Senza confronti, come funzione religiosa, era la processione del Corpus Domini ai primi di giugno. Celebravasi di mattina, e si bruciava dal sole; un rescritto del Caracciolo la volle nelle ore pomeridiane (1782), e così fu fatto. Quanti soldati erano in Palermo, tutti in ordine di parata, stavano sotto le armi lungo le vie che il Divinissimo dovea percorrere. Dalla chiesa della [pg!20] Magione, dell'Ordine teutonico, alla Cattedrale, la soldatesca in doppia fila teneva in riga dietro di sè la folla nella via Porta di Termini, alla Fieravecchia, ai Cintorinai, alla Loggia, alla Bocceria, nel Cassaro, nella Strada Nuova. La cavalleria concorreva al buon ufficio di custodia, di ordine e di omaggio: ed avea appoggio nelle compagnie dei dragoni e dei granatieri. Il Generale, splendente di galloni e di armi, comandava tutti. Ov'era un balcone od una finestra, lì pendeva un arazzo, un drappo, un tappeto, un ornamento qualsiasi, e dietro o sopra erano donne ed uomini, attratti al consueto, immenso spettacolo, erano devoti o curiosi inginocchiati allo appressarsi dell'Ostia santa portata dal maggior dignitario del Duomo. La grande solennità esigeva l'intervento delle Autorità politiche e civili, e quindi della magistratura ufficiale. S. E. il Vicerè col Sacro Consiglio, il Senato con gli ufficiali nobili e la truppa pretoria, erano l'ammirazione di tutti; e di viva curiosità cittadina l'Eccellentissimo Pretore col suo giudice a latere e col suo ambito bastone di comando; giacchè in questo giorno, come in quello della Fiera di S.a Cristina, egli rappresentava l'alto grado di Capitan d'armi, Vicario Generale viceregio. Figurarsi quindi l'interesse del pubblico nel vederlo dalle truppe salutato con gli onori di Maresciallo di campo! E, come militare e sacra era la festa, così due ultime scene, militare l'una, sacra l'altra, la coronavano: erano queste, nel piano del Palazzo, l'assembramento di tutti i corpi dell'esercito compiuto a marcia forzata lungo le vie, fino a comporsi a mezza luna in parata di [pg!21] battaglia, e nella Cattedrale provvisoria (a Casa Professa) la benedizione del popolo[20].
La festa dell'Assunta non era più quella d'una volta; pure serbava avanzi stupendi, che la rendevano una delle principali del calendario cittadino.
Il Marchese Caracciolo diede, come abbiam veduto, un colpo mortale alle Maestranze, che ne formavano la parte attiva: quindi dal 1783 in poi, ridotto il loro numero, ridotti si vedevano anche i loro cilii[21].
Erano questi delle macchinette, rappresentanti scene della vita di santi, opere talvolta fini d'arte, portate a spalle da socî delle singole corporazioni; e prendevano il nome di cilii, dai colossali ceri che non solo esse ma anche le corporazioni maggiori dei farmacisti, dei medici, dei forensi, oltrechè il Clero ed il Senato, offerivano alla Madonna. La processione già di sera, fu imposta di giorno, ed anche per ciò perdette della sua gaiezza primitiva.
Lasciando le cerimonie che la ricorrenza avea di comune con altre dell'anno, non è da trascurarne una che rimase nelle costumanze pubbliche ed ufficiali: vogliam dire la visita alle carceri pubbliche della Vicaria. Per lungo volger di anni, anzi per secoli, la fece il Vicerè in gala, con cavalcata della Nobiltà e del corpo del Ministero e del Sacro Consiglio, in carrozze parate di fiocchi e in pompa tutta sovrana. Giunto alle [pg!22] prigioni, liberava carcerati, rimetteva, riduceva condanne, pagava anche per integrum debiti, faceva, insomma, tutto il bene che il cuore in armonia con le esigenze dello Stato gli consentissero. Ma appunto perchè ci andava spesso di mezzo la tasca, i Vicerè non erano sempre teneri di questa funzione: sicchè prendeva il loro posto il Capitan di Giustizia col Presidente della Gran Corte, e i rispettivi giudici e ministri fiscali delle loro corti, insieme con gli algozini armati di verghe e gli alabardieri di lance. Certo non era tutto: ma qualche cosa era, che nelle cause civili confortava di libertà molti infelici, graziati per virtù degli alti funzionarî.
Altro spettacolo le regate, che partivano dalla Arenella e giungevano alla Cala: lunghissimo tratto di mare che dava la misura delle forze fisiche e dell'agilità dei pescatori.
V'erano pure le corse dei cavalli, ripetizione di quelle di S.a Rosalia, per le quali il concorso della gente soperchiava qualunque spazio; v'erano cuccagne di mare e di terra per gare di giovani nel salire antenne verticalmente piantate, o nel percorrerne altre sporgenti sulla spiaggia, entrambe sparse di materia che le rendeva sdrucciolevoli. E v'erano altresì corse di fanciulli a piede libero, e corse di giovani insaccati o impastoiati, prove che suscitavano l'ilarità, ma che riuscivano talvolta pericolose.
In un pensiero, in un affetto si confondevano i cittadini tutti per la solennità della Immacolata.
Il 27 luglio del 1624, sotto l'incubo d'una pestilenza, [pg!23] il Pretore Vincenzo Del Bosco, Principe della Cattolica, avea convocato il popolo e proposto che riconoscesse Maria, pura del peccato originale, liberatrice della Città. Il popolo acclamò fervoroso, ed il Senato si obbligò ad un'annuale festa, la quale poi, sulla fine del secolo, assunse speciale carattere per il così detto voto sanguinario, giuramento formale del Senato medesimo di sostenere, anche a costo del proprio sangue, la verginità della Madre di Dio.
Di questo voto molti si occuparono pro e contro fuori Sicilia, e non benevolmente il Muratori; ma il Senato ed il Clero anch'esso giurò, senza versare una goccia di sangue, per quanto lo sostenesse o lo facesse sostenere a furia d'inchiostro, e rinnovava ogni anno, con costante fervore, la promessa.