52. Il Porco di S. Antonio nella Giojosa.

Si celebra nel sudetto paese con pompa la festa di S. Antonio Abbate, con apparato, con musica, con cera all'altare; nel doppo pranzo con processione. Era in un anno riuscita con molta proprietà competente al paese; fù collocata la statua del Santo sù la bara per trasportarsi con inni e cantici per quelle strade; non era ella così ampia che capisse a piedi del Santo il porco consueto che s'accompagnava per geroglifico; si misero allora in confusione per quel dovessero fare. Finalmente si determinò, che nel tempo della processione si collocasse il porco nella stessa nicchia, ove era la statua del Santo; e per non mancarsi alla dovuta venerazione a quel porco in riguardo del Santo, gli si accessero due candele, se qualcheduno si fosse ito a raccomandarsi. A me non è noto; ho specie, che questo fatto me l'abbiano raccontato i Pattesi, essendo la Giojosa soggetta al Vescovo di Patti.

53. Donna inflatata.

Nella terra detta Montagna Regale due miglia sopra la città di Patti[91], la madre del padre D. Antonio Caruso, che è stato Proposito [de'] Conviventi nel Santuario del Tinnaro, fece una graziosa burla ad una femmena contadina, e fù la seguente: Era ita questa, non saprei per qual caggione, alla casa della madre del sudetto sacerdote, teneva ella una pegnata impastata con ovi di formiche, quali anno virtù di riempire il ventre di flati cotanto violenti, ed in numero così esorbitanti, che a dispetto d'ogni forzo escono con stridore e strepito più d'una tempesta, che mette in rumore l'aria con suoi spaventevoli tuoni. Arrivata la contadina alla casa dell'altra donna, fù accolta da questa colle maniere più cortese; la fece sedere e poi volle onninamente che vi facesse una piccola merenda. Appena però che il suo stomaco cominciò a fomentare quel pane se lo sente come se fosse entrata una leggione di diavoli; tutte le interiora, già mise in rumore, volean dare esito per qualunque parte trovassero per l'orribile golia che volea scatenarsi; la povera contadina, premuta da una parte dal orribile ribellione dell'intestina, ritenuta dall'altra parte dalla natural verecondia, disse all'altra donna: Gnura, iu mi nni vaju; bon giornu a V. S. E questa, che volea godere della batteria del gioco di foco[92], gli disse: Chi fretta aviti? stati nautra picca[93]. La contadina: Non Signura, chi aju di fari. L'altra proseguiva a trattenerla; mà di già cominciò lo sparo dell'artiglieria, motivo alla povera contadinella di rompere ogni ceremonia, e partirsene; ma chè? dava due passi, mà erano accompagnate da quattro salve; il viaggio fù di un miglio e mezzo, fino che arrivò alla propria casa, che era nella campagna. Trovasi per sua disgrazia il marito, e ode darsi il saluto dalla moglie in quella guisa che le navi salutano le fortezze reali; s'imbestialì, e le rispose da prima con parole confacenti ad un rustico; mà ella mentre procurava di giustificarsi diveniva più rea col non voluto suo strepito. Finalmente impazientato quel villano con un bastone accompagnò quel sono con tal concertata battuta, che poco mancò a far morire la povera moglie che tonava insieme, e riceveva sù la schiena i fulmini delle non meritate percosse.

Tanto a me il sudetto padre D. Antonio Caruso.

54. Motivo di pazienza insegnato da un padre Cappuccino.

Faceva il suo Quaresimale nella chiesa del casino del principe di Butera nella Bagaria[94] un padre cappuccino, il frate Giuseppe Enna, che avea la cura del podere dei padri Gesuiti nella medema Bagaria. In un giorno di festa, unito al fratto della Cannita[95], si portò al Casino per udirvi la parola di Dio, ed appunto trovò il padre Predicatore in pulpito che esortava gl'uditori alla sofferenza ne' travagli. Uno degl'argomenti più forti che allora adduceva, si fù l'esempio di Gesù Cristo specialmente in Croce. E chi vi pari, dice a loro, sparti a li piaghi di lu suu corpu, e duluri di lu sò cori, appi a sustiniri l'esorbitanzi di lu Demoniu? pighiau chistu la forma di surici pri farlu impazientari, e poi si appiccicau a la Cruci, ci sauta in testa e s'accumenza a firriari tra la curuna di spini, chi era in forma di cappeddu, ed in ogni spina si ci aggravava cu duluri estremu di Nostru Signuri, lu quali non ci la detti vinta, mà sustriu[96] cu invittu curaggiu du gran turmentu, e nui nun putemu suppurtari una puntura di spingula.

Tanto a me il fra Giuseppe Enna.

55. Il seguente Vangelo

dell'aspettazione del Parto, è solito recitarsi da un villano della terra di Militello Valdemoni, e me l'hà trasmesso il padre dottor D. Biaggio Calderoni de' PP. Conviventi.