Centomila scudi furon buttati in tanta follia: e quando l'opera parve compiuta, il Principe Ferdinando non cessava di ripetere soddisfatto «di avere avuto al mondo l'abilità di dar supplemento alla creazione degli animali lasciata imperfetta da Domeneddio»[531]; ciò che dava piena ragione al Meli di comporre l'arguto epigramma:

Giovi guardau da la sua reggia immensa

La bella villa di Palagunia,

Unni l'arti impietrisci, eterna e addensa

L'aborti di bizzarra fantasia.

«Viju, dissi, la mia insufficienza;

Mostri n'escogitai quantu putia;

Ma duvi tirminau la mia putenza,

Ddà stissu incuminciau Palagunia»[532].

Eppure quelle statue, parto di menti inferme, chi sa non debbano, nel concetto creatore, raffigurare dei nobili contemporanei, tra' quali la misantropia o la stravaganza dei Palagonia non trovava comunione!

Durante la villeggiatura, gli annoiati della vita cittadina ricevevano in queste loro reggie; e l'abituale splendore della città sfoggiavano pure nei lauti pranzi, nelle brillanti conversazioni, nei giuochi arrischiati, nei [pg!388] passatempi cavallereschi. Pei giardini, per le tenute pare ancor di sentire l'eco tarda ma sempre lieta del nitrir dei cavalli, del sonare dei corni, dell'abbaiar delle mute, del richiamo dei bracchieri e dei fischi e bussi delle battute di caccia, come delle sonagliere dei cocchi principeschi, al chiudersi del secolo, superbi della presenza di Re Ferdinando.

FINE DEL VOLUME PRIMO

NOTE

[1]A ben giudicare dell'immenso Diario Palermitano di quest'ultimo, giova sapere che la parte finora stampata nella Biblioteca del Di Marzo giunge solo all'anno 1784, e che i 17 anni rimanenti, fino al 1801, vigilia della morte dell'Autore sono compresi in ponderosi volumi mss. di ben 6584 pagine in-folio, che io ho spogliati al pari di centinaia d'altri volumi, egualmente manoscritti, dell'antico prezioso Archivio del Senato di Palermo.
[2]I. La Lumia, Viaggiatori stranieri in Sicilia nel sec. XVIII: in «Rivista Sicula», a. III, v. VI, pp. 20-39. Palermo, Luglio 1871.
[3]Italiänische Reise, Stuttgart und Tübingen, 1816-1817.
[4][Nell'errata corrige in fondo al secondo volume l'A. avvertì che «Hager, oriundo tedesco, era milanese»].