Dall'agosto al dicembre i fichi d'India erano la provvidenza di quanti non avessero da sfamarsi; e ciò non solo nella Capitale, ma anche in tutta l'Isola. Galt sul principiare del secolo ne trovò quasi incredibile il consumo. «In ogni parte voi v'incontrate in piantagioni di fichi d'India, in ogni villaggio coperte ne sono le stalle. Ad ogni angolo di strada di Palermo sono articolazioni (pali) di fichi d'India. Se vi capita uno che mangi, il suo cibo non sarà che di fichi d'India. Se egli porta un paniere, questo non sarà d'altro pieno che di fichi d'India. Ogni asino che la mattina s'avvii alla città, è carico di fichi d'India. Un contadino che in sul far della sera stia sopra una pietra a contar monete di rame, non fa se non il conto di quel che gli han prodotto i suoi fichi d'India. Se un genere è cattivo si dice che non vale un fico d'India, mentre non v'è cosa più squisita al mondo che un fico d'India. Ecco il solo lusso che gode il povero»[471].
Quale distacco tra chi avea e chi non avea! [pg!339]
[Capitolo XXIII.]
LUTTI DI CORTE, DI NOBILI, DI CIVILI, DI PLEBEI; SCENE MACABRE.
Le feste ed i lutti della Corte eran feste e lutti della Nobiltà; e siccome di occasioni liete e tristi non era penuria nella Corte di Napoli, feste e lutti si alternavano con frequenza di forme stridenti. Carolina regalava ogni anno o due un figlio all'augusto marito, un padrone ai sudditi fedeli; e bisogna riflettere che questi regali andavano celebrati anche negli anniversarî, e che il Principe ereditario, in età da prender moglie, presala, avea anche lui i suoi figliolini, i quali non potevano passare inosservati. Or se si consideri che la Casa Borbone, emanazione di quella paterna di Spagna, era imparentata con la Casa d'Austria-Ungheria, con quelle di Toscana, di Portogallo e con altre regnanti in mezza Europa, può immaginarsi quante volte all'anno dovesse il Castello issare la bandiera, il Duomo sciogliere le sue campane, la Curia intonare i suoi Te Deum, le fortezze della città sparare i loro cannoni; e con tutto questo le truppe fare le loro mostre, i nobili accorrere al baciamano di giorno ed ai ricevimenti di sera. E non mettiamo in conto gli arrivi e le partenze dei Vicerè, [pg!340] gli onomastici ed i compleanni loro e delle Viceregine: salvo che non si fosse scapoli, come il placido Marchese Fogliani, l'arcigno Marchese Caracciolo, il dabben Principe di Caramanico.
Diremo altrove delle feste d'altro genere; qui accenneremo soltanto ai lutti.
Feste e lutti venivano, le une avvisate, gli altri intimati con ispeciali inviti che, come abbiam detto e diremo, si sdoppiavano: uno, p. e., del Capitan Giustiziere ai cavalieri, uno della Capitanessa alle dame. Basta leggere codesti inviti o partecipazioni per formarsi un'idea del lutto che si dovesse prendere:
La Marchesa di S. Croce Capitanessa
nell'atto di riverirla, le fa sapere
di essere arrivata a S. E. con Dispaccio Reale