffi e Mayr;—delle finanze, Guiccioli e Manzoni;—dei lavori pubblici, Sterbini e Montecchi;—della guerra, Campello e Calandrelli, appartenevano tutti agli Stati romani. La sicurezza pubblica fu successivamente affidata a Mariani, Meucci, Meloni, Galvagni, romani. Un romano, Sturbinetti, tenne la pubblica istruzione; un romano, la direzione del debito pubblico;—quella dei lavori statistici,—la presidenza della Corte suprema,—il segretariato del governo,—la direzione degli ospedali,—la zecca. A una commissione composta di sette membri, Sturbinetti, Piacentini, Salvati, Meucci, Allocatelli, Spada, Castellani, romani tutti, fu commessa la sovraintendenza sulle domande d'impieghi. Non un preside, non un solo impiegato in provincia, che non fosse suddito nato dello Stato. In tutta la serie degli impiegati superiori, io non trovo dal primo all'ultimo giorno della repubblica che due soli stranieri, Avezzana, ministro di guerra, e Brambilla, membro della commissione di finanze; e romani erano i due colleghi di quest'ultimo, Costabili e Valentini.
E l'esercito?
Il piccolo esercito repubblicano, concentrato ai tempi dell'assedio in Roma contava: il primo reggimento di linea, colonnello de Pasqualis:—il secondo, colonnello Caucci-Molara;—il terzo, colonnello Marchetti, romani tutti ufficiali e soldati;—due reggimenti leggieri, il primo comandato da Masi, lo stesso che il signor de Corcelles, nel suo dispaccio del 12 giugno, tenta far credere forestiero; il secondo condotto da Pasi; ed ambi romani.—la legione romana—i bersaglieri comandati da Mellara, morto per molte ferite, romani—i pochi reduci romani—il battaglione Bignami, romano—il reggimento dell'Unione, romano—i carabinieri, romani—i dragoni, romani—il Genio, romano—l'artiglieria, romana.
E romani erano non solamente i capi nominati finora, ma i due Galletti, Bartolucci, i colonnelli Pinna, Amedei, Berti Pichat, il generale in capo Roselli, i capi dell'intendenza Gaggiotti e Salvati, i principali impiegati nel ministero dell'armi.
Quali dunque erano gli stranieri?
Garibaldi e la sua legione: 800 uomini.
Arcioni e la sua legione degli emigrati: 300 uomini.
Manara—morto per la libertà—e i suoi bersaglieri lombardi, 500 uomini.