30. Copia d'una lettera

d'un Sacerdote della terra di monte Albano scritta al Prencipe della Cattolica, per confortarlo della morte del suo primogenito.

Ecc.mo Sigr Prencipe.

Non hò inteso tanta pena da venti anni che hò podagra, quanto sentì [sentii] la morte di suo figlio il più giovine. Questo Sig.r Gesù Christo mi dita il mio cervello che si serve della legge macchiavellistica che cui ci fa bene lo remunera in mali. Questo lo [l'ho] toccato e maniato sopra la mia persona[69]. Io non fazzo altro che diricci Ave marii, Creddi e Paternostri, ed io come lavassi la testa all'asino, e ci perdo la liscia[70]. Questo galantuomo di Dio avi la testa dura come Petru Paulu a la funtana, e con tutto ciò ci dico tre creddi la notte, e ci l'applicu a Maria Vergine che è tutta pietà, ed è amurusa, e al mio patriarca S. Francesco di Paula, S.n Nicolau e S. Antoni. Questi tre sono galantomini e fanno qualchi piaciri, ma lu primu, induratum est cor Faraonis. Soggiungo: chi si ci fussi autru Diu m'aviria appellatu; ma è sulu; bon prudu ci fazza! e bisogna fari costi di balena[71]. Quandu dicu la missa, e lu vidu, mi scantu vardandulu. E fazzu fini. Maria Santissima ci guardi!

31. Copia d'un biglietto

scritto dal Sac.te D.n Calogero Arrigo terminese, il quale trovandosi con due suoi amici in compagnia nella contrada dell'Arangio, pregava il Sac.te D.n Antonino Romano, che era in Termini, a mandargli due filetti ed un piccione per complementar quelli.

Il biglietto era del tenore seguente:

Sig.r D.n Antoni, pirchì mi ritrovu alla rancu, V. S. mi mandirà due firretti, ed un picuni, e perciò lu strincu ni li me brache.

[31. bis] Altra Lettera[72].