«Cessato l'arringo dell'azione armata—continua il Saffi—dinanzi all'unità materialmente compiuta, sentì più che mai profondo il bisogno di volgere quell'avanzo di vita, che la natura fosse per concedergli, all'arringo dell'azione pacifica, cercando preparare nella mente e nella virtù della nuova generazione, l'unità morale della patria risorta. Al quale effetto egli volse l'animo a due principali intenti: l'ordinamento cioè delle società operaje d'Italia a nazionale fratellanza, e la fondazione, nella capitale, d'un periodico: La Roma del Popolo, inteso a riassumere, sotto forma d'apostolato civile, la tradizione della scuola repubblicana unitaria, discesa dalla Giovine Italia, interpretandone al Paese le dottrine religiose, politiche o sociali»[44].
Sono frequenti in quel tempo gli scritti di G. Mazzini che apparvero nella Roma del Popolo—come può vedersi in fine del presente volume—indirizzati ad associazioni operaje, alle quali specialmente e continuamente raccomanda di non separare la questione economica da quella politica, e di stare in guardia contro esotiche dottrine tendenti o ad abolire ogni legittimo principio d'autorità o a distruggere nella patria, nella famiglia, nella proprietà individuale i cardini su cui si svolge oggi ogni progresso di civile consorzio.
«Nè mai forse come in quell'estremo periodo del viver suo—continua il Saffi—la parola del Grande Italiano penetrò così addentro nella mente, non che dei suoi discepoli, ma di coloro stessi tra i suoi compagni di Patria, che avevano per lo innanzi ignorato o frainteso i veri intendimenti delle sue dottrine.»
Ed a queste dottrine facendo, com'era suo costume, seguire l'applicazione pratica, fece sì che in Roma convenissero i rappresentanti dei varî sodalizî operaî della Penisola a stringere un patto di fratellanza, che doveva organizzare tutto il ceto artigiano in un gran corpo od ordine nazionale[45]. In quel Congresso fu proclamato mezzo efficace all'emancipazione economica delle classi operaje, la costituzione delle cooperative di consumo e di produzione, le quali, da quel tempo in poi, crebbero continuamente di numero e d'importanza, tanto nei piccoli come nei vasti centri, avviamento lento ma sicuro verso quell'ultimo assetto sociale da lui vagheggiato: la riunione, cioè, del capitale e del lavoro nelle stesse mani[46].
Ma questa propaganda morale e sociale, a cui consacrò le rimanenti forze dell'anima sua, gli fruttò, come di consueto, accuse, calunnie, amarezze infinite, e, come di consueto, ei continuò impavido nella lotta: e con lo scritto intitolato Il Comune e l'Assemblea[47] pubblicato il 3 maggio 1871 nella Roma del Popolo, egli respinse il consiglio di coloro che lo esortavano a tacere di questione religiosa e sociale per non suscitare discordie nel partito. Lo respinse perchè, oltre ad essere il Mazzini sinceramente e profondamente convinto, giudicava che tacendo o mentendo, non si ottengono mai unioni efficaci e durevoli[48].
«Al cadere dell'anno 1870—scrive il Saffi[49]—quasi presago della sua fine, volle rivedere i suoi amici inglesi a Londra, serbando l'antica consuetudine di celebrare con essi a domestico ritrovo l'ora del passaggio dell'anno che muore all'anno che nasce. Mosse nel cuore dell'inverno da Lugano, in compagnia del suo giovane amico Giuseppe Nathan, passando il Gottardo, mal riparato dal freddo e dalla neve; onde gli si aggravò la tosse, che da tempo lo affaticava. Fatta breve dimora in Londra, si ricondusse nei primi giorni del '71 a Pisa, per dar mano più da vicino alla collaborazione della Roma del Popolo; poi di nuovo a Lugano nell'autunno di quell'anno, e vi si trattenne fino al febbrajo. Ma in principio di quel mese, non curando la rigida stagione, volle tornare a Pisa; e quel viaggio, molestato com'era dalla bronchite, l'uccise.»
CENNI E DOCUMENTI
INTORNO ALL'INSURREZIONE LOMBARDA
E ALLA
GUERRA REGIA DEL 1848
dicembre 1849.