Giuseppe Mazzini.
A LUIGI BONAPARTE[117]
I.
Signore,
I tempi sovrastano minacciosi: la marea imperiale retrocede visibilmente. Voi lo sentite. Tutti i provvedimenti da voi adottati in Francia, dopo il 14 gennajo; le note e le intimazioni diplomatiche che voi, dal dì fatale, spargeste al di fuori, rivelano le ansie del terrore. Un senso d'intensa agonia—l'angoscia di Macbeth—vi rode l'animo, trapela da ogni vostro atto o parola. Il presentimento che summa dies et ineluctabile fatum pendon su voi, v'incalza insistente. Il Signore di Glamis, il Signore di Cawdor e il re[118],—il Pretendente, il Presidente e l'Usurpatore—son condannati. L'incanto è sciolto. La coscienza dell'Umanità s'è riscossa, e guatandovi con piglio severo, vi esamina, scruta i vostri atti, e vi chiede conto delle vostre promesse. Da questo momento la vostra sorte è decisa. La coscienza dell'umanità scorgerà in breve che voi non siete che una menzogna vivente; una deforme ripetizione di un Passato spento da lungo tempo e per sempre; una pallida ombra furtivamente emersa dalla tomba di Sant'Elena, e non coronata dalla gloria immortale e dalla solenne missione del potente ch'ivi riposa; una parodia di potere, atta a negare, a dissolvere, a schiacciare per breve tempo, inetta ad affermare, ad organizzare, a edificar cosa, in cui l'avvenire possa adagiarsi. L'umanità chiede realità, non fantasmi; evoluzioni del principio d'educazione, che Dio le assegna a legge di vita, non fatti bastardi, arbitrarî, anormali, che han la vita d'un'ora. A tai fatti essa guarda, sospesa per meraviglia, un istante; poi passa, intimando alla importuna apparizione il ritorno nel nulla. E voi, signore, vi affrettate a tal termine. Voi potete viver mesi, non anni.
Allorchè, illegalmente, occupaste il potere, voi prometteste, quasi ad ammenda, di voler ridurre in pace la Francia—la Francia irrequieta, perturbata e perturbatrice. È governo l'imprigionare, il deportare, il soffocar la parola? È strumento di educazione il gendarme? apostolo di moralità e di mutua fidanza la spia? Voi annunciaste al rozzo paesano di Francia, che nuovi tempi albeggiavano, col vostro impero, per lui; che le gravezze sotto cui geme, andrebbero l'una dopo l'altra cessando. Ne sparve sol una? Potete voi additare un miglioramento qualsiasi della sua condizione, un solo elemento d'imposte rimosso? Potete spiegar come avvenga che il paesano oggidì si affratelli nella Marianna? Potete negare che lo storno dei fondi—già consacrati all'industria agricola—nei canali della speculazione aleatoria, aperti da voi, non abbia tolto al lavoratore di che procacciare strumenti al lavoro e migliorare la terra? Voi seduceste il traviato operajo, dichiarandovi l'Empereur du peuple, un Enrico IV sotto forma diversa, inteso ad assicurargli lavoro perenne, alte mercedi, e la poule au pot. Non è la poule au pot vivanda alquanto cara oggi in Francia? Non costan più caro ancora gli affitti delle case, e parecchî fra gli oggetti più necessarî alla vita? Apriste nuove strade; tracciaste, per fini strategici e repressivi, nuove linee di comunicazione; distruggeste e riedificaste. Ma la moltitudine delle classi operaje appartiene forse tutta alla beneficata categoria dei muratori? Potete voi, a schiuder sorgenti di lavoro e di guadagni al proletario, metter sossopra indefinitamente Parigi, e le principali città di provincia? Potranno questi transitorî espedienti far mai le veci della produzione regolare, progressiva, normalmente richiesta? È forse la domanda della produzione in condizioni soddisfacenti al presente? Non sono tre quinti degli ebanisti, dei falegnami e degli operaî meccanici, senza impiego in Parigi? Voi adombraste alla borghesia, facilmente soggetta a paure e a lusinghe, sogni e speranze di raddoppiata attività industriale, sorgenti feconde di nuovi profitti, eldoradi di stimolata esportazione e di operosità internazionale. Che avvenne di tutto ciò? La vitalità produttrice della Francia langue incagliata: le commissioni pel commercio diminuiscono: i capitali si celano. Voi avete, come il selvaggio, tagliato l'albero per coglierne le frutta; avete, intemperantemente e con mezzi artificiali, eccitato speculazioni sfrenate, immorali, che mentono larghe promesse solo a tradirle; avete, millantando progetti giganteschi, attratto da ogni parte della Francia a Parigi i risparmî de' piccoli capitalisti, deviandoli dalle fonti vere e permanenti della prosperità nazionale:—l'agricoltura, l'industria e il commercio. Questi risparmî furono ingojati e fatti sparire da qualche dozzina di speculatori privilegiati, sommersi in un lusso sfrenato e improduttivo, o copertamente trasferiti—potrei citar nomi della vostra famiglia—a salvamento in paesi stranieri. La metà de' progetti caddero, dimenticati, nel vuoto. Alcuni degli inventori viaggiano ora, per prudente riguardo, à l'étranger. Voi avete dinanzi una borghesia malcontenta; vi stringono le angustie dell'erario, stremato dei mezzi ordinarî, per 500 000 000 di franchi sprecati, nelle città principali di Francia, in pubblici lavori che non rendon profitto, pel deficit di 300 000 000 nel vostro ultimo bilancio, con la Ville de Paris carica di debiti, senz'altro rimedio