| [156] | Le particolarità tutte di questa funzione concordano pienamente con quelle del Ceremoniale e le Costituzioni benedettine del Padre Tornamira e Gotho. In Palermo, Dell'Isola, MDCLXXVI. |
| [157] | Comunichino, è nelle chiese dei monasteri il luogo pel quale dalla chiesa si amministra alle monache interne la comunione. |
| [158] | Ben altro che questo troviamo nel medesimo anno e, per documento storico irrefragabile, nella seconda metà del secolo XVIII. Di una professione celebrata nel settembre del 1755, un cavaliere palermitano (che potè anche essere un ecclesiastico) scriveva: «Preceduto prima l'invito stampato, si fece con sì sontuosa e dissoluta profanità, che tutti restammo scandalizzati. Fu sino piantata avanti la porta del parlatorio una baracca di tavole, dalla quale, come si fa nei teatri, si dispensavano pubblicamente i rinfreschi; e durò questa profana solennità per tre giorni continui, fino alle cinque passate della notte. Il giuoco e il ballo, per non dir altro, vi mancarono solamente, perchè si potesse dire di stare in un festino carnale.» Altro che cuccagna! E non parliamo delle ore favorite per cosiffatte funzioni, le quali erano pomeridiane e sovente notturne! (Ragguaglio, pp. 30-31, citato più oltre, nelle pp. 175-176 {p. [pg 166]_} del presente volume.) |
| [159] | «Gli sforzi dei genitori tendono ad arricchire il solo primogenito, motore precipuo l'interesse. Le povere ragazze, prendendo il velo, son costrette a rinunziare a tutti i loro beni a favore del padre, il quale alla loro morte li trasmette intatti al maggiore della famiglia.» M. Palmieri de Micciché, Pensées et Souvenirs, t. I, ch. XX. |
| [160] | Vedi circolare del 22 genn. 1782 del Vicerè Caracciolo, che richiamava il real ordine relativo alla esatta esecuzione della circolare del 6 luglio 1775 sull'argomento. Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVII, pp. 231-37 e v. XXVI, pp. 329-31. Mons. Michele Schiavo, giudice per modo di provvisione della R. Monarchia, nel 1763 lasciava una memoria: Per la Deputazione del Regno affin di limitarsi le doti, e le enormi spese che si verificano nei monacati delle figliuole. Ms. Qq D 146. n. 8, della Bibl. Comunale di Palermo. |
| [161] | Poesie, p. 368. Sagristana, impiegata agli uffici interni della sagrestia della chiesa; purtunara, portiera del monastero, incaricata di aprire e far accompagnare chi entri nel monastero: il medico, i fornitori di generi alimentari ecc.; cucinera, addetta a sovraintendere ai servigi della cucina; spiziala, dolciera; cillarària, economa per la cibaria; bursaria, cassiera interna; rutara, che sta in portineria, pronta alle chiamate delle persone che vengono alla ruota. Ad alcuni di questi impieghi le monache eran chiamate ad una certa età. |
| [162] | Penitente, colui o colei che abitualmente si confessa con un sacerdote. |
| [163] | «Contro la determinazione del Concilio di Trento avea quasi ogni monaca un particolare e perpetuo confessore, origine delle continue dissensioni, le quali pur troppo si sentono spesso in questi monasteri.» Ragguaglio che citeremo innanzi, pp. 175-76 {p. [pg 166]_}. |
| [164] | Pupu cu l'ova, nei monasteri e nell'alta pasticceria siciliana, specie di colombina, fatta di pasta dolce con un rialzo ad un lato, con isquisita conserva. — Viscottu chinu, biscotto molle in forma convessa ed a ghirigori di sopra, e piano sotto, ripieno di conserva o crema. — Mustazzola, dolce molto duro, di farina, zucchero ed altri ingredienti, a forma di focaccia irregolarmente schiacciata, ed a ghirigori biancastri su fondo color mogano. — Pantofalu, specie di mustazzola vuota e piena di conserva di pistacchio o d'altro. |
| [165] | Mescolanze dei secoli XVI, XVII, XVIII. Ms. Qq. H 158 cit., n. XIV, della Biblioteca Comunale di Palermo. |