Torino vanta l'Accademia Reale medico-chirurgica che si governa col regolamento organico del 18 novembre 1850; la Deputazione di Storia patria creata da Carlo Alberto nel 1833 per tutte le antiche provincie, ora estesane l'azione anche alla Lombardia, e presieduta da S. E. il conte Federico Sclopis, diede ricca serie di storiche pubblicazioni; la Società di Farmacia fondata nel 1852 coll'intendimento di promuovere l'avanzamento della scienza, e sostenere il decoro e la dignità dell'arte; l'Associazione medica, già creata nell'êra costituzionale, e poi estesa dopo il 1859 anche a molte provincie italiane; la Società Agraria instituita nel 1785, alla quale diede non poco lustro il novarese Rocco Ragazzoni. Inoltre Torino vanta il Collegio Carlo Alberto, che ha ben 140 posti gratuiti per giovani addetti a studi universitari, e il Collegio Caccia, licei, ginnasi, e scuole tecniche del Governo e di privati, scuole diurne e serali, ed instituti femminili; e l'Instituto tecnico, fiancheggiato dal nascente Museo industriale, e aggrandito da una scuola normale diretta a preparar maestri per le scuole professionali, testè inaugurato dal Torelli, ministro di Agricoltura e Commercio; e il R. Albergo di Virtù, che sino dal secolo XVI, per generoso provvedimento dei Principi Sabaudi, educa i figli dell'operaio nelle arti e nei mestieri, e che dovrebbe essere al popolo il più utile esemplare di scuole tecniche. Insomma Torino vanta un campo vastissimo, ove dotti maestri con zelo religioso coltivano gli allori delle future generazioni.
Io non entro a discutere intorno ai metodi d'insegnamento usati oggidì nelle scuole superiori e nelle mezzane. Il desiderio di diffondere e accelerare il trionfo della civiltà fece sì, che si moltiplicassero le discipline e i programmi della pubblica istruzione. Dopo fattone sperimento, deggio dire, che non di rado gl'insegnanti mi parvero ridotti alla condizione di coloni obbligati a coltivare ad un tempo e nel medesimo terreno alberi fruttiferi di ogni qualità, la pianticella del cotone e quella del lino insieme col gelso, la dolce canna dello zucchero e la tenera pianta del zafferano, il frumento e il grano turco, senza disgiungere la pastorizia da questo complesso di seminati e di pometi.
Fra tanta baraonda di sistemi si troverà il più conveniente a coltivare colla debita misura le menti de' giovani ed avviarle alla meta desiderata.
In quanto alla parte educativa v'ha parecchi pregevoli collegi e convitti. Degno di particolar menzione è l'Istituto Paterno, il quale sorse su le rovine d'un collegio già diretto dai Fratelli delle Scuole Cristiane, e chiuso per cause abbastanza note. Il nuovo Istituto nel 1863 fu aperto nella via delle Rosine da una Società di padri di famiglia. Ne fu affidata la direzione al cavaliere prof. Giovanni Lanza, che lo governa con molto senno, ben altrimenti da coloro che nella educazione separano gli alunni dalla casa paterna. Egli vuole, che nell'Istituto la Scuola e la Famiglia siano in continua corrispondenza; vuole che i padri si facciano guida e custodia de' proprii figli, coadiuvando e facendosi essi medesimi gl'ispettori e consiglieri. La scuola piglia lena e conforto dalla cooperazione della famiglia, e a vicenda si sorreggono e si aiutano.
Questo sapiente disegno incontrò favore universale; e trecento vispi giovanetti crescono in lieto consorzio nel floridissimo Istituto.
Chi amasse un'accurata relazione delle scuole di Torino, legga il bel libro[36] del cav. Baricco, sacerdote che dice ed opera assai a benefizio dell'istruzione popolare.
VIII.
L'insegnamento universitario e le accademie sono lustro antico delle principali città d'Italia. Ma negli atenei e nelle accademie la scienza rimane come infeudata a beneficare soltanto le classi superiori della civile compagnia. La scienza, sole delle menti, deve essere universale come la luce, e la tenebrosa ignoranza dovrà snidarsi dalle officine degli operai, nè più essere sciagurato retaggio del colono, che per noi dissoda la terra.
A tale scopo la moderna civiltà diede largo impulso all'istruzione popolare. Già Vittorino da Feltre, Guarino il Veronese, Enea Silvio Piccolomini, il Casalanzio e l'Emiliani aveano in Italia sperimentato le scuole del popolo. Succedettero nell'arduo aringo altri valenti uomini nostri e stranieri. I nomi del Loke, del Rollin, del Girard, del Pestalozzi, dell'astigiano Goltieri, del Milde saranno sempre benedetti dagli educatori del popolo; nè meno di quelli saranno benedetti Raffaele Lambruschini e Nicolò Tommaseo, che tanta virtù infusero cogli stupendi loro scritti nei metodi dell'insegnamento.
Le dottrine sparse in que' libri trovarono in Torino campo acconcio a radicarsi e fruttificare, coltivate da maestri valorosi. Il popolo si mostrò disposto a riceverle, imperocchè qui era viva la memoria del sacerdote Ghetto, che nel mezzo del secolo passato sotto i portici e nei chiostri della piazza di S. Carlo, e nella chiesa del monastero di santa Pelagia, radunava nei giorni festivi i fanciulli da lui incontrati nelle vie per catechizzarli. Qui era viva la memoria del sacerdote Giulio Sineo, che ad esempio dell'evangelico Ghetto, ed a continuazione dell'opera di lui, sul principio di questo secolo catechizzava nella chiesa di santa Pelagia in idioma piemontese, e con tale eloquenza, che ad ascoltarlo non soltanto i mendici e gl'idioti accorrevano, ma eziandio i ricchi e i dotti. Era viva la memoria del canonico Clemente Pino, che, un anno dopo la compianta morte del Sineo, nel 1831 apriva nelle sue stanze la Società letteraria, che sì vivamente giovò a diffondere ne' giovani il culto de' buoni studi e delle virtù civili.