La storia del Piemonte romoreggia di guerra; e l'augusta Torino dalle altre città italiane si distingue nel valor militare, come nella filologia Firenze, e Roma nella religione.

I Taurini, antica schiatta ligustica, edificarono questa famosa città. Lascio Fetonte, il duce mitologico della colonia ligure, agli archeologi, perchè col lume della filosofia scoprano in esso il vero storico di ardite ed infelici imprese sulle rive del Po, presso alla foce della nostra Dora.

«Guai ai popoli romiti ed anacoreti!» esclamava Gioberti nel suo Rinnovamento; e il popolo subalpino non fu certamente nè romito, nè anacoreta, imperocchè sino da tempi remoti noi vediamo l'animosa Torino travagliarsi in tremende battaglie. Tre giorni di combattimento ella oppose all'affricano Annibale, e si mostrò amica ai Romani, i quali, preponderando Giulio Cesare, qui condussero una colonia, onde da lui Torino prese il nome di Giulia, poi da Augusto fu detta Augusta de' Taurini.

Il sangue del Lazio mescolato a quello dei Liguri preparò sulle sponde della Dora quel maschio e belligero popolo, che dovea più tardi rinnovare i destini d'Italia.

Questa città, continuo bersaglio alle ambizioni dei potenti, si ammaestrò nelle frequenti sventure. Fu distrutta da Costantino perchè aderiva a Massenzio; risorta, fu nuovamente rovinata da Stilicone guerreggiante i Goti. Rifattasi dalle rovine, venne assalita dagli Eruli e dai Borgognoni; vinta dall'Esarca Narsete, fu ritolta all'impero romano dai Longobardi che la fecero seggio d'un loro duca; e Agilulfo e Ragumberto, duchi di Torino, vennero elevati alla dignità reale. Passò dipoi la guerreggiata città della Dora dal dominio de' Longobardi a quello de' Franchi.

La giurisdizione Torinese si estendeva sino al Monginevra ed al Moncenisio. Nel secolo decimo dell'era cristiana una famiglia, creduta d'origine francese, resse la Contea di Torino e la Marca d'Italia. Ultimo di questa famiglia fu Olderico Manfredi II, padre della celebre Contessa Adelaide, che sposò dopo il 1045 in terze nozze Oddone di Savoia, e lasciò quindi alla Real Casa lo splendido retaggio di questa fiorita parte d'Italia.

V.

I Conti di Savoia ebbero il loro seggio in Chambéry, e lo trasferirono a Torino nei giorni di Carlo I sul 1482. Nel secolo XVI la occuparono per quattro lustri i Francesi che la cinsero di fortini più ad offesa che a difesa. Ricuperata per la vittoria di San Quintino, sorse la memorabile cittadella, di cui il mastio si vede tuttavia presso la contrada della Cernaia.

Mentre in Italia le fazioni cozzavano, le repubbliche divise e discordi perdevano le loro libertà, e invano i nostri pensatori e i ministri della carità cristiana coi poeti gridavano ai popoli irosi pace, pace, pace; mentre infiacchite dalle civili discordie le italiche genti si assoggettavano a tiranni domestici e forastieri, i Principi Sabaudi, postisi a sentinella delle Alpi e col pensiero rivolto all'Italia, costanti nel proposito di restituirle il grado di nazione, coll'opera lenta ma ordinata di politico reggimento fondavano quel principato in cui doveansi maturare i nostri generosi destini.

Destreggiandosi i Principi di Savoia fra prepotenti nazioni, videro necessario all'avvenire d'Italia un forte ed agguerrito esercito, e primi nella nostra Penisola, sbarazzatisi dell'incerto aiuto dei capitani di ventura, si crearono un esercito nazionale.