E dire che le due statue leggendarie rappresentavano, l'una un Antinoo, l'altra un Mercurio! L'Antinoo è sempre lì al municipio; il Mercurio, da buon mezzano, prese il volo[36].
A scanso di molestie, nell'uscire non ci voltiamo nè a destra nè a sinistra. Sui due lunghi sedili, a piè del palazzo, stanno accoccolati straccioni e miserabili sollecitanti elemosine e grazie: e son già troppi quelli che s'incontrano per la città, la quale ne è tutta invasa!
Constatazione dolorosa: dal lato meridionale del monastero di S. Caterina e del Palazzo Pretorio evidenti rimasero le tracce dello sconsigliato tentativo di abbassamento del livello stradale. Voleva togliersi il rialzo della piazzetta S. Caterina; e, scava, scava, dopo dodici palmi di terriccio portato via, si scopriron le fondamenta dei due edificî minaccianti rovina. Si gridò alla improvvida opera, e con gravissima spesa del Senato dovette subito ricolmarsi il malfatto vuoto. Malfatto, sì, perchè metteva a pericolo la solidità di [pg!22] antiche fabbriche solo per vanità della Deputazione delle strade, e, sia detto senza riserbo, per vantaggio d'uno di essa, il Marchese Giacona, il quale avendo acquistato una casa nel piano di S. Anna, e riformatala, ad ottenere il comodo di uscire in carrozza per la più corta via nel Cassaro (salita Giudici, via S. Caterina, piazza Pretoria) sacrificava al suo privato il pubblico interesse[37]; esempio pernicioso ai futuri amministratori del Comune!
Torniamo alla piazza Vigliena, da poco stata proclamata nobile[38].
Otto altri sedili accoglievano altri disoccupati in attesa di chiamata.
Chi per avventura si affacciasse dalla ringhiera della Casa dei padri Teatini (S. Giuseppe), o da quelle del palazzo Jurato (oggi Rudinì), Napoli, Gugino (Bordonaro), poteva bene indovinare, a certi loro strumenti, che mestiere essi esercitassero. Ve n'erano con una cazzuola in mano, e questi eran muratori; ve n'erano con grandi pennelli: imbianchini; i falegnami aveano una sega; i fontanieri, una specie di elmo di ferro in mano ed una martellina; i cocchieri, una frusta; e non occorreva cercare insegne per i lacchè, i servitori, i barbieri, ed altri oziosi forzati e volontarî, i quali davan la misura del disagio delle classi operaie. Nel 1777 un ingegnere della marina francese li trovò armati di spadini: il [pg!23] ciabattino dal grembiule di cuoio e dal sudicio vestito; il parrucchiere dal sacco pieno di cipria. Inoltre qualunque artigiano, uscendo di casa nel costume proprio del mestiere, andava armato d'un'ampia e vecchia parrucca, sovente d'un paio d'occhiali inforcati sul naso[39].
Poco discosto, presso la chiesa di S. Giuseppe, s'aggruppavan preti e sagrestani privi d'elemosina di messe e senza occupazione; ed al lato opposto nella Calata dei Musici, la virtuosa canaglia, presso la quale gironzolava questuando qualcuno dei «figliuoli dispersi» del Conservatorio del Buon Pastore, in attesa di rientrare la sera nel pio Istituto[40].
Gente di bassa estrazione, facchini, lettighieri, si sarebbero cercati invano qui. Gli uni stavano alla posta di li vastasi, nella via dei Chiavettieri, presso la Vicaria, dove a quando a quando gridavano: Cu' mi chiama, cà sedu! i seggettieri, — portantini di sedie volanti — nelle loro vie dell'Albergaria (Lomonaco-Ciaccio) e del Monte di Pietà, e i cancelli, vetturali da soma[41], nei dintorni della chiesa di S. Maruzza, che da essi prende il nome, nella piazzetta di S. Cosimo[42].
Mastro Bernardo Rusciglione, dalla sua classica panca vendeva nelle Quattro Cantoniere acqua diaccia di estate, acquavite, centerbe, mmiscu d'inverno. E [pg!24] d'inverno, appunto, col piano della pavimentazione delle vie, le piogge correvan giù impetuose al mare, e le Quattro Cantoniere diventavano un lago, a traversare il quale, non bastando i passaggi tenuti dal Senato[43], chi non era un disgraziato, si lasciava caricare a spalla da uno dei tanti marangoni che per un grano a persona facevan da S. Cristoforo.
Qualche viaggiatore, venuto a svernare tra noi, pensò di far sapere a chi non se l'era mai sognato, che Palermo era una città divisa da un fiume ed unita da ponti. Il fiume sarebbe stato l'Oreto; i ponti, a vedere, i pezzi di legno di passaggio, dei quali era incaricato il famoso mastro Agostino Tumminello!