Se volessimo per un momento andare oltre, dovremmo sguisciare tra la folla che assiepa la strada. Tanta gente parve ad un inglese maggiore di alcune vie popolate di Londra[44].

Più sotto incontreremmo «uno stuolo di mercatanti seguiti da una turba più folta di piccioli rivenduglioli, o rigattieri, e traffichieri minori di basse merci di comodo e di vantaggio alla povera gente». Troveremmo sarti e calzolai lavorare all'aria aperta, proprio nel Cassaro, e in tanto numero, da sorpassare ogni immaginazione; e, sparsi per terra, libri usati e, in varie fogge distesa, roba vecchia[45]; e resteremmo confusi [pg!25] alla ressa di altri venditori, i quali con panchette, attaccapanni, tavole, sporte, paniere, canestre prendon posto sulle sponde (marciapiedi); e qui, presso la Piazza, nelle quattro vie che in essa convergono, più che mai all'apparato di stoffe e di abiti che impedisce la vista, ed alle seggette (portantine) che barricano dappertutto, alla moltitudine di uomini, ai quali solo da pochi anni, per la riforma delle maestranze, è stata fatta libertà di gridar la roba che spacciano, libertà non prima concessa[46].

Sprigionatici appena, potremmo a destra e a sinistra guardare i grandi palazzi, ai cui pianterreni son pannerie, botteghe, caffè, con entrate inegualmente divise da basse colonne sostenenti l'architrave e sópravi certi quartierini che sembrano gabbie da uccelli e sono abitazioni dei pigionanti delle botteghe medesime. Non uno spaccio di grasce, non uno di annona, non un'osteria od altro che non offra carattere di pulitezza. Antiche, inviolate ordinazioni del Senato non ne consentono uno nei due corsi[47].

Sopra le botteghe grandeggiano abitazioni di persone di foro e di toga, di gente arrendata e di gente [pg!26] di penna[48]; nei «quarti (quartieri) nobili», alti impiegati e magistrati del vecchio stampo, pei quali abituale è lo spandere più del pingue stipendio, gaudenti dell'oggi, non preoccupati del domani delle loro festaiole famiglie. Agli ultimi piani, sotto i tetti, son le logge coperte dei monasteri, dove in ogni spettacolo profano, in ogni grande solennità religiosa fiammeggiano occhi irrequieti, sui quali più oltre senza secondi fini alzeremo freddamente i nostri.

In altre vie, di secondo, di terz'ordine, stanno di casa e di bottega artigiani; dalla specialità dei loro mestieri prendono nome le vie: Materassai, Sediari, Formari, Pianellari, Spadari, Cintorinai, Tornieri, Gallinai. A brevi distanze singolare è il contrasto di vita e di movimento. Silenziosi i vicoli dei Calzonai, dei Frangiai e dei Mezzani, che pur danno sul Cassaro; stridenti quelli degli Schioppettieri, dei Chiavettieri (magnani), e dei Cassari, che intronano le orecchie.

L'ab. Meli raccomanda, rimedio infallibile alla sonnolenza, lo star di casa ai Calderai, che è, secondo Galt, «il sito forse più tumultuoso di tutta Europa», dove si ammassano «considerevoli blocchi di stagno per la manifattura di lampade, forchette e di altri utensili da tavola e da cucina»[49]. Nel medesimo rione (e deve esser la Kalsa) egli vede pure una strada tutta di ricamatrici: ed il ricamo è su mussolino di Caltanissetta, città produttrice di buona tela, come Palermo lo è di nastri di ogni dimensione e colore per le centinaia di piccoli telai che vi stanno in continuo moto.

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Sconfortante peraltro è il pensare che molto, moltissimo venga manifatturato all'estero su materie prime qui prodotte e da qui partite. Un uomo d'ingegno fa osservare (1793) che l'olio siciliano è di gran lunga inferiore al medesimo olio che, mandato fuori, ritorna depurato, meno verde e più squisito; ed aggiunge: essere di pelle siciliana i cappelli provenienti dall'estero, di potassa nostra i cristalli, di canape nostra le funi, di lana nostra i panni, di seta nostra molte stoffe[50]. Carte di archivî privati in Palermo confermano la osservazione; se mai di conferma fosse bisogno.

E sì che questo è il paese nel quale il cav. de Mayer di Vienna trovò della gente che sa fare un'ascia con una sega!...

Andiamo avanti: piazza di Bologni!