XLIII.

L'avvocato Paroletti, uomo di molta erudizione, intese forse d'imitare i cittadini di Oderzo, che nei contratti di vendita usavano la clausola salvo iure putei, salvo il diritto del pozzo, in cui furono nascoste le dovizie della città assalita da Attila. Egli pure nell'istrumento di vendita si riserbò il diritto del tesoro, quando mai si trovasse.

Non sembri tanto strana in Alpignano la diceria del tesoro, che acquistò credito dall'essersene trovato uno davvero nelle vicine terre di Pianezza, come mi osservava il conte Robbio, allorchè nel settembre del 1854 mi conduceva cortesemente a visitare il castello da lui posseduto.

XLIV.

Il pittore Vincenzo Revelli.

Il piemontese Vincenzo Revelli portò a! castello di Alpignano un vero tesoro coll'opera del suo ingegno. Architetto, scultore e specialmente pittore a' suoi tempi salì in molta fama.

Ai servigi dell'imperatore Napoleone I, si mantenne fedele nella prospera e nell'avversa fortuna, sicchè lo accompagnò esule nell'isola d'Elba, ove gli decorò e dipinse palazzo e teatro. Venne creato suo primo pittore al ritorno da quell'isola; ma, caduto nuovamente l'imperiale mecenate, il fido artista reduce in Piemonte fu consigliato di allontanarsi, perchè al Governo d'allora mal gradivano gli amici del Prigioniero di Sant'Elena.

Il Revelli andò a Londra, sicuro asilo ai profughi politici d'Europa, e colà eseguendo molti lavori per commissione, si arricchì grandemente. Ma il nobile artista, preso dall'amore della patria, più che dal desiderio di nuove ricchezze, fra le nebbie del Norte invocava il sole d'Italia, e potè ritornare alla Dora, e chiamando la filosofia al consorzio delle belle arti, si ritirò nel sospirato suo castello di Alpignano.

Egli ne fece sede ben degna d'ogni più splendido signore. Nelle stanze del piano terreno avea raccolto un museo di storia naturale, e nel piano superiore, la parte più cospicua del castello, ornò sale, vestiboli e gallerie di stucchi ed affreschi, di statue e tele dipinte. Tutti lavori del suo ingegno, nei quali si ammira l'artista filosofo, che a principali soggetti elegge le scienze e la morale.

Le scuole diranno che il Revelli fu mediocre disegnatore, più felice nel trovare i concetti che nell'eseguirli; diranno ch'egli traeva grande effetto dal contrasto dei colori, de' quali però abusò, non osservando la gradazione e l'armonia volute dall'arte. Tuttavia, se pongasi mente ai tempi in che visse ed operò fra noi il Revelli, dobbiam pur dire che le sue immaginose invenzioni furono spesso con maestria eseguite.