da quello infuori di un nuovo prestito di 160 000 000 da aprirsi, non in nome vostro, chè non riuscirebbe, ma in nome del Consiglio di città; e, a pagarne l'usura, l'allargamento delle barriere, quindi dell'odiato octroi, sino alla cinta delle fortificazioni esterne. Il rimedio peserà gravissimo sulle classi operaje, provocandovi contro la banlieue, prima devota. I vostri artificî toccano il termine. D'ora innanzi, qualunque cosa facciate per ovviare alle difficoltà finanziarie del vostro regime, sarà un passo di più verso la fatale caduta. Viveste sin qui col prestigio del credito, ricorrendo ad una serie indefinita di prestiti. Or dove sono le sicurtà del credito avvenire? Roma e Napoleone saccheggiavano il mondo: voi non potete saccheggiar che la Francia; ai loro eserciti era dato vivere di conquista, ai vostri è vietato. Voi potete sognar conquiste; ardirle, arrischiarle, non mai. I dittatori romani, e vostro zio guidavano di persona gli eserciti conquistatori: se in voi, quantunque vago di mostre soldatesche e di uniformi dorate, sia capacità di condurre pochi battaglioni in accordo di azione, m'è dubbio. Dichiaraste alla Francia di combattere, solo per amore di lei, l'anarchia: dichiaraste che la libertà—la vera, la sobria, l'ordinata libertà—troverebbe sotto il regime dell'impero le più desiderabili e certe guarentigie; che il bonapartismo era un'idea, una scorta al progresso, auspice un potere forte ed accentrato; che una aristocrazia di capacità intellettuali, devote al progresso—la sola aristocrazia veramente divina—promoverebbe, voi patrocinante, la vita civile della Nazione.
Potete voi mostrare un solo vestigio di libertà in un paese ora caduto, vostra mercè, non dirò al di sotto dell'Inghilterra, ma al di sotto del Belgio, della Svizzera, del Piemonte? in un paese nel quale centinaja d'uomini stanno oggi rinchiusi nel castello d'If, per essere deportati in Algeria o a Lambessa, senz'ombra di processo, senza aver pur veduto faccia di magistrato? Potete voi additarci, nella vostra Francia imperiale, un solo periodico, una sola rivista indipendente? un solo corpo morale che abbia facoltà di manifestare il pensiero, i voti, le aspirazioni del paese? un solo potere autorizzato ad iniziar leggi? un sol uomo, che i suoi concittadini possano eleggere alle vostre pseudo-assemblee, senza ch'ei s'obblighi prima, con giuramento, a sostenere il vostro dispotico governo? Potete citare un sol uomo d'intelletto, che avvalori, presente ai vostri consigli, il vostro odioso sistema?—No: a voi non è dato trovare alcun ministro, alcun fautore, fuori del circolo dei vostri complici immediati: da Thiers a Guizot, da Cousin a Villemain, da Michelet a Giovanni Reynaud, la Francia intellettuale rifugge dal vostro contatto corruttore. Sono vostri uomini un Veuillot, l'avvocato della Saint-Barthélemy e della Inquisizione; un Garnier di Cassagnac, il partigiano della schiavitù dei negri, ed altri sì fatti. A rinvenire un uomo che fosse degno di dare il nome allo scritto da voi indirizzato all'Inghilterra, vi fu forza ricorrere a tale, che apostatò dal legittimismo e dalla repubblica[119]. Vantaste, or non è molto, in faccia all'Europa, che il cuore della Francia era vostro; che lieta, felice, tranquilla, essa vi celebrava salvatore. Passarono pochi mesi: uno scoppio fu udito nella Rue Lepelletier: e con selvaggie, paurose ordinanze di repressione, con appelli, parte minacciosi, parte supplichevoli, all'Europa, collo spartimento militare del paese, con una spada al sommo del Ministero dell'interno, voi dichiarate ora, dopo sette anni d'illimitata signoria—concentrato un numeroso esercito, prive le schiere nazionali dei capi temuti—che non potete vivere nè governare, se la Francia non sia convertita in una vasta Bastiglia, l'Europa in una dipendenza della polizia imperiale. Per quanto schiacciata, la Francia non può trasformarsi in una Bastiglia; l'Europa non vuole ridursi per amor vostro a divenire ministra della polizia de' vostri Côrsi. Rassegnatevi quindi al vostro fato, e cadete.
Il vostro impero tornò in menzogna; e le menzogne non durano. Voi pervertiste la vita economica della Francia in una trista speculazione; la vita religiosa in ipocrisia cattolica; la vita politica in negazione dispotica del diritto e della libertà; la vita sociale in bisogna di gendarmi e di spie; la vita intellettuale in una lacuna. Il vostro, o signore, non è governo:—governo è cosa sacra; significa rappresentanza, perfezionamento dell'anima di un popolo libero, per mezzo dei migliori e dei più capaci;—il vostro non è che il fatto insano, momentaneo, sconsacrato, di un individuo, d'un pugno di avventurieri, di pochi preti e d'un esercito di pretoriani, congiurati a soffocare pro tempore, nel loro proprio paese, anima, virtù, intelletto. E gli avventurieri assicurano già gli avanzi del loro bottino nei fondi americani od inglesi; i preti vi sopraffanno, presti ad abbandonarvi ove esitiate nel retrogrado corso; i pretoriani si affrettano alla prefettura, cercando che dica di Parigi il telegrafo, prima di abbattere il tumulto di Châlons[120]. Tristi sintomi questi. Non sentite—sinistro indizio d'imminente rovina—tremarvi sotto i piedi la terra?