—Andando nel recinto delle donne, si guardi dalla vecchiaccia che accarezza una tegola e se la stringe al seno e la culla come un bambolino. Ebbene! Colei vorrebbe essere la nutrice di Napoleone I. La poverella è vedova d'un uffiziale Còrso, che militò sotto il primo Impero, ed ha la smania di nutrire gli eroi. Io non posso andare nel recinto delle donne, ma ne ho tutte le notizie. Ella avrà pur veduta fra loro la regina del Borgo del Pallone, che passeggiava un giorno per Torino, vestita di cenci di seta, con piume in capo e un parasole color di rosa, quando fioccava la neve e infuriava la gragnuola. Essa stringe pur oggi lo scettro, che è un vecchio scudiscio, fasciato di nastro bianco e rosso, e ornato in cima di fiorellini. La meschinella si è qui ridotta, o a meglio dire, è stata qui chiusa, perchè i monelli di Torino dandole la baia e facendone strazio l'avevan resa furiosa.

—Infelice!

—Oh sì, infelice!—Oh veda, veda que' due, che vengono in qua a passi gravi e lenti, brontolando e guardando gli altri con atteggiamento di protezione.

—Li vedo.

—Costoro sono i più cari matti del mondo. L'uno di loro pretende di essere Pio IX, e l'altro Vittorio Emanuele II.

—Oh!

—Ma non sono.

—Lo vedo.

—E vorrebbero darla ad intendere a me, anche a me! (e alzava la voce) a me! (e si faceva rosso in viso) a me che sono il Padre Eterno, e dovrò definire le loro controversie!—

In così dire sbarrò gli occhi, rizzossi in punta de' piedi, squassò la testa, e fece stranamente ondeggiare la barba ed il crine.