L'esultanza dell'Aporti era il tripudio degli Apostoli di Cristo nel trionfo della fede e della carità. Veramente ogni anima pia si sente commossa visitando il regale asilo de' fanciulli eretto dalle Regine Maria Teresa e Maria Adelaide, ora sovranamente mantenuto dal nostro augusto Re, e con ogni sollecitudine vegliato dal R. Elemosiniere, il teologo cav. Antonio Pavarino, e da cinque Suore di S. Giuseppe di Pinerolo. L'Asilo è situato sotto il tetto dell'istessa Reggia; ed io lo visitai mentre i trecento bimbi ivi protetti, levando le manine, cantavano in versi una preghiera, con cui riconoscenti invocano la benedizione del Cielo sulla Real Famiglia. La preghiera degl'innocenti, portata dagli angeli in cielo, sia accolta dal Dio delle misericordie, e sarà benedizione a tutta Italia!
Visitai eziandio più volte la scuola infantile per gli agiati nella via dell'Ospedale. La fondò lo stesso Aporti, e il conte Carlo Boncompagni continua prosperamente la pia opera, giovando agli agiati ed ai poveri, perchè ogni somma eccedente le spese per quella scuola vien data a beneficio degli Asili aperti agli indigenti.
Visitai pure nella via Oporto l'asilo aperto dalla liberalità del conte Camillo Benso di Cavour. Solerte direttore di quell'instituto è il teologo Pagnone, che in funebre discorso saviamente ne ricordava il benefattore, dicendo: «Una prova che la Provvidenza protegge e sospinge l'opera nostra, si è che le procaccia larghe beneficenze di insigni benefattori. Il conte Camillo di Cavour che desiderò nuove glorie alla Dinastia regnante, non trascurò i tapinelli; ei che mirò a far grande l'Italia, non obbliò i minimi fra i Piemontesi: oltre la tenera pietà che ne sentiva, ben sapeva che il risorgimento di una nazione non è mai stabile e sicuro, ove le masse popolari non siano sufficientemente educate. Quindi egli in vita fu promotore ardente, anzi confondatore de' nostri Asili, e morendo li dotava di una parte delle sue sostanze, che, raddoppiata ancora dal nipote, varrà da sè sola a creare un novello asilo. Questa generosa emulazione fra un testatore e il suo erede, questa nobilissima gara di chi muore e di chi sopravvive è di memorabile esempio, degnissimo di venire dai doviziosi cittadini imitato[39]».
Sia benedetta sempre la instituzione degli Asili infantili! In questo secolo di continue riforme non osi alcuno snaturarla colla smania di migliorare. Ai parvoli negli Asili voglionsi le cure di madre amorevole, non i precetti di faticosa institutrice.
I bimbi abbisognano di affetto più che di studio, di armonie più che di discorsi, come gli usignoletti che ne' loro nidi imparano ad aprire le alucce al primo volo fra il mormorio dei zeffiri e l'olezzo delle rose.
Insomma gli Asili infantili, più che scuole d'istruzione popolare, deggiono essere santuari di carità cristiana.
X.
Niccolò Tommaseo scriveva: «I suoi civili vantaggi deve il Piemonte ai morali suoi pregi; dico, l'austero costume, l'operosità nelle industrie e nelle armi, la riverenza spontanea all'autorità, il docile attento riguardo a ogni luce di bene e di bello da qual mai parte venisse, il culto delle tradizioni, l'esercizio della fede religiosa massimamente nelle opere di carità. Sebbene le città italiane siano più o meno di carità monumenti, e quasi templi edificati a quel Dio ch'è amore; Torino in mezzo a tante grandezze di beneficenza non per tanto grandeggia; e con nuove istituzioni simili corona le antiche, anche in questo più vivamente antica delle altre sorelle, e più veramente moderna[40]». Queste solenni parole io vado ripetendo mentre ricordo le pie instituzioni di Torino. La più grande a quest'uopo ebbe principio ed ordinamento da Carlo Emanuele il Grande e da Vittorio Amedeo II, denominandosi l'Ospizio di Carità. Con esso, con altri somiglianti fondati nelle principali città dello Stato, e colle Congregazioni di Carità estese per tutti i minori paesi, in guisa che nessuno ne fosse privo, intendevasi a sbandire la mendicità vagabonda. Rimangono gli statuti e parte dei loro beneficii, ma l'opera de' fondatori fu monca; onde J. Bernardi disse: «L'opera dei due Principi, incominciata in Piemonte sul principio del secolo decimottavo e intesa a sbandire la mendicità da tutto lo Stato, per isvilupparsi e giugnere al suo maggiore perfezionamento, dovea tener fisso e inalterabile il fine, e giovarsi della esperienza continuata ed intelligente per conseguirla: lo che per colpa dei tempi e talvolta anche degli uomini, che dimenticano ogni passato per far tutto da sè, non accadde[41]».
Oltre il R. Spedale di Carità, Torino ha lo Spedale maggiore di S. Giovanni; quello de' Santi Maurizio e Lazzaro; il Militare divisionario; quello di S. Luigi; il Regio Manicomio; la Compagnia di S. Paolo, che regge le case di educazione femminile del Soccorso e del Deposito, ed il Monte di Pietà: l'Istituto Pio, che soccorre a domicilio i poveri infermi; il Dispensario Oftalmico; lo Spedale della Maternità; la Compagnia delle puerpere; l'Ergastolo; il Ricovero di Mendicità; il Ritiro delle Rosine; l'Istituto della Provvidenza; il Conservatorio delle Sapelline; il Ricetto delle povere orfane; il Ritiro delle figlie dei militari; l'Opera della Mendicità istruita; l'Opera Pia del Rifugio; l'Ospizio de' Catecumeni; il Regio Convitto delle Vedove Nobili; la Compagnia della Misericordia che assiste ai carcerati; la Regia Scuola normale dei Sordo-muti; la Casa di Sant'Anna presso la Consolata; il Regio Stabilimento Ortopedico; l'Istituto di Santa Zita e l'Asilo dei lattanti. Questi istituti insieme considerati hanno il doppio merito di alleviare i dolori della vita e di educare, ed onorano il cuore benefico del popolo Subalpino e de' suoi Principi.