E la Francia, la Francia-popolo, la vera Francia, che noi amiamo e non confondiamo, signore, con voi e coi vostri, la Francia che geme e freme sotto un obbrobrio non meritato, sentirà un dì o l'altro, ma di certo entro un breve cerchio di tempo, il rimprovero che pesa sulla sua fronte, e d'un de' suoi moti di lione lo scoterà via da sè. La Francia intenderà che la noncuranza colla quale essa concede ai governi che la dirigono di cancellare o falsare il principio europeo pel quale essa ha sparso sudori e sangue, non è una stanchezza momentanea dell'oggi, ma dura da lunghi anni e accumula sulla sua bandiera diffidenze e reazioni ormai gravi; che vigilano nell'Europa dei popoli, contro l'amore ch'essa inspirava, la rovina della libertà spagnuola nel 1823, le promesse fallite all'Italia nel 1831, l'isolamento colpevole del 1848, l'abbandono della Polonia, l'indifferenza davanti all'invasione russa nell'Ungheria, lo scredito che sparge per ogni dove sull'idea repubblicana la repubblica-menzogna immedesimata con essa, e il delitto di Roma; che la sua potenza d'iniziativa perisce; che a farla rivivere è urgente ridestarsi; e si desterà.
In quel giorno, signore, abbandonato, schernito, maledetto da quei ch'oggi s'avviliscono più di menzogne e di lodi davanti a voi, andrete, vittima espiatrice di Roma, a morire in esilio.
Il culto dei nomi, esaurito nell'ultima formula, svanirà per la Francia e per l'Europa. Il Popolo sarà papa in Roma, presidente in Parigi.
Principe Luigi Napoleone! Il 14 gennajo 1848 io scrivevo al ministro Guizot: «Voi siete travolto oggimai dagli eventi che non potete più prevenire nè dirigere. Voi siete ancora molto potente, signor ministro; ma noi saremo in ultimo più potenti di voi.» Il ministro crollava, sorridendo, il capo. Ma dov'era egli in febbrajo?
Dicembre 1850.
1856.
A DANIELE MANIN
I.
Quando voi, capo di repubblica nel 1848, e caro a noi tutti pei ricordi della gran difesa e per dignità di condotta negli anni d'esilio, gittaste, rompendo a un tratto il lungo silenzio, la bandiera—non dirò della repubblica—ma della nazione, ai piedi d'un re, io vi compiansi e mi dolsi per l'Italia, tacendo.