Ora ci piace ricordare Vincenzo Troya, Lorenzo Valerio, Antonio Rayneri, Domenico Berti, e non pochi altri, pei quali dapprima le scuole di metodo qui lodatamente crebbero e s'ampliarono. Nella Università fu creata una cattedra di pedagogica ora occupata dal cav. Antonio Rayneri, che ne fece studio speciale, come si argomenta da' suoi eccellenti cinque libri della Pedagogica; e furono create scuole normali, da cui escono i maestri e le maestre, che deggiono distribuire il pane dell'istruzione elementare in ogni angolo dello Stato. In questi provvedimenti molto fecero in Torino il Governo, il Municipio e i cittadini[37].
Ma a dir vero, il beneficio delle scuole di metodo andò scemando, perchè sorsero fazioni a screditare la savia instituzione, e più ancora perchè non pochi usciti da quelle scuole lasciarono le orme degli insigni maestri di pedagogia, facendosi autori di trattatelli e di sistemi, che intenebrano gl'ingegni de' giovanetti.
Deploro il caos degl'incomposti rudimenti nelle scuole dell'adolescenza, e vado a salutare la luce serena nelle scuole dell'infanzia.
IX.
Scuole Infantili.
Chi di noi non ricorda Ferrante Aporti di Cremona, che fra le fatiche evangeliche e gli studi severi della storia, propugnando ogni maniera di educazione popolare, fu meritamente salutato padre degli asili infantili? Il marchese Tancredi Falletti di Barolo in Torino, primo in Piemonte, fondò asili per l'infanzia, ma non avrebbe bastato a propagarne il culto e il benefizio, senza la voce eloquente e l'opera autorevole dell'Aporti.
Egli in Italia si fece apostolo della pietosa instituzione, e nel 1839 secondo i suoi metodi creavasi in Torino da egregi cittadini la Società delle scuole infantili autorizzata dal Governo. Questa Società provvede ottimamente a sette asili d'infanzia mantenuti dalla carità pubblica.
Altri furono aperti, perchè qui le buone instituzioni progredirono sempre con rara felicità, sicchè i bimbi dell'artigiano e dell'indigente sono largamente beneficati.
Il cremonese promotore degli asili vide che, a far sempre più prosperare la sua diletta instituzione, il popolo prendeva dalla Reggia utili esempi di carità cristiana, e, provando una gioia ineffabile, nel 1853 esclamava sulle rive della Dora.
«Sia gloria al magnanimo Re Carlo Alberto, che le instituzioni infantili incoraggiò ne' primi promotori, gloria alla Regina sua augusta consorte, che ne seguì l'esempio, gloria al Re Vittorio Emanuele, che emulando la paterna generosità, conserva quanto egli fondò, e cogli onori conferiti, indicò luminosamente quanto ami ed apprezzi questa maniera di beneficenza educatrice. Sia gratitudine e riverenza all'augusta Maria Adelaide, che da Regina protegge di affetto efficace codeste instituzioni, che proteggeva da principessa[38]».