[325]Villabianca, Diario ined., a. 1798, p. 323; a. 1799, p. 387. Altro suicidio fu quello del controllo Fiorello, il 1º ottobre del 1818. Per tutta la città se ne fece un gran dire, di che fu eco un forte sonetto del periodico Mercurio Siculo (Palermo 1818, p. 76). Più tardi, nel 1832, lo statista F. Cacioppo potè scrivere: «Il numero dei suicidj in Palermo non ascende comunemente che a due o tre per anno. È questa un'utile osservazione, giacchè da essa ricavasi, che il suicidio, sia per timor di religione, sia per avversione pubblica a tali eccessi di disperatezza, non è radicato fra noi, come lo è presso altre nazioni. Non bisogna che fare un paragone con alcune delle principali città d'Europa per conoscere la differenza, e lodare a questo riguardo la condotta del nostro popolo». Il paragone era questo: a Copenaghen, 51 suicidî per anno su 84,000 abitanti; a Parigi, 300 su 700,000; a Londra, 200 su 1,000,000; a Berlino, 57 su 166,584. (Cenni statistici sulla popolazione palermitana, 52. Pal., Barcellona 1832). Coi tempi nuovi, i suicidî in Palermo variano tra i 250 ai 300 all'anno, quali mancati, quali consumati!
[326]Anche oggi tra i giocatori di carte usa dire per ischerzo: jiccàmulu nn'â ciumara, a proposito di chi guardi e non giochi.
[327]Mongitore, Istoria del monastero dei Sett'Angeli, cap. VII, p. 91. Palermo, 1726.
[328]Meli, in una sua lirica (ediz. cit., p. 89), ha questi versi: Pri li signuri nobili Ridutti ad opri boni La Cunvirsazioni Fissa unni Cisarò.
[329]Villabianca, Palermo d'oggigiorno, v. I, p. 61.
[330]De Saint-Non, op. cit., t. IV, I. part., p. 141.
[331]De M[ayer], op. cit., lett. XV, p. 148.
[332]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXI, p. 77.
[333]Hager, Gemälde, nella versione citata a p. 267, nota.
[334]Bartels, op. cit., V. III, p. 600.