E lasciando altri particolari, torniamo alla Bolla.
Al domani della funzione, questa veniva messa in vendita. Ogni buon padre di famiglia si affrettava a provvedersene, e ad apporvi il proprio nome, recitando a tempo e a luogo alcune orazioni, e pregando non solo pel Sommo Pontefice, ma anche pel Re, che, a conti fatti, era l'unico beneficato, come quello che si scroccava somme colossali, e benedizioni, non si sa quanto sincere, dei suoi sudditi.
Il desiderio di mangiar di grasso stuzzicava sovente i cittadini a procurarsi in varie guise l'autorizzazione del cibo proibito.
Abbiamo in proposito un documento abbastanza curioso e molto caratteristico. Gl'impiegati tutti, dal [pg!117] nobile Spedaliere al guattero della cucina, dell'Ospedale celtico di S. Bartolomeo (oggi Istituto dei Trovatelli) e di altri spedali e spedaletti della Città, il dì 6 febbraio del 1799 si rivolgevano al Cardinale Arcivescovo di Napoli, a ciò delegato dalla S. Sede, perchè consentisse loro, mercè l'acquisto della Bolla, l'uso delle carni e dei grassi per la Quaresima e per ogni altro giorno proibito (vulgo proìbitu) dell'anno. Il documento è questo:
«L'Ospedaleri, li Professori maggiori fisici e chirurgi, li Pratici fisici e chirurgi, l'Infermieri e Cappellani, li Ricordanti, l'Aromatarj, li Maggiordomi, li giovani di assento, li cuochi, li massari, li serventi dell'uno e dell'altro sesso, li lavandare, li P.P. Cappuccini e tutte le persone addette al servigio dell'Ospedale di S. Bartolomeo, l'Incurabili e dell'Ospedale dello Spirito Santo con suoi annessi e dipendenti ospedaletti della città di Palermo in Sicilia, umiliano alla E. V. che havendo supplicato al di loro Arcivescovo di accordargli (sic) in perpetuum la grazia di poter mangiar carne in tutti i giorni proibiti dell'anno, come sono Venerdì, Sabati, vigilie, quattro tempi e quaresima, per essere li viveri di mezzo scarsissimi, per le laboriose fatighe che sono nelli detti ospedali col prossimo pericolo di perder la vita; per altro non spirano se non aere mercuriale, risposegli non aver tale facoltà. Supplicano pertanto V. E. affinchè quale special delegato di S.S. Pio VI gli facesse la grazia accordargli in perpetuum la dispenza suddetta, di poter [pg!118] mangiar carne colle loro famiglie e rispettive commensali in tutti i giorni proibiti di sopra descritti coll'obbligo espresso però di doversi provvedere ogn'uno di essi della Bolla della SS. Crociata. Lo supplicano ecc.».
Si rileva da qui che la grazia volevasi in perpetuo e per tutte le famiglie dei sanitarî, degli ecclesiastici e degli inservienti: privilegio che non aveva esempio nel genere. S. Eminenza esaminò la cosa e concesse[129] ma S. Maestà non dovette saperne nulla, altrimenti forse se ne sarebbe risentita come di concessione lesiva degl'interessi dello Stato o, meglio, suoi.
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[CAP. VII.]
QUARESIMALI E QUARESIMALISTI. ESERCIZI SPIRITUALI.
Ed entrava la Quaresima col treno formidabile delle sue prediche.