| [306] | Villabianca, Diario ined., a. 1787, p 142. |
| [307] | Un Vincenzo Pisanti nell'agosto del 1797 pregava il Pretore che volesse liberarlo dal carcere, dove l'aria era puzzolente e fetida. Penes Acta: Memoriali del 1797 nello Archivio Comunale di Palermo. |
| [308] | Il Meli, Riflessioni cit., p. 6, nel 1800 compiangeva: «Quanti miserabili marciscono nelle carceri per non venire abilitati dall'inesorabile creditore ad una razionale dilazione del loro debito? O pure per essersi il loro processo, per la frequente trascuraggine di chi doveva conservarlo, o per la calca degli affari, scordato o smarrito? O per esser poveri e non aver perciò i mezzi da scuotere l'indolente pigrizia de' giudici e de' fiscali»? Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVI, p. 69, ricordando il taglione dato ad un giovane uxoricida di origine civile, dice che il Barone Andrea Inguaggiato gli dovette fare di suo il vestito, perchè «nella Vicaria era egli quasi ignudo». |
| [309] | Atti del Senato a. 1788-89, p. 63. |
| [310] | Ne aveva 4 grani il giorno. Il Re accrebbe di altre 240 onze all'anno l'assegno, e le quattro furon portate a sei grana (cent. 13). |
| [311] | Leggesi nel Giornale di Sicilia del 19 agosto 1794 (n. 3): 13 ag. 1794. «Il Principe della Trabia Cap. Giustiziere si condusse in gran pompa coll'intera sua corte alle pubbliche carceri, ove, com'è il costume, fece la visita per liberare alcuni di quei delinquenti in occasione della festa dell'Assunzione di M. V. Furono 26 quei che goderono di tal grazia, perlochè erogò egli la somma di onze 23 oltre di aver regalato gli Uffiziali di essa Corte.» |
| [312] | Triste documento il proverbio: Fa limosina la Vicaria: jetta..., con quel che segue. Di data anteriore, ma pur comunissima nel sec. XVIII, era la canzone: Amici, amici, quadari quadari Purtatemi un quadaru di liscia... |
Amici, amici, quadari quadari
Purtatemi un quadaru di liscia...
| [313] | Villabianca, Opuscoli palermitani, Ms. Qq H 94, n. 2, p. 85, della Bibl. Comun. di Palermo. |
| [314] | La Vicaria mancava di spedale, e gli ammalati da curarsi venivano portati all'Ospedale grande in sedia volante e fiancheggiati da birri. Nello scorcio del secolo ad essa venne unita una infermeria. Fino al 1790 era medico maggiore della Vicaria, D. Giuseppe Catanese; dal 1791 in poi, per certo tempo, il celebre D. Francesco Berna. |