Imboccando la strada Butera, il palazzo di questo nome, ultimamente ingrandito con lo spazio del demolito baluardo del Tuono[26], e che si ingrandirà ancora dell'altro (1798) verso porta Felice, accoglie con isplendore reale ed ospitalità tutta siciliana sovrani e principi, ambasciatori e ministri. La via è come ostruita dalla parrocchia di S. Niccolò Anita la Kalsa, la quale ad oriente guarda porta Felice, ed a tramontana l'ospedale di San Bartolomeo. Fissiamolo bene questo cimelio d'arte innanzi che il tempo lo spazzi.
L'architettura medievale dell'Isola v'impresse la delicatezza delle sue linee. La finestra sulla porta d'entrata gareggia con quella di S. Agostino. Il campanile ha sagome che ricordano quelle della Cattedrale coi loro archi dolcemente acuti e le ogivali di purezza inappuntabile.
Guai se il cav. Fuga vi mettesse gli occhi!
Tutte le cure del Senato nel chiamarvi i più eletti [pg!16] parroci, nel mantenervi il culto più attivo[27], non impedirebbero ch'egli vi ripetesse, come in corpore vili, l'opera devastatrice del maggior tempio della Capitale[28].
Tre grandi palazzi, sorgenti sulla medesima linea e ad eguali distanze, dalla parte orientale alla occidentale della città, dal basso all'alto, furon teatri di avvenimenti drammatici nella storia cittadina: il palazzo Chiaramonte, ora dei Tribunali, il Pretorio, e quello del Vicerè, ora Palazzo Reale.
Che epopea d'arte, d'avventure romanzesche, di fasti religiosi e civili il palazzo Chiaramonte! Qui il fondatore Manfredi raccoglieva il fiore del baronaggio siciliano, traendo legittimo vanto dalle geste cavalleresche probabilmente della Casa Clairemont di Francia fatte da lui dipingere nel soffitto del grande salone. Qui, vinto da Martino II, lasciava sul palco la testa Andrea, uno dei quattro Vicari del Regno dopo la morte di Federico III il Semplice, padre della minorenne Maria. Qui il libidinoso vecchio Bernardo Cabrera Conte di Modica con comico insuccesso assaliva la bella Regina Bianca di Navarra involantesi da lui verso il Castello di Solante. Qui Luca Squarcialupo assediava il Vicerè Ettore Pignatelli, e la plebe in rivolta uccideva e precipitava [pg!17] giù dalle finestre i giudici della Gran Corte. Qui i piccoli Torquemada degli uomini e dell'arte martoriarono temerarî ed isteriche, visionarî e maliarde, e tagliarono architravi e ruppero colonne, che erano gioielli della migliore architettura dell'epoca aragonese. Dal sommo del prospetto rispondente sul Piano della Marina qui si precipitarono i trasgressori delle leggi della pubblica salute nei giorni paurosi di pestilenza. E qui, nelle notti scure e rigide d'inverno, quando il vento vi fischia sinistro, par di sentire come cupi gemiti di sepolti vivi e strida orribili di torturati e mormorii confusi ed imprecazioni feroci di giocatori al Lotto, interrotte dal monotono battere dell'immenso orologio, nel quale il poeta Meli ravvisò la grandezza dell'occhio di Polifemo.
Nell'andar su pel Cassaro, le vie laterali scompariscono al multicolore bucato teso tra un balcone e l'altro, tra una ed un'altra finestra. E non ci vuole di più per comprendere che si è in un paese del mezzogiorno, se pure non lo accusi quell'attentato permanente ai piedi dei passanti che è il ciottolato delle strade.
A destra è sempre la chiesa di S. Antonio, centro della città, donde partono gli avvisi dei generali Parlamenti del Regno e dei pubblici consigli, e le chiamate impellenti degli uomini atti alle armi, quando pericoli di corsari minaccino la sicurezza della vita e delle sostanze[29].
Più in su a sinistra sorge il Palazzo Pretorio con le sue tre porte, una delle quali, quasi per irrisione, serba ancora l'antico motto: Pax huic domui. [pg!18]
E pace sia!