In alto, sul cornicione, di fronte alla chiesa dei Teatini, furon sempre di orrore due gabbie di ferro, nelle quali stavano chiuse le teste di due giustiziati per delitto contro la fede pubblica e l'Erario del comune: Francesco Gatto (1611) e Carlo Granata (1721), cassieri della Tavola (Banco).
La fontana del cinquecento è sempre lì maestosa, ma le sue statue, più che scollacciate, ignude, offrono ancora le cicatrici dei nasi rotti per una vendetta, dicesi, compiuta dai Messinesi[30], o dalla barbarica abitudine dei monelli — ed anche dei non monelli — di guastare cosiffatte parti nei simulacri in marmo. Ad un prelato della famiglia Sermoneta di Roma, venuto a visitare Palermo (1773), fu assicurato la impudicizia di quelle statue essere stata in parte corretta da un suo antenato, (il Vicerè B. Francesco Caetani, dianzi citato) per riguardo alle monache di S. Caterina[31].
Dal lato di S. Giuseppe rendevano una volta gaia la piazza i fiorai della città, dagli antichi posti raccoglientivisi a giornaliero mercato[32], caro ai devoti di chiesa e di galanteria, che andavano a provvedersi di mazzolini da offrire a santi e a donne[33].
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Se non s'avesse fretta, potremmo guardare ad una ad una tutte le particolarità di questo edificio, dal secolo XV a noi centro di vita civile, religiosa e politica, teatro di grida di Morte! al domani di grida d'Evviva! ad un medesimo personaggio. La visita ci stancherebbe forse, perchè non poche son le curiosità da vedervi anche dopo l'orribile scempio dell'Armeria perpetrato all'ultimo piano dalla plebaglia pazza d'incosciente devozione pel suo Pretore Principe del Cassaro nei tumulti del 1773. Non tutto, peraltro, potremmo visitare, giacchè nel quartierino del Pretore non è permesso di metter piede: e quello superiore della rappresentanza, dopo i tumulti, non è sempre a tutti visibile come lo è l'urna dei privilegi di Palermo, specie di arca santa messa sotto la tutela d'una immagine della Immacolata.
V'hanno arazzi di squisita fattura e suppellettili di non ordinaria bellezza, e tutto un corredo di argenteria, che attesta munificenza di Pretori e dignità di Senato. E sopra, di fronte a S. Caterina, sono ancora seimila tra archibugi grandi di archiglio e serpentina (zuffioni), ed elmi e corazze e cimieri e bracciali ed altre armature, buone a mettere in pieno assetto un esercito per la difesa della capitale.
Chi ne voglia, però, sapere qualche cosa si affidi al Torremuzza ed al Villabianca, che gliene diranno per filo e per segno[34].
Noi potremo solo esaminare il portico, a tutti [pg!20] consentito di guardare. Vi sono statue in marmo: un David battezzato per Giovanni da Procida; un uomo in abito consolare con una matrona allato, ricordo di non so che lega tra Roma e Palermo: e che forse raffigura due coniugi romani. Un magro genio di Palermo col motto Fidelitas in uno scudo è sostenuto da mezza colonna di porfido, e seduto sopra un sasso, col solito detto: Panormus conca aurea, suos devorat, alienos nutrit: e vi sta fin da quando il Pretore D. Francesco del Bosco lo esumava da luoghi sordidi (1596). Nella medesima linea è un'urna cineraria, la cui recente iscrizione, male imitante le forme antiche, vuol confermare la vantata lega, essendo console per Roma in Sicilia Cecilio Metello.
La gente però si ferma volentieri innanzi a due statuette ignude: e vi si ferma non perchè tali, ma perchè ha sempre sentito narrare sul conto loro una certa storia, un po' triste, un po' allegra, che serve d'ammaestramento a chi abbia la tentazione di litigare. Il pittore Houel, messosi un giorno a disegnarle entrambe ebbe raccontato:
«Due fratelli piativano in questo Palazzo. La lite era di somma importanza, e tutti tenevano gli occhi fissi su di loro. Inesprimibile l'ardore che essi mettevano nella causa; l'agitazione, la fatica, la contenzione d'animo influì tanto sul temperamento dell'uno, che, appena udita la sentenza contraria, la sua statura s'accorciò improvvisamente d'un piede; mentre fu così viva la gioia dell'altro che le sue membra si allargarono, e di più pollici s'ingrossò la sua corporatura. Il duplice, strano prodigio sorprese tanto che si pensò a far eseguire due simulacri della grandezza dei due fratelli dopo [pg!21] la loro trasformazione: ed eseguiti, si collocarono alla porta del Palazzo senatorio ad ammaestramento dei litiganti; i quali, peraltro, non si correggono mai»[35].