—Per l'appunto, mi fu risposto.
Domandai se altri opifici di simil genere siano in Italia, e il nipote Brun mi rispose:
—Ve ne hanno altri: presso Alba ed in Settimo nel Piemonte, e a Pontedecimo nella Liguria, ma di minore importanza. Ve n'ha uno a Trieste, un altro a Livorno, ma a vapore; non vasti come questo di Collegno, ove le macchine hanno ciascheduna la forza di 120 cavalli, e si macinano ogni giorno seicento quintali di grano.
—Dunque, io esclamai allegramente fra i due cortesi che mi accompagnavano: dunque il Piemonte oggigiorno è sempre il più solerte operaio nella realtà della vita. Il Piemonte vanta le armi, l'industria e il miglior molino per la macinatura delle farine, come la Toscana vanta le arti, la poesia e l'Accademia della Crusca.
LVIII.
Da un opificio, creazione di menti sane ed operose, passo al più bello ed elevato luogo di Collegno, ad un pietoso ospizio ove sono curati i mentecatti.
Il palazzo di Bernardino Data, tesoriere ducale, fu comperato nel secolo xvii dalla Duchessa Cristina per dar ricetto ai Certosini di Avigliana, cacciati dal lor nido. Nel 1649 i cenobiti entrarono nel sontuoso palazzo, a cui tolsero l'aspetto profano per dargli l'impronta religiosa cogli splendori dell'arte secondo il gusto del tempo.
Nello scorcio del secolo passato, insieme con altri ordini religiosi, fu soppressa la Certosa di Collegno, e fu riaperta ai frati di S. Brunone dopo il 1815; e nel 1852 venne convertita in succursale del Regio Manicomio di Torino.
Diciotto cenobiti nel dì della loro soppressione abitavano quell'ampio edifizio, con eleganti portici, col giardino dell'area di trenta giornate e con un vasto e fertilissimo campo. Ora vi sono ricoverati più di 400 matti, gente operaia e campagnuola in gran parte. Entrai per la bella porta della Certosa d'ordine ionico, fra colonne, statue e cartocci, e fui condotto negli ampi chiostri e sotto gli spaziosi porticati, a visitare il luogo assegnato agli uomini, e quello per le donne, e la stanza delle epilettiche. Nessuno trovai legato: molti degli uomini lavorano nei campi vicini e se n'avvantaggiano di salute e di danaro, e molte donne filano, assistite dalle Suore di Carità